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Cinque nomi per il governo di Mattarella

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Roberto Fico, Elisabetta Casellati, Luigi Di Maio, Matteo Salvini o Giancarlo Giorgetti. Per risolvere lo stallo alla messicana il Quirinale pensa di conferire un mandato esplorativo a una personalità istituzionale o un mandato pieno ai leader politici che sono usciti vincenti alle elezioni per realizzare una delle tre ipotesi di governo.

Cinque nomi per il governo di Mattarella

Cambierà la natura del preincarico a seconda di chi lo riceverà ma Mattarella sembra deciso a procedere in assenza di indicazioni chiare da parte dei partiti, ormai prigionieri dello schema Lega-M5S, impossibile da attuare senza Berlusconi in campo. E così il presidente della Repubblica sta per scendere in campo direttamente con una propria iniziativa. Lo farà a metà della prossima settimana, probabilmente fra martedì e mercoledì, appena rientrato a Roma dalla visita a Forlì per ricordare Roberto Ruffilli, ucciso dalle BR. Senza attendere le elezioni in Molise e Friuli Venezia Giulia, che sembravano l’ostacolo più cogente all’accordo di governo.

sondaggi m5s governo
Il sondaggio SWG pubblicato dal Messaggero (13 aprile 2018)

E mentre i sondaggi hanno indicazioni contraddittorie sul consenso ricevuto dai partiti politici, spiega Repubblica che l’ipotesi più forte in campo è quella di un pre-incarico affidato a Matteo Salvini, indicato dal centrodestra, la coalizione più forte. Poi, in caso di rinuncia o fallimento del leader leghista, potrebbe toccare a Di Maio. Mandato insidioso. Il preincarico, infatti, prevede un giro di incontri con i partiti e poi il ritorno al Quirinale per riferirne l’esito al presidente. E tornare al Colle a mani vuote, senza maggioranza, significa giocarsi le chance da premier. Ma sul tavolo di Mattarella c’è anche la carta dell’esploratore, e qui la favorita sembra la presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati, senza escludere però che possa essere chiamato dal Colle il presidente della Camera Roberto Fico.

L’esploratore e l’istituzionale

Quali chances hanno i cinque nomi di arrivare a formare un governo? Pochissime. Ma la mossa del presidente potrebbe contribuire a far cadere i veti tra le forze politiche perché tutti immaginano che in caso di fallimento la via che prenderebbe il Quirinale sarebbe quella di indicare un suo nome per la formazione di un governo di scopo che riporti rapidamente il paese al voto. E Mattarella ne avrebbe nel caso tutte le ragioni, proprio perché avrebbe conferito l’incarico ai vincitori poi tornati a mani vuote.

luigi di maio matteo salvini
Vignetta di El Giva

Secondo Ilario Lombardo, che ne parla sulla Stampa, il MoVimento 5 Stelle preferirebbe che l’incarico arrivasse alla Casellati:

L’equazione che fanno in queste ore ai vertici del M5S è abbastanza logica, e si spiega con una strategia che ruota ancora attorno al fattore tempo. «Dare il mandato a Casellati sarebbe perfetto». Perché eviterebbe un faccia a faccia tra Di Maio e Fico, e leverebbe il leader dall’imbarazzo di dover dire no al suo compagno di partito. Ma l’esplorazione di Casellati sarebbe preferibile anche perché prevedibilmente andrà così, secondo i 5 Stelle: la presidente convocherà i partiti, cercherà di legittimare Silvio Berlusconi, tenterà di tenere assieme il centrodestra con il M5S, per ricevere, alla fine, un sonoro «no» da Di Maio.

E in un certo senso non vedono l’ora di dirglielo, i grillini: per lavare il peccato originale di aver messo una delle guardiane giudiziarie del berlusconismo sulla sedia più pregiata di Palazzo Madama. «Farebbe un giro a vuoto e noi guadagneremmo tempo». I 5 Stelle fanno i conti dei giorni, calendario alla mano: se Mattarella offrisse il mandato a Casellati mercoledì, la presidente impiegherebbe una settimana prima di finire contro il muro del M5S. Sarebbero passate le elezioni in Molise e saremmo a ridosso di quelle del Friuli, il 29 aprile.

L’opzione tempo e il governo alla pari

A quel punto, con le elezioni in Friuli alle porte basterebbe qualche altro giorno prima di sfoderare dal cilindro la soluzione preferita, che per i 5 Stelle per adesso è anche l’unica: un governo Lega-M5S con l’eventuale appoggio di Fratelli d’Italia per rimpolpare i numeri alla Camera e al Senato. Possibile perché il presidente del Consiglio in pectore Luigi Di Maio farebbe a Salvini l’offerta di un confronto alla pari per la spartizione delle poltrone, in cui i due alleati maggiori si prendono tutti i posti (o quasi) così come è successo in Parlamento tra le commissioni della Camera e del Senato.

bacio salvini di maio

Spiega Annalisa Cuzzocrea su Repubblica:

Un governo «tra primi», in cui Matteo Salvini non possa sentirsi in minoranza, in cui le istanze di Lega e Movimento siano tutelate — alla pari — da un contratto con dentro tutto, o quasi. Fino alle variabili. Fino alle virgole. La squadra di ministri presentata prima del voto non esiste più, gli equilibri sarebbero divisi equamente tra Lega e M5S, se il segretario del Carroccio trovasse il coraggio — così la vede Luigi Di Maio — di fare il grande passo lasciando perdere una coalizione che, nell’ottica del capo politico 5 stelle, di fatto non esiste.

Così la partita potrebbe finalmente chiudersi ma questo presuppone l’obiettivo della scomparsa di Silvio Berlusconi dal quadro politico e, quantomeno, la sua non belligeranza nei confronti delle tante giunte regionali e comunali in cui Lega e Forza Italia governano insieme. Con l’intervento USA in Siria come primo punto nell’agenda e le posizioni completamente divergenti di Di Maio e Salvini: il leader 5 Stelle non sapeva bene cosa dire a Porta a Porta qualche giorno fa, Salvini è passato dalle foto con Trump a dire che il presidente degli Stati Uniti è un problema (ben svegliato!). Ci sarà da lavorare per trovare una sintesi politica. E da ridere.

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