Fact checking

I 5 Stelle che si stracciano le vesti per Sozzani dov’erano quando hanno salvato Salvini?

È successo di nuovo, strillano i pentastellati indignati perché la Casta ha salvato uno dei loro. Ma dove erano tutti questi senatori e deputati quando il M5S si faceva Casta e salvava Salvini da un processo per sequestro di persona? In questi quattordici mesi di governo con la Lega il MoVimento ha perso la verginità su certe questioni, ma qualcuno fa ancora finta di essere illibato

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Con 309 voti contrari, 235 a favore e un astenuto ieri l’Aula di Montecitorio ha negato l’autorizzazione all’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti del deputato di Forza Italia Diego Sozzani. Il risultato della votazione ha ribaltato quello della giunta per le autorizzazioni che a luglio aveva espresso parere favorevole ai domiciliari per Sozzani, con il voto di M5S e PD.

L’indignazione ipocrita del M5S

Subito il MoVimento 5 Stelle ha rivendicato la propria coerenza parlando di “episodio VERGOGNOSO” e di deputato “salvato dal VOTO SEGRETO”. Secondo i pentastellati «il SISTEMA ha colpito ancora una volta, blindando e proteggendo un politico coinvolto in un’indagine sulle sue azioni illecite». Scontata la richiesta di abolire il voto segreto “una volta per tutte”. Perché secondo il 5 Stelle «chi ha votato contro l’arresto di Sozzani dovrebbe risponderne davanti all’opinione pubblica. E invece a causa del voto segreto, non ne risponderà davanti agli italiani».

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Il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano su Twitter ci va giù duro. E tra i “colpevoli” indica Forza Italia, la Lega, Fratelli d’Italia e parte del Partito Democratico: «sul negarsi alla giustizia sono sempre coesi». È il grande ritorno dei cittadini contro la casta, di quelli che non vogliono privilegi contro quelli che nel segreto dell’urna si coprono le spalle. La grande occasione del M5S per dimostrare che dopo l’alleanza con la Lega e quella con il PD loro sono rimasti sempre gli stessi.

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Ed infatti la deputata Vittoria Baldino ci tiene a ribadire che rimane una cittadina prestata alla politica e si dice disgustata quando vede i politici di professione che «si appropriano di privilegi a cui la gente comune non può accedere e che credono siano dovuti».

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Ma è davvero così? Davvero nel M5S sono così diversi? Non serve andare troppo lontano nel tempo per trovare il caso di una ministra (Barbara Lezzi) che si è salvata da una querela per diffamazione invocando l’insindacabilità. Certo, la senatrice Lezzi non era accusata di corruzione e nessuno ne aveva chiesto gli arresti. Al contrario di Sozzani che invece è stato indagato nell’ambito di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia con l’accusa di illecito finanziamento dei partiti e corruzione. Ma il concetto è il medesimo: un comune cittadino non può accedere al privilegio di cui ha potuto usufruire l’ex ministra del Sud così come il deputato di Forza Italia.

Quando il MoVimento 5 Stelle salvava Salvini grazie ai privilegi dei parlamentari

E fa sorridere leggere il tweet della senatrice M5S Bianca Laura Granato che come Di Stefano attacca i vecchi partiti che trovano la coesione quando devono difendersi e scappare dalla Giustizia. E chissà cosa ha votato la senatrice Granato quando in Senato è arrivata la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del senatore e ministro dell’Interno Matteo Salvini in merito alla vicenda Diciotti. Perché il M5S Salvini lo ha salvato prima con un voto segreto su Rousseau (a tutti gli effetti è segreto) e poi con un voto segreto in Aula a Palazzo Madama. Era il 20 marzo del 2019 e il M5S aveva già salvato Salvini in Commissione e sul “sistema operativo”

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I 5 Stelle oggi spiegheranno che i due casi erano differenti. Che Salvini – che era indagato per sequestro di persona, non per aver rubato un vasetto di Nutella – stava agendo nell’interesse dello Stato. Come disse Di Maio non era un “sequestro” perché si era trattato di aspettare qualche giorno in attesa che l’Unione Europea decidesse di aiutarci.

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Addirittura a difendere Salvini scesero in campo il ministro Toninelli che disse che si trattava di una decisione collegiale del Governo. Anche se non c’erano atti formali del Consiglio dei Ministri a dimostrare che non si trattava di una scelta individuale di Salvini. Il Presidente del Consiglio Conte si assunse tutte le responsabilità del caso e si schierò a fianco di Salvini. Eppure nonostante la differenza delle accuse, nonostante da una parte si dovesse rispondere ad una richiesta di arresto e dall’altra ad una mera autorizzazione a procedere la sostanza non cambia. Salvini è stato salvato da un eventuale processo dal M5S così come ieri Sozzani è stato salvato dalla Camera dagli arresti domiciliari. «Come spiegano a chi li vota che loro sono al di sopra della legge, che per loro la legge non vale?» si chiede oggi l’eurodeputato Ignazio Corrao. Non risulta che si sia mai posto il problema quando si trattò di salvare Salvini da un processo ricorrendo a delle prerogative dei parlamentari che sono precluse ai cittadini comuni.