Economia

L'accordo sulle trivelle mette a rischio 6 miliardi di investimenti

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Sei miliardi di investimenti a rischio. Questo, secondo le aziende del settore, può essere il costo finale dell’accordo sulle trivelle tra Lega e M5S che ieri ha portato all’emendamento nel DL Semplificazioni. Un risultato che è frutto soprattutto del dietrofront della Lega e che le aziende del settore “Energia Nazionale”, pronte ad acquistare spazio sul Fatto e su La Verità per spiegare le loro ragioni ma incapaci di battersi in campo aperto dovevano aspettarsi: la pressoché totale assenza della problematica dei posti di lavoro e degli investimenti sui giornali ha consentito al leader della Lega di giocarsi la questione delle trivelle per riprendersi quella, più importante politicamente, della TAV. E così le aziende del settore sono rimaste con il cerino acceso in mano. Il retroscena del Messaggero:

Il combinato disposto della moratoria delle attività upstream, nonché dell’aumento dei canoni può far venir meno, spiegano le aziende del comparto, la«redditività minima per molte delle attività in corso». Contrariamente alla finalità dichiarata dell’emendamento di accrescere le entrate con l’aumento del canone di concessione, la rinuncia ai cosiddetti titoli minerari porterebbe non soltanto a una diminuzione dei canoni effettivamente percepiti, rispetto alla cifra teorica di 50 milioni di euro, ma anche minori royalties e imposte con conseguente riduzione di gettito per lo Stato.

Si stimano, dicono gli esperti del settore, nei prossimi anni minori investimenti per oltre 400 milioni e una diminuzione delle entrate per le casse pubbliche (tra tasse,contributi e royalties) per circa 110 milioni per anno. Ma se si estendono i vincoli introdotti dall’emendamento anche al caso di mancata proroga delle concessioni in essere nelle aree considerate non idonee, verrebbero a mancare investimenti e spese di esercizio per circa 6 miliardi e si registrerebbe una diminuzione delle entrate per le casse dello Stato per oltre 300milioni per anno.

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Trivelle, l’emendamento e l’Air Gun (Il Messaggero, 25 gennaio 2019)

Forte, ovviamente, anche l’impatto sull’occupazione. Soltanto in Emilia-Romagna, tanto per fare un esempio,lavorano più di dieci mila addetti riconducibili all’industria upstream e sono presenti quasi mille aziende che generano un indotto che supera i centomila lavoratori. Ma non bisogna dimenticare poi l’impatto negativo sulla bilancia commerciale a seguito della riduzione della produzione nazionale di idrocarburi a favore,ovviamente,delle importazioni dall’estero.

A tal proposito basti ricordare che nel 2018 la fattura energetica per l’Italia è stata di circa 40 miliardi di euro. Nello stesso anno la produzione domestica ha contribuito al miglioramento della bilancia commerciale con un risparmio complessivo sulla bolletta energetica di circa 3,1 miliardi. Risparmi che andrebbero in gran parte perduti con la nuova regolamentazione.

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