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E anche oggi Zingaretti prende una decisione sull’Umbria domani

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Nicola Zingaretti è il Segretario del Partito Democratico, eppure a volte sembra che quello che succede nel PD non sia un problema suo. È successo con la proposta di legge Zanda per equiparare gli stipendi dei parlamentari italiani a quelle degli eurodeputati. E ancora peggio sta succedendo ora con l’inchiesta sui concorsi ospedalieri truccati della Regione Umbria.

Zingaretti vuole una “bonifica” della politica ma non sa da dove partire?

In un primo momento la reazione di Zingaretti è stata quella giusta, ha commissariato il segretario regionale Gianpiero Bocci, finito agli arresti domiciliari. Ma non ha preso alcuna decisione riguardo la posizione di Catiuscia Marini, presidente della Regione e indagata a piede libero e che secondo la procura di Perugia “in più occasioni” si sarebbe interessata ai concorsi. Dai fascicoli dell’inchiesta sono poi spuntate delle intercettazioni di telefonate tra la Marini e Emilio Duca (direttore generale dell’Azienda ospedaliera) anche lui agli arresti assieme all’assessore alla Sanità umbra Luca Barberini (anche lui PD e dimessosi subito dopo l’arresto). In quelle conversazioni la Marini si informa sulle tracce del concorso per assistenti contabili nella categoria C (le cosiddette categorie protette) messi a concorso nel 2018.

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«La magistratura ha il compito di intervenire con i suoi strumenti per sradicare ogni forma di illegalità» scriveva il 13 aprile sul suo sito il Segretario del PD dicendo che in nome del garantismo bisognava rispettare anche i diritti degli imputati. La politica però – scriveva Zingaretti – ha un altro compito, perché il potere si deve gestire affinché sia al servizio delle persone e non di chi lo gestisce. Serve quindi “una vera rivoluzione” ma anche “una bonifica” della politica e, segnatamente, della classe politica del PD.

Perché Zingaretti dovrebbe dire una parola chiara su Catiuscia Marini

Un discorso semplice, lineare che pur senza cadere negli eccessi forcaioli del giustizialismo richiama alla necessità di una politica pulita e di servizio. Belle parole insomma. Zingaretti però non è  un iscritto qualsiasi, non parlava durante una riunione di sezione. È il Segretario del Partito Democratico e quindi ha anche il potere di prendere delle decisioni. Sull’Umbria a quanto pare la decisione è quella di non decidere. Perché Zingaretti oggi parlando alla Stampa Estera ha detto che a proposito della Presidente Marini: «confido nel senso di responsabilità e nelle valutazioni della presidente Marini perché faccia ciò che è meglio per l’Umbria e la sua comunità».

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Insomma c’è un assessore regionale agli arresti e un presidente indagato ma per Zingaretti la “bonifica” della politica deve partire da altrove. Oppure dovrebbe avvenire proprio su spinta di coloro che sono oggi a vario titolo indagati. Perché il Partito Democratico non ha alcuna intenzione di fare qualcosa. Eventuali  provvedimenti su Catiuscia Marini «non sono all’ordine del giorno», ha dichiarato Zingaretti. Nessuno probabilmente chiede a Zingaretti di fare come fa Di Maio che espelle in diretta Marcello De Vito ma non è nemmeno pensabile che ai bei discorsi su bonifiche e politica dalla parte delle persone non segua nessun provvedimento o atto politico per mettere in atto quei buoni propositi. In questo modo si evita certo di rincorrere il M5S sul suo stesso terreno (e quindi di dargliela vinta politicamente) ma si rischia di dare l’impressione di non essere in grado di decidere. Zingaretti ha davanti ha se solo due opzioni: difendere la Marini dicendo che è solo indagata e che la parola spetta alla magistratura oppure chiederle di dimettersi, per il bene dei cittadini e del partito. Sono due strade difficili, ma scegliere di non decidere non può essere l’alternativa.

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