Economia

Aumento Iva: se tutto va bene siamo rovinati

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Questo non è il governo del Cambiamento: è un thriller ad alta tensione dove chi ci dovrebbe governare è alla continua ricerca del climax della suspense. Più si avvicina la data del voto per le europee più l’esecutivo sente la necessità di fare quattro chiacchiere in libertà sui temi più delicati. Ieri Matteo Salvini è andato a Porta a Porta a ripetere che «è mio dovere superare i vincoli europei che stanno affamando milioni di italiani. Il vincolo del 3% del rapporto deficit-Pil è l’ultima delle mie preoccupazioni». Forse per non sentirsi da meno è venuto il turno di Giuseppe Conte che ha palleggiato con agilità la questione dell’aumento dell’Iva.

Conte: evitare l’aumento dell’Iva non sarà facile

Come tutti sanno, e anche il governo sa visto che è scritto nel DEF, «la lettura della previsione tendenziale deve tenere conto del fatto che la legislazione vigente, come modificata dalla Legge di Bilancio 2019, prevede un aumento delle aliquote IVA a gennaio 2020 e a gennaio 2021, nonché un lieve rialzo delle accise sui carburanti a gennaio 2020». Di quanto stiamo parlando quindi in totale? Per il prossimo anno si tratta di un aumento di 3,2 punti percentuali che porterà la tassa sui consumi al 25,2% ( al 26,5% nel 2021, al 27,8% nel 2022 e così via).

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Il modo per evitarlo ovviamente c’è. È sufficiente trovare 23 miliardi di euro. Bazzecole. La legge di bilancio nota come Manovra del Popolo ha sì sterilizzato le clausole di salvaguardia previste per il 2019 ma ha appesantito quelle per il 2020 di nove miliardi di euro. Nel frattempo però il governo ha intenzione di varare la Flat Tax, manovra che fa lievitare il conto a 35 miliardi di euro. Oggi il presidente del Consiglio e Avvocato del Popolo intervenendo all’Assemblea 2019 Rete Imprese Italia ha detto che evitare l’aumento dell’Iva «non sarà un’impresa facile» spiegando che l’esecutivo sta «lavorando ad un’operazione profonda di spending review e stiamo potenziando il nostro sistema di contrasto all’evasione fiscale». Dopo questa simpatica mazzata Conte ha cercato di tranquillizzare tutti dicendo di «non aver mai messo in dubbio che eviteremo l’aumento dell’Iva».

Conte: riusciremo ad evitare l’aumento dell’Iva

Ammesso e non concesso che Conte non stesse scherzando – purtroppo è già capitato – rimane ancora un mistero il modo con cui il governo pensa di sterilizzare le clausole di salvaguardia. Conte ha parlato di spending review e lotta all’evasione fiscale. Ma né la prima né la seconda sono in grado di generare un gettito così imponente. Perché ormai per la spending review rimangono solo i tagli impopolari, e sicuramente l’attuale esecutivo non ha nessuna voglia di deludere laggente. I dati della lotta all’evasione fiscale – che nel 2018 ha generato 19 miliardi di euro in leggero calo rispetto al 2017 – invece non sembrano sufficienti per coprire le clausole di sterilizzazione dell’Iva.

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C’è poi da dire che la ricetta fornita dal premier non è la stessa della Lega, che invece punta sulla possibilità di fare più debito e appunto di sforare il tetto del 3% nel rapporto deficit/Pil. Le due soluzioni non sono ovviamente complementari, anche perché i continui annunci hanno il poco simpatico effetto di far salire lo spread che oggi ha toccato i Btp/Bund i 290 punti base, il massimo da dicembre 2018. In una situazione come questa rifinanziare il nostro debito pubblico per evitare l’aumento dell’Iva potrebbe tradursi in un’impresa difficile (e in un disastro dal punto di vista dei conti). Ma bisogna essere pragmatici e – anche se il governo non ci riesce – realisti. Tutti questi annunci hanno uno solo obiettivo. Che non è risolvere il problema dell’aumento dell’Iva ma complicarlo, aggrovigliarlo, presentarlo come un’impresa disperata che solo il governo del Cambiamento sarà in grado di portare a termine. Certo, è dal 2011 che i governi riescono a sterilizzare l’aumento dell’Iva, ma a loro non ditelo. C’è infine il piano B: l’Iva aumenterà ma intanto avremo tutti la Flat Tax. E allora godi popolo, soprattutto i ceti meno abbienti che saranno massacrati dalla nuova imposta sui consumi.

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