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Sui vaccini obbligatori il governo sta dalla parte dei novax (e dimentica i bambini immunodepressi)

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Ieri la ministra Giulia Grillo ha presentato le semplificazioni burocratiche per l’anno scolastico 2018-2019 rispetto alle vaccinazioni obbligatorie. La circolare operativa non è ancora stata pubblicata sul sito del Ministero ma in conferenza stampa ne sono stati illustrati i contenuti. In poche parole i figli dei novax potranno andare a scuola mentre i bambini immunodepressi è meglio che se ne stiano casa, parola di ministro.

Il grande favore del ministero della Salute ai novax

Due le novità sostanziali per la fascia 0-6 anni, quella a rischio esclusione in caso di non adempimento degli obblighi di legge (che rimangono in vigore). Il termine del 10 luglio per presentare la documentazione che attesta l’avvenuta vaccinazione «non sarà più perentorio». Inoltre per i minori di sei anni al posto del documento rilasciato dall’ASL può essere presentata una dichiarazione sostitutiva dell’avvenuta vaccinazione. Il prof. Vittorio Demicheli, epidemiologo che ha spesso criticato l’eccessiva (600 milioni di euro su un bilancio di 29 miliardi) spesa per i vaccini che sarà a capo del Tavolo di esperti indipendenti, ha precisato che «in alcuni casi, varrà anche l’autocertificazione che attesti l’avvenuta prenotazione alla Asl per effettuare le vaccinazioni»; non è chiaro però in che modo dovrà essere prodotta (basterà una telefonata oppure serviranno raccomandata e Pec?). La ministra ha inoltre aggiunto che «la mancata presentazione entro i termini di legge non comporta la decadenza dell’iscrizione».

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Insomma la circolare depotenzia il più possibile la legge 119/2017 (in attesa che il Parlamento approvi la nuova legge, probabilmente basata sul DDL Taverna) dal momento che consentirà di entrare a scuola anche senza la presentazione della certificazione. I genitori novax che non vogliono e non possono presentare la dichiarazione sostitutiva (perché dichiarerebbero il falso e quindi commetterebbero un reato) hanno la possibilità di presentare «la richiesta di prenotazione delle vaccinazioni non ancora eseguite, che sia stata effettuata posteriormente al 10 giugno 2018». Ed è questo l’aiuto più grande agli antivaccinisti che già durante lo scorso anno scolastico avevano prodotto autocertificazioni, attestazioni di prenotazioni di colloqui informativi e di appuntamenti vaccinali (ai quali però immancabilmente non si presentavano).

Nelle regioni con l’anagrafe vaccinale la “semplificazione” non serve

La circolare del Ministero della Salute estende così la procedura semplificata prevista per Regioni nelle quali l’Anagrafe Vaccinale è già stata istituita alle Regioni che non l’hanno ancora istituita. Le regioni italiane che hanno già un’anagrafe vaccinale informatizzata sono Veneto, Lazio, Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Liguria, Sicilia, Valle d’Aosta e le Provincie Autonome di Trento e Bolzano. In queste regioni (ricordiamo che il Veneto è una di quelle più complicate da “recuperare” avendo abolito completamente l’obbligo nel  2008) le famiglie non hanno alcun bisogno di produrre alcuna documentazione perché i documenti necessari alla verifica vengono trasmessi dalle ASL agli istituti scolastici.

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Lo stesso Ministero riconosce che la legge Lorenzin ha prodotto un aumento della copertura vaccinale, anche se siamo ancora al di sotto della soglia del 95%

La ministra, che durante la conferenza stampa ha minimizzato il ruolo della ricerca di Wakefield nella formazione delle opinioni dei genitori esitanti ricordando come «già cento anni fa» ci fossero persone che erano contrarie alle vaccinazioni per motivi ideologici o “filosofici” (constatazione davvero confortante dal punto di vista della crescita della cultura scientifica) ha spiegato che quello pubblicato oggi è un atto di “alleggerimento amministrativo” e di “tolleranza burocratica” nei confronti dei genitori. Genitori novax, si intende.

Per il ministro Bussetti gli immunodepressi hanno alternative per studiare e quindi i novax non sono un problema

Secondo la Grillo la legge è stata fatta male (eppure funziona), ma la circolare che dovrebbe semplificare le cose dal punto di vista burocratico finisce per creare un grande pasticcio perché consente di evadere l’obbligo vaccinale anche se il tema non viene minimamente toccato. Il coordinatore del nuovo Tavolo di esperti indipendenti De Micheli ha affermato che i genitori che «rifiutassero definitivamente la vaccinazione dei figli ai fini della frequenza scolastica andrebbero incontro alle sanzioni al momento previste dall’attuale legge, ed i loro figli andrebbero incontro all’esclusione della frequenza scolastica». Rimane il problema che non è chiaro in che modo si procederà ai controlli visto che saranno “a campione”.

Ma che ne sarà dei bambini immunodepressi, ovvero di quelli che per ragioni di salute non possono vaccinarsi? Si troveranno in classe bambini non vaccinati e quindi potenzialmente portatori di malattie anche mortali (nei primi cinque mesi del 2018 sono stati registrati 1.716 casi di morbillo e 4 decessi). Rispondendo ad una domanda del giornalista di RaiNews 24 Gerardo D’Amico sulla sorte di questi studenti più “fragili” il ministro dell’Istruzione Bussetti ha dato una non risposta spiegando che la scuola italiana già prevede delle soluzioni per i ragazzi malati come la scuola in ospedale o la scuola parentale «forme di organizzazione che consentono ai ragazzi di seguire il loro percorso scolastico come se fossero in aula senza abbandonarlo». Non si capisce se Bussetti non ha capito la domanda oppure se sta proponendo di fare quello che già propose la senatrice M5S Elena Fattori. Ovvero di tenere a casa i bambini malati fino a tre anni. Curiosamente proprio la Fattori oggi, nel fare gli auguri alla compagna di partito perché presto diventerà mamma, prende le difese dei bambini immunodepressi scrivendo «le auguro anche che tutti quelli che firmano l’autocertifIcazione dichiarino il vero così potrà portare il suo bimbo al nido senza patemi d’animo». Tempo fa invece la Fattori raccontava la malattia di suo figlio per spiegare alle mamme che i bambini immunodepressi andavano tenuti a casa.

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Allora perché non educare allo stesso modo i figli dei novax? Perché ghettizzare alunni solo perché lo Stato non vuole prendere delle decisioni per tutelare la loro salute e il loro diritto allo studio? Il ministro forse ignora che non tutti i bambini malati di cancro o di leucemia sono costretti a stare in ospedale, alcuni possono andare a scuola, a patto che frequentare la classe non metta ulteriormente a rischio la loro già precaria condizione di salute. Per il Governo a quanto pare la soluzione è tenerli a casa, così i novax potranno continuare a coltivare i loro “legittimi dubbi” e il loro rifiuto ideologico e antiscientifico alle vaccinazioni.

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