Economia

A cosa serve la sceneggiata di Di Maio sull’ILVA

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Luigi Di Maio ha lanciato un duro atto d’accusa contro il suo predecessore. Oggi in Aula alla Camera Di Maio ha detto la procedura di gara per l’Ilva è stata un pasticcio. Il ministro dello Sviluppo Economico ha sostanzialmente cercato di dire che se la situazione dell’Ilva non si è ancora sbloccata la colpa è delle “precedenti amministrazioni”. Per noi la legalità viene prima di tutto, ha ribadito Di Maio.

Cosa farà Di Maio con il parere dell’Anac?

Cosa succederà ora a Taranto però non lo può decidere l’Anac che infatti nella sua lettera di risposta ai quesiti del Ministero ha precisato che la decisione di stoppare e annullare tutto resta in capo al ministero, che deve valutare l’interesse pubblico specifico all’annullamento. Questo perché le irregolarità rilevate dall’Anac non sono sufficienti per  La questione è delicata, il governo con Calenda ministro ha già scelto l’offerta di Am Investco (Arcelor Mittal e Marcegaglia) rispetto a quella di Acciaitalia (Jindal, Cassa Depositi e Prestiti, Arvedi e Del Vecchio). Secondo l’Autorità Anticorruzione però il rinvio di sei anni  (al 2023) per la realizzazione del piano ambientale, deciso durante la procedura di gara, è irregolare e avrebbe potuto consentire ad altri competitor di lanciare la propria offerta per l’acquisizione del gruppo siderurgico ampliando così la platea degli investitori.

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A Di Maio ha replicato su Facebook l’ex Ministro Carlo Calenda, sfoderando il parere dato dall’Avvocatura di Stato dal Mise proprio a riguardo dei rilanci e della possibilità di riapertura della gara tesa a conseguire un miglioramento delle condizioni contrattuali proposte da ciascun concorrente. Ad un certo punto Acciaitalia, quando la trattativa era conclusa – venuta a conoscenza dell’offerta di Mittal – portò la propria offerta da 1,2 a 1,85 miliardi di euro. L’Avvocatura di Stato richiama i principi giurisprudenziali e rileva come il commissario straordinario dell’Ilva avesse il compito di individuare l’acquirente a trattativa privata, un procedimento – scrive l’Avvocatura – caratterizzato da notevole elasticità.

Cosa disse l’Avvocatura dello Stato al predecessore di Di Maio

Nel parere dell’Avvocatura viene evidenziato come la riapertura della gara avrebbe comportato  il rischio di una causa da parte del vincitore (Mittal) anche perché mancava l’assenso di Acciaitalia alla richiesta di allungamento dell’efficacia vincolante dell’offerta oltre il termine del giugno 2017. Inoltre l’Avvocatura di Stato rilevava come la riapertura della gara avrebbe comportato o l’impossibilità di rispettare la scadenza del 30 giugno 2017 che avrebbe pertanto resa necessaria l’approvazione di una nuova normativa tesa a prorogare il termine per l’attuazione del piano ambientale. Il che è esattamente una delle contestazioni fatte da Di Maio.

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Il tutto senza contare che riaprire la gara avrebbe chiesto un altro anno di tempo per arrivare all’aggiudicazione. Anno in cui lo Stato avrebbe dovuto reperire le risorse economiche necessarie a garantire la gestione corrente dell’acciaieria che ammontano a circa 360 milioni di euro l’anno. Il tutto per guadagnare cosa? Un’offerta migliorativa di qualche centinaio di milioni di euro? Ma l’Avvocatura aveva detto che sulla valutazione delle offerte non pesava solo la questione dell’offerta economica (che infatti pesa solo per il 50%).  L’Anac ha espresso un parere di segno contrario rispetto a quello dell’Avvocatura. Per Calenda però questo è dovuto al fatto che il MISE non ha inviato all’Anticorruzione tutte le carte, comprese quelle della trattativa (cosa che Di Maio però nega). Il punto in realtà non è chi abbia ragione tra il ministro e l’ex ministro. Il punto è perché Di Maio stia facendo tutto questo proprio ora. È abbastanza evidente che anche se si fosse stabilito fin da subito che il termine per l’attuazione del piano ambientale era al 2023 difficilmente ci sarebbero state nuove offerte.

Quanti sono i gruppi industriali in grado di rilevare l’Ilva e farsi carico delle bonifiche mantenendo i livelli occupazionali? Inizialmente si era presentata solo Arcelor-Mittal, Acciaitalia è del resto in parte una “creazione” di Cassa Depositi e Presititi, quindi in buona sostanza dello Stato, e attualmente si sarebbe addirittura sciolta. Ci sono a questo punto diverse spiegazioni. La prima è quella di prepararsi il terreno per dare la colpa a chi è venuto prima. Il governo potrebbe chiedere l’annullamento della gara, ma dovrebbe poi pagarne le conseguenze sia sul piano politico che su quello economico (e 300 milioni di euro non si spendono a cuor leggero). Potrebbe anche tentare il solito gioco di utilizzare la minaccia di un annullamento per strappare un’offerta più vantaggiosa (per l’ambiente o per i lavoratori, su questo il M5S deve ancora esprimersi). A questo punto però anche Arcelor-Mittal saprà che quello di Di Maio è sostanzialmente un bluff. Per due motivi: gli investitori che partecipavano al principale concorrente di AM Investco Italy non sono interessati a far rinascere Acciaitalia e Di Maio non ha detto che annullerà la gara. Rimane quindi un’ultima opzione: Di Maio sta solo prendendo tempo, solo che lo fa sulle spalle dei lavoratori dell’Ilva e degli abitanti di Taranto.

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