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Il PD, il M5S e l'esilarante vicenda della targa di via dei Giubbonari

via dei giubbonari targa

Via dei Giubbonari torna ad essere la pietra dello scandalo per il Partito Democratico e per il MoVimento 5 Stelle. L’altroieri i magistrati della sezione giurisdizionale della Corte dei conti del Lazio hanno assolto sei dei dirigenti che si sono dati il cambio alla guida del dipartimento Patrimonio del Campidoglio per l’assegnazione del circolo di via dei Giubbonari al Partito Democratico.

Il circolo PD di via dei Giubbonari

Gli spazi di via dei Giubbonari 40 il primo ottobre 1946 finirono infatti, secondo la Corte dei Conti, in concessione al Partito Comunista Italiano con un regolare contratto di locazione stipulato un anno più tardi e rinnovato di volta in volta prima «con dichiarazioni verbali e poi tacitamente». E ora sarà un bel problema per il M5S, che voleva far partire il tour degli sfratti dai locali concessi ai partiti. Per quelli di via dei Giubbonari, lasciato l’ottobre scorso dal PD, non c’è traccia di danno erariale. Ma sarà un bel problema anche per il Partito Democratico.
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Perché il presidente della commissione Trasparenza e consigliere capitolino del PD, Marco Palumbo, commentando la sentenza della Corte dei conti, oggi ha ricordato che a far chiudere il circolo fu Matteo Orfini: “Ringrazio pubblicamente Matteo Orfini per la grande operazione con cui ha chiuso il circolo per non si sa quale motivo, visto che per la Corte dei conti il contratto era regolare e una parte del debito era rientrato. Per fortuna che l’ha chiuso, così ora ci sono gli abusivi di fronte”. Orfini e i suoi avevano fornito più versioni, non sempre concordanti, sulla vicenda.

Il giallo della targa di via dei Giubbonari

Ma nel frattempo è scoppiato un nuovo giallo: quello sulla targa di via dei Giubbonari. Qualche tempo fa la targa venne rimossa su iniziativa della segretaria del circolo Giulia D’Urso, che successivamente ha lasciato il PD per aderire a MDP. All’epoca si sostenne che era sparita o era stata rubata prima che la segretaria facesse chiarezza: aveva incaricato un marmista di rimuoverla e l’aveva fatta custodire, a suo dire, con la famosa iscrizione dedicata al partigiano Guido Rattoppatore nella cassaforte di una banca.
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Ma nella seduta della commissione trasparenza capitolina di oggi, come riporta l’agenzia DIREAngel Marasca, “militante da venti anni del circolo Pd di via dei Giubbonari“, ha detto che la storia è falsa:  “Fin dal 2016 è venuto fuori il tema del portarsi via la targa qualora il circolo avesse chiuso – ha spiegato Marasca – Io conoscendo le intenzioni di Giulia Urso, attuale presidente della commissione cultura del I municipio, ho chiesto alla presidente Sabrina Alfonsi di proteggere la targa. Alfonsi, il 30 ottobre, davanti alla stampa tutta, ha promesso di farlo”. Ma qualcosa cambia nelle prime settimane di novembre “e io vengo a conoscenza – ha aggiunto Marasca – che per il 20 novembre erano già organizzati per portare via la targa con un marmista. Il 18 novembre ho fatto un esposto essendo a conoscenza di queste intenzioni, e mentre ero presso la stazione dei carabinieri mi telefonano e mi comunicano che la targa è stata già portata via”. “La signora Giulia Urso, presidente commissione cultura I municipio, ha rilasciato dichiarazioni ai giornali dicendo che la targa dopo esser stata asportata dal marmista è stata depositata presso la banca Unipol – ha continuato Marasca – Siamo andati in banca e ci hanno detto che la targa non è mai giunta presso il caveau. Secondo noi la targa è stata, in tutti questi mesi, a casa di Giulia Urso che poi, quando ha lasciato il Pd per passare a Mdp ha detto di averla consegnata ai carabinieri, ma noi non gli crediamo”.

Chi ha rubato la targa di marmo di via dei Giubbonari?

I cittadini hanno fatto denuncia quindi e sono partite le indagini ma nel frattempo il sovrintendente Francesco Prosperetti con una lettera, nel prendere atto dell’asportazione “ha invitato il condominio competente a chiudere il buco” ha spiegato oggi Palumbo. Sta di fatto che non esiste un condomino competente poiché lo stabile non è abitato e quindi “oltre al danno anche la beffa del buco su un palazzo storico” sostengono i cittadini. Ma in fondo la questione è più affettiva che altro. “Di Guido Rattopatore non abbiamo nemmeno una foto, vogliamo che la targa sia restituita al quartiere perchè nel 1947 i cittadini si sono autotassati per acquistarla e quindi appartiene a loro”, ha concluso Marasca.
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Qui però è partita la polemica politica. La consigliera del Movimento Cinque Stelle in I Municipio Giusi Campanini ha infatti detto che nella vicenda della rimozione si prefigurano “due reati”: “Il primo è certo – da un palazzo tutelato è stata asportata una iscrizione, un reato penale punito dall’articolo 50 del Codice dei beni culturali prevede arresto da 6 mesi a un anno – e il secondo più discutibile – qualcuno si e’ appropriato di una targa pensando che fosse di sua proprietà – ma passa in secondo piano visto che siamo già di fronte a un reato”.

Un giallo nel giallo 

Ora, a parte che i reati di solito li accertano i magistrati e non certo i consiglieri (e che i reati sono tutti penali), la Campanini sostiene di aver chiesto alla presidente del I Municipio Sabrina Alfonsi di sapere che fine avesse fatto la targa: “Mi ha risposto in Consiglio municipale l’assessore Pescetelli in maniera molto nebulosa dicendo che avrebbe chiesto ai vertici del circolo di informarsi presso la Soprintendenza per sapere come dovevano comportarsi, ammettendo di fatto che la targa l’avevano presa gli esponenti del Pd, ma la risposta non e’ stata messa a verbale. Prosperetti poi nella lettera che ha inviato parla solo di riempire il buco dicendo implicitamente che sapeva che la targa era stata presa da quelli del Pd”. A quel punto “ho inviato una segnalazione al direttore del Municipio, al dipartimento Patrimonio del Campidoglio e alla Soprintendenza statale con preghiera di avviare l’iter di denuncia del reato ma non ho avuto nessuna risposta”.
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Nel frattempo, ha continuato ancora Campanini secondo la DIRE, “il Comitato Targa Guido Rattoppatore ha fatto delle denunce, il 18 novembre al nucleo Carabinieri Tutela beni culturali e il 24 aprile alla Polizia giudiziaria del I Gruppo Trevi. Chi ha fatto la segnalazione ha saputo dai carabinieri che il pm non vedeva alcun reato annunciando in pratica la richiesta di archiviazione, ma la polizia giudiziaria non ha mai ricevuto la segnalazione di archiviazione”. Adesso, ha concluso la consigliera municipale pentastellata, “nessuno risponde del furto della targa, nessuno risponde del danneggiamento di un bene tutelato e nessuno risponde ai cittadini che chiedono il ripristino della targa: appartiene al rione, visto che nel Dopoguerra, era il ’46, ci fu una colletta di cittadini e banchisti di Campo de’ Fiori per donare la targa al PCI. E nonostante l’ordine del 3 febbraio del soprintendente Prosperetti al condominio, che tra l’altro risulta inesistente, di riparare il buco, non è stato fatto neanche quello, il danno c’è e resta davanti agli occhi di tutti”. E soprattutto: la situazione continua ad essere disperata, ma non seria.