Economia

Matteo Salvini torna a giocare con lo spread

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La campagna elettorale entra nel vivo e Matteo Salvini torna a far salire lo spread. Ieri il leader della Lega è andato a Porta a Porta a ripetere che «è mio dovere superare i vincoli europei che stanno affamando milioni di italiani. Il vincolo del 3% del rapporto deficit-Pil è l’ultima delle mie preoccupazioni». Potrà essere sforato? «Non si potrà, si deve».

Matteo Salvini torna a giocare con lo spread

Si tratta di dichiarazioni che il Capitano ripete regolarmente in campagna elettorale perché gli servono i voti dei noeuro, i quali prima vengono blanditi quando si stanno per aprire le urne e poi, quando il rito democratico si è compiuto, finiscono per essere o incartati a chiacchiere che spiegano la raffinata strategia della Lega o brutalmente fregati come è successo con Paolo Savona, prima festeggiato perché dal ministero degli Affari Europei avrebbe fatto una guerra tale all’Europa che lévati e poi scoperto a piazzarsi alla chetichella in Consob con tanti saluti e baci.

I cosiddetti “mercati”, però, non sembrano aver mangiato la foglia di un giochino vecchio come l’umanità e continuano a cascarci. E così, ieri lo spread è tornato a impennarsi e lo ha fatto un’ora dopo che le agenzie di stampa straniere hanno riportato le parole del Capitano. Il differenziale, che a metà mattinata viaggiava intorno a quota 275, è cresciuto fino a 284, per poi assestarsi, a fine pomeriggio, a 280 punti, con un rendimento del Btp decennale al 2,72%. Ricorda oggi Repubblica: “Erano oltre tre mesi che il differenziale tra il bond italiano e quello tedesco non saliva a queste quote, dopo la discesa dalle vette dei 325 punti raggiunti in autunno, nel pieno delle tensioni sulla legge di Stabilità”.

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Tweet di Luciano Capone

Il Salvini vincolato che trolla i sovranisti

Per avere l’esatta dimensione della credibilità di Salvini sui vincoli europei bisogna tornare al 5 settembre 2018, quando in un’intervista al Sole 24 Ore lo stesso Salvini annunciò il suo “sì ai vincoli UE” (ovvero a quelli che ieri ha detto di voler superare). Il Salvini vincolato all’UE, come la Secchia Rapita di Tassoni, pesca a piene mani dall’armamentario “eurista” o “eurinomane” che la Lega antieuro aveva promesso di demolire e dimostra che lo spazio per la propaganda politica è infinito quando sei all’opposizione ma si restringe assai quando le aziende del tessuto produttivo dove peschi i tuoi voti ti dicono che trovano difficoltà nell’accesso al credito.

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Poi, a urne chiuse, di solito Salvini cambia idea. All’epoca si scrisse che fu il pressing di Mario Draghi attraverso il braccio destro del Capitano Giancarlo Giorgetti a far retrocedere il Capitano da Rambo a micetto sui vincoli europei. Di certo c’è che l’occasione per non rispettare i vincoli europei è stata rappresentata dalla legge di bilancio appena licenziata dal governo gialloverde nel momento in cui godeva del suo massimo consenso. E sappiamo tutti com’è andata.

Quanto ci costano i giochetti di Salvini con lo spread

Certo, diranno che stavolta è diverso. Ogni volta l’Eterno Ritorno dell’Uguale nella propaganda politica è diverso. E infatti anche oggi La Stampa parla di una strategia ben definita:

L’uscita a favore di un aumento del deficit oltre i limiti invalicabili di Maastricht – che ieri ha provocato parecchio nervosismo sui mercati – è parte di una strategia rivolta all’autunno, quale che sarà lo scenario politico: sia quello di una crisi dell’attuale maggioranza, sia in vista di una Finanziaria la quale – senza l’indulgenza di Bruxelles – costringerebbe il governo ad aumentare l’Iva. Il leader leghista è convinto che il clima in Europa stia cambiando, e poco importa se alcuni dei suoi alleati sono poco inclini a sostenere le ragioni “deficiste” dell’Italia.

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Lo spread ieri (La Stampa, 15 maggio 2019)

Il punto però è che i giochetti di Salvini con lo spread tendono a costarci. Qualche tempo fa  un report dell’agenzia di rating DBRS quantificò in sei miliardi i maggiori interessi da pagare. Ma non vi preoccupate, passata la festa delle urne verrà gabbato il santo come nella migliore tradizione italica. E Salvini spunterà di nuovo dal cesto della biancheria, caruccio e accomodante, per dire la sua battuta: “Sono io, Coccolino”.

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