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L’inchiesta sui concorsi ospedalieri truccati della Regione Umbria

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Un “sistema che andava avanti da sempre” quello con cui sono stati “condizionati e sostanzialmente falsati”, come scrive il gip, da esponenti di primo piano del Pd umbro 11 concorsi per una trentina di assunzioni all’ospedale di Perugia per primari, medici, infermieri e ausiliari fino ad arrivare alle categorie protette. Ed Emilio Duca, direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Perugia, al telefono diceva: “Non riesco a togliermi le sollecitazioni dei massimi vertici di questa Regione a tutti i livelli. Ecclesiastici – omissis- ecumenici, politici, tecnici. Se no a st’ora c’avevo messo le mani sulla gastro… altro che disposizioni di servizio dell’altra volta (…) Tra la massoneria, la curia e la giunta (…) non me danno tregua. E la Calabria Unita”.

L’inchiesta sui concorsi ospedalieri truccati della Regione Umbria

L’indagine ha portato agli arresti domiciliari l’assessore regionale alla Sanità Luca Barberini, il segretario regionale del Pd (ora commissariato da Nicola Zingaretti) Gianpiero Bocci, il direttore generale dell’Azienda ospedaliera Emilio Duca e quello amministrativo Maurizio Valorosi. La presidente della Regione Catiuscia Marini, anche lei del Partito democratico, è invece indagata a piede libero. Per la procura “in più occasioni” si sarebbe interessata ai concorsi.

L’indagine, condotta dalla guardia di finanza, è andata avanti per mesi. Con intercettazioni telefoniche a attività d’indagine a riscontro. Complessivamente sono 35 le persone indagate. A chi doveva superare le prove – scrive ancora il gip nell’ordinanza di applicazione delle misure cautelari – venivano fornite “le tracce d’esame e gli indirizzi della commissione in ordine alle valutazioni da assegnare ai candidati”.

L’accusa ritiene che Barberini abbia interferito in quattro concorsi e in tre Bocci (in passato sottosegretario all’Interno in tre Governi del Pd) che avrebbe anche passato agli altri indagati informazioni sull’indagine e per questo deve rispondere di favoreggiamento. Secondo il gip alla base delle esigenze cautelari per i due c’è “l’abile sfruttamento di un efficiente e solido sistema clientelare e la stabile utilizzazione delle funzioni e del ruolo istituzionale rivestito per finalità illecite”.

Più in generale per il giudice che ha disposto le misure cautelari “dall’insieme degli elementi raccolti deriva un chiaro quadro di abituale attività illecita”. Delineato anche dalle intercettazioni agli atti. “Messaggio da Bocci… vuole gli orali, le domande orali”, dice il direttore amministrativo Valorosi al dg Duca. Quest’ultimo il 9 maggio del 2018 – scrive il gip – “si reca in consiglio regionale e ha un incontro con la presidente della regione Umbria Catiuscia Marini… il Duca riferisce alla Marini di avere le ‘domande’ in vista dello scritto (‘qui ce so le domande, tra quelle lì…sta tranquilla’)”.

Gli otto concorsi truccati

Almeno 8 sono i concorsi manipolati individuati dagli investigatori delle Fiamme gialle e dai pm guidati dal procuratore Luigi De Ficchy, che grazie a intercettazioni telefoniche e ambientali hanno seguito quasi in diretta le assegnazioni dei posti ai candidati indicati dai politici Bocci, Barberini e Marini. Grazie ai dirigenti ospedalieri che li informavano prima sul contenuto delle prove d’esame e poi aggiustavano i punteggi a loro favore. «Gli porto su le domande, sennò come fa?», diceva, prima di andare in consiglio regionale, il direttore Duca. Al quale una componente della commissione d’esame confidava: «Quelli che mi hai dato te(i nomi dei candidati, ndr)li ho dati tutti il massimo…». Scrive il Corriere:

Per l’assunzione di quattro assistenti contabili, Duca e Valorosi si sono trovati a dover assecondare le raccomandazioni dell’assessore Barberini e di Bocci, ma anche della nipote di un dirigente regionale del Pd e della presidente Marini. Dalle intercettazioni del 9 maggio 2018, infatti, risulta che il direttore abbia promesso di consegnare le tracce della prova scritta al vicepresidente del consiglio regionale Alvaro Mirabassi e a Bocci, dopodiché incontra la presidente della Regione:«Qui ce so le domande, tra quelle lì… sta tranquilla», le dice, e secondo gli inquirenti «consegna un foglio al di lei segretario, Valentino Valentini,al quale viene affidato il compito di portarlo a una donna».

“Rischiamo di perdere la Regione”

Carlo Bertini sulla Stampa spiega le possibili ripercussioni dell’inchiesta sulla sanità umbra, che coglie il Partito Democratico durante la ricostruzione del neosegretario:

Zingaretti si trova a gestire una forte scossa di terremoto proprio nel Day After del lancio delle liste per le europee in pompa magna. Con lo slogan del grande rinnovamento e dei nomi che parlano al paese. Un terremoto perché Bocci è stato pure sottosegretario agli interni, insomma una personalità di peso. Che alle primarie si è schierato con Martina dopo aver militato nell’area cattolica del partito fin dai tempi della Margherita.

«E che evidentemente non si aspettava nulla, visto che ieri era tranquillamente in Direzione», raccontano dirigenti che erano ieri al terzo piano del Nazareno mentre parlava il segretario. Lo sconcerto insomma è grande, e sorge pure la domanda: ma non è che cade la giunta e si rischia di perdere pure l’Umbria? I renziani non aprono bocca, meno che meno la sfidante di Zingaretti in tandem con Giachetti, Anna Ascani, vicepresidente del partito eletta come capolista nella regione. «Preferisco non commentare», stop.  Anche i suoi amici renziani non speculano, ma non sono teneri su come andrà alle urne. «Al di là di quello che si dice, non ci sono aspettative di grandi masse di voti in arrivo. Perché i capilista non parlano al paese, non c’è un progetto, c’è solo un calo di gradimento per partiti di governo».

Tradotto, se il Pd andrà così così Zingaretti non se la potrà prendere solo con il caso Umbria.

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