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I vegani che festeggiano la morte di Fabrizio Frizzi perché ha condotto Telethon

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«Grazie di tutto Fabrizio», così Francesca Pasinelli, DG di Fondazione Telethon, ha voluto ricordare Fabrizio Frizzi. Il conduttore RAI era infatti stato protagonista di 14 edizioni della maratona tv per la raccolta fondi a favore della ricerca scientifica. «Fabrizio Frizzi è il volto della maratona Telethon» ha scritto Fondazione Telethon su Facebook in un post dove si parla di Fabrizio Frizzi come «uno di famiglia». E non c’è dubbio che – nel suo piccolo – Frizzi abbia fatto molto per sensibilizzare gli italiani sul tema della ricerca scientifica sulle malattie rare. Ma non solo: durante un match de La partita del cuore Frizzi raccontò di aver donato il midollo osseo invitando gli spettatori a fare altrettanto. Ai vegani antispecisti però la morte di Frizzi non fa né caldo né freddo. Anzi in fondo loro sono contenti.

Fabrizio Frizzi è morto? «Allora il esiste il karma»

Frizzi non era un eroe, non ha mai detto di esserlo e probabilmente non ha mai voluto esserlo. Era una persona che – come molte in Italia – faceva il suo lavoro e lo faceva bene. Ma soprattutto era un uomo, un marito, un padre. E a quanto è dato di sapere era gravemente malato. Nessuno potrebbe negare che il conduttore RAI aveva tutte le qualità minime per essere definito un essere umano. C’è però una particolare categoria di persone che la pensa diversamente. Non perché Frizzi abbia qualche scheletro nell’armadio o sia stato coinvolto in qualche scandalo o abuso. Semplicemente per il fatto che ha condotto Telethon. Queste persone si definiscono animalisti, vegani o antispecisti. Avrebbero potuto tacere, in fondo tra una settimana è Pasqua e c’è da avviare la solita campagna contro la strage degli agnelli. Hanno scelto invece di far vedere a tutti quanto poco sono umani.

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Si inizia con il più classico degli insulti. Telethon non piace agli animalisti che la accusano di finanziare ricerche che fanno ricorso alla sperimentazione animale. Di conseguenza anche Frizzi diventa un “vivisettore”, un crudele aguzzino di cagnolini, topi e scimmie.  Esiste il karma, scrive un’animalista che ci tiene a farci sapere (il post è pubblico) che non può avere pena “per chi ha condotto Telethon”.

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Altri festeggiano la morte di Frizzi e fanno “ironia” sul fatto che Telethon non sia riuscita a salvargli la vita: “tutti gli animali negli stabulari che soffrono per niente e tu che promuovevi”.

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Un’altra pietosa vegana nazi-animalista si appella nientemeno che alla giustizia divina e spera che da lassù Frizzi possa vedere le sofferenze che ha provocato in quanto testimonial per Telethon. Per fortuna non potrà vedere i post di questi amorevoli vegani.fabrizio frizzi telethon vegani - 1

Altri non se la sentono di criticarlo troppo. Ad esempio un utente dopo aver sarcasticamente ringraziato Frizzi “per aver contribuito alla sofferenza atroce” degli animali da laboratorio decide di rinfacciare a Frizzi di aver creduto nella ricerca. Ora che la ricerca non l’ha salvato – conclude – chissà se capirà che Telethon “è una truffa”.

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Non tutti sono d’accordo con l’autrice del post che a questo punto ci tiene a precisare il suo punto di vista. Per Frizzi gli animali erano “stracci vecchi da buttare” e “la fine che ha fatto se l’è cercata”. Ecco cosa succede – conclude – a fidarsi delle cure mediche e della “cacca che i medici mettono in commercio”.

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La ricerca scientifica, Telethon, le sofferenze dei malati, il dolore dei famigliari di chi non riesce a guarire, i medici: tutti colpevoli, tutti responsabili delle sofferenze degli animali da laboratorio.

Il cortocircuito mentale degli animalisti da tastiera

C’è qualcosa di affascinante nel guardare quanto odio e quanta violenza sanno esprimere persone che in teoria non farebbero male nemmeno ad una mosca e che predicano il rispetto per le vite di tutte gli esseri viventi. Nessuno escluso. Evidentemente si può fare qualche eccezione quando muore una persona “crudele” come Fabrizio Frizzi. La logica di questi animalisti è così perversa che non si rendono conto che così facendo, e svilendo le sofferenze di tutti quei malati incurabili che ripongono tutte le loro speranze nella ricerca scientifica, di fatto confutano loro stessi. Se ogni vita è importante allora lo sono tutte, non solo alcune. Non si può difendere “la vita” facendo cherry picking tra quelle da tutelare e quelle che invece possono essere mandate al macero.

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I ricercatori ad esempio fanno una scelta: ritengono che la vita di un essere umano giustifichi il ricorso alla sperimentazione animale (che non è la vivisezione). Gli animalisti da tastiera fanno la scelta opposta, ma non riescono ad ammetterlo. Preferiscono parlare di coerenza. I più pacati e meno “ipocriti” invitano al “silenzio” sulla morte di Frizzi. Un utente scrive ad esempio: “Per rispetto di tutti gli animali che ogni cazzo di fottuto giorno muoiono…mi aspettavo da voi almeno il silenzio!!! Non dico il gioire..ma il silenzio!!IL SILENZIO!!!!”.

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Sarebbe stato quasi preferibile gioire, ma va bene anche stare zitti. Perché questo è quello che fanno gli animalisti che non sono ipocriti che stanno “dalla parte di chi soffre e di chi muore”. A meno che non si tratti di Fabrizio Frizzi, un uomo che ha sofferto ed è morto ma per il quale evidentemente non vale la pena sprecarsi perché era “il portavoce di Telethon”. Ci sono poi le bufale vere e proprie di chi dice che gli animali usati per la sperimentazione animale sono “i vostri animali presi e portati via” per essere usati come cavie. E tutto finisce in gloria quando da Frizzi e Telethon si riesce ad accostare le sofferenze degli animali a quelle dei bambini vittime della guerra in Sira.

E alla fine arriva la Nuova Medicina Germanica

Ci sono poi altri che utilizzano la morte di Frizzi per i loro biechi scopi di propaganda antiscientifica. Sono gli adepti della Nuova Medicina Germanica e del medico radiato Hamer. Secondo il teorico delle famigerate cinque leggi biologiche i tumori cerebrali non esistono quindi se Frizzi è morto è per colpa di “una flebo di liquidi” e di conseguenza dei medici.

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Che si tratti di animalisti esagitati che non hanno alcun rispetto per la vita o di profeti di medicine “più vicine all’essere umano” ogni scusa è buona per utilizzare la morte di una persona per fare propaganda. Da una parte ci sono quelli che vogliono farci credere che il conduttore sia morto perché responsabile delle sofferenze degli animali da laboratorio. Dall’altra quelli che vogliono screditare la medicina “ufficiale” e ci spiegano che sono stati proprio i medici ad ucciderlo e che quindi curarsi non serve a nulla. Nel mezzo, fortunatamente, ci sono tante persone normali che hanno fiducia nei medici e che hanno rispetto per il dolore altrui.

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