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Tutti i complotti delle bambole reborn sui bambini morti in Libia

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Tre bambini sono morti nel Mediterraneo. I soccorsi non sono arrivati in tempo e quei bambini sono morti annegati nel naufragio del barcone sul quale stavano tentando la traversata dalla Libia verso l’Italia. Dopo la notizia sono arrivate le foto dei piccoli corpi senza vita mentre venivano portati a riva. A quel punto i cattivisti quelli che hanno fatto della propria vita una missione di contrastare il buonismo imperante si sono rinchiusi a riccio. La prima reazione è stata quella di non voler vedere quelle foto condivise su Facebook. L’accusa era quella di sciacallaggio. Sul banco degli imputati buonisti e Ong che non mostravano alcun rispetto per la vita umana.

Hanno usato lo stesso set cinematografico dell’ISIS (che poi era quello della NASA)

Di fronte a immagini del genere, hanno scritto alcuni,  sarebbe stato molto meglio tacere, non farle vedere, non mostrarle. Al limite farlo ma solo per dare la colpa agli scafisti (come se non bastasse il fatto che nessuno ha mai difeso quei criminali) invece che portare avanti la propria agenda immigrazionista come da contratto con il temibile Soros. Fortunatamente è bastato poco perché i nostri eroi dell’Internet trovassero non solo il coraggio di guardare quelle foto ma di analizzarne a fondo i pixel.

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Ecco così spuntare le teorie del complotto. È tutta una messinscena hanno esultato con uno sospiro di sollievo. Nessun bambino è morto realmente anzi si tratta di una elaborata manipolazione mediatica. Quelle foto non sono state scattate su una spiaggia libica ma in un comodo e sicuro set cinematografico. Non è morto nessuno e tanto meno sono morti dei bambini. Quello della foto è un bambolotto (oppure un attore molto bravo). Certo, rimane ancora da spiegare come mai di quella “scena” ci siano diverse foto, da diverse angolazioni. David Puente ha infatti mostrato come le foto scattate da Mahmud Turkia da diverse angolazioni siano pubblicate su GettyImages. Altre foto sono state pubblicate da Repubblica. L’UNHCR invece conferma che il naufragio è realmente avvenuto e che sono davvero morti tre bambini.

La teoria delle bambole reborn

Per dimostrare che non si tratta di bambini veri c’è chi ha spiegato che sono “troppo asciutti” per essere dei cadaveri appena recuperati in mare. Ovviamente però non sono stati “appena recuperati” ma è evidente che hanno trascorso un certo tempo a bordo del gommone dei soccorsi che li ha portati a terra. Secondo altri invece il problema è un altro: sono troppo bianchi, troppo biondi e troppo rigidi.

Nel frattempo infatti era saltato fuori un video dell’arrivo dei piccoli cadaveri sulla spiaggia. Era diventata ormai insostenibile la teoria del set cinematografico, perché le “prove” (ad esempio la storia della persona “sospesa a mezz’aria” tra il gommone e la superficie dell’acqua si sono improvvisamente dissolte.

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Ecco quindi che il video diventa “un video di protesta” girato da medici e volontari delle Ong. Insomma si tratta pur sempre di una cosa “finta” che avrebbe lo scopo secondo alcuni di “sensibilizzare” (o di orientare secondo altri) l’opinione pubblica. Chi è in grado di resistere alle toccanti immagini di non uno, non due ma addirittura tre bambini morti annegati? La risposta purtroppo è che nessuno interessa dei bambini morti annegati. Certo, qualcuno ancora si ricorda di Aylan il bambino morto nell’Egeo. Ma chi si ricorda di tutti gli altri?

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Per certe coscienze è decisamente più comodo pensare che quei bambini non siano mai esistiti. Che siano appunto delle bambole molto realistiche.

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A quanto pare infatti è molto facile reperire crisis actor di una certa età, ma con i bambini troppo piccoli è difficile. Meglio quindi usare i soldi di Soros per comprare un paio di bambole reborn che sono molto realistiche. Peccato che nella fretta di allestire la messinscena gli immigrazionisti non si siano accorti che avevano comprato bambole dalla pelle chiara e dalle fattezze “ariane”. Eppure basta guardare il video per accorgersi che non è così.

Vito Di Paola, il candidato M5S che ci spiega il complotto

Una menzione d’onore la merita Vito Di Paola, già candidato consigliere comunale a Padova nel 2014 e nel 2017 per il MoVimento 5 Stelle e che ha tentato la strada della candidatura al Senato alle Parlamentarie su Rousseau. Qualcuno potrebbe pensare che le teorie del complotto contro l’invasione degli immigrati appartengano unicamente ad una parte politica, magari alla Lega o all’estrema destra.

 

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Non è così, perché Di Paola ci tiene a ricordarci che anche nel M5S c’è una buona dose di complottisti. Non era necessario. Il 5 Stelle – che non è mai stato eletto – ci tiene a farci sapere che la responsabilità è tutta delle Ong.

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Come scrive in un post: «Firmato l’accordo sui migranti puntuale come un orologio, pur di fermare Salvini e Di Maio ecco la foto shock dei presunti bambini morti nel naufragio di Tripoli… #FakeNews non fatevi impressionare probabilmente sono manichini ad alta realtà come quelli usati nelle esercitazioni e in molte presunte stragi dell’ISIS». Già, perché anche per le esecuzioni dell’ISIS c’è stato chi dubitava fossero realmente avvenute. Peccato solo che le persone siano morte realmente.

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Ma niente paura, se si può falsificare un attentato si possono falsificare anche certificati di morte.

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Ma qual è lo scopo di tutta questa terribile macchinazione? Secondo Di Paola e molti altri (tra cui anche diverse testate giornalistiche) «non c’è alcun dubbio che si tratti di una messinscena con attori e figuranti per creare polemica contro il Governo italiano che sta bloccando le ONG nel recupero dei migranti economici dalle coste della Libia». Non notate qualcosa di strano? Il giorno prima il nostro eroe era convinto – come tanti – che si trattasse di foto realizzate in un set chiuso. Avevano perfino trovato “le prove”. Ora che è saltato fuori il video invece la scena è stata girata davvero, non su un set, ma tutte le persone coinvolte non sono altro che figuranti. E i bambini? Le “solite” bambole Reborn “troppo rigide” per essere reali. Non sappiamo però quanto siano rimaste in acqua e quante ore siano morte, una cosa è certa, quella rigidità è quella tipica dei cadaveri in rigor mortis. Ma per fortuna c’è chi vigila ed è preoccupato che tre bambini morti possano destabilizzare la nostra democrazia. Su questo ci sentiamo di tranquillizzare tutti quelli che accusano le Ong e i “buonisti” di sciacallaggio: la nostra democrazia è sopravvissuta a stragi peggiori, proprio nel Mediterraneo.

Leggi sull’argomento: L’orrido complotto dei bambolotti dietro i bambini morti in mare in Libia