Economia

Perché il tribunale ha dato l’ok al concordato ATAC

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Ieri il Tribunale di Roma ha dato l’ok al concordato ATAC: una decisione non scontata vista la bocciatura del primo piano proposto dall’azienda con i consulenti da 12 milioni di euro e la situazione di sempre maggiore difficoltà in cui versa l’azienda, che dovrà anche fronteggiare il parere negativo di ANAC e Antitrust al rinvio della gara per il servizio pubblico a Roma, pietra miliare del piano presentato dall’azienda. Ma oggi Repubblica Roma ricorda anche altro, ovvero che la novità determinante che ha portato all’approvazione del concordato, ufficializzata ieri con decreto dal tribunale fallimentare di Roma, è la rinuncia del Campidoglio a riavere indietro i suoi crediti nel breve periodo. Denari che non sono né di Virginia Raggi né dell’Assemblea capitolina, ma della comunità. E di cui avevamo già parlato all’epoca della decisione della Giunta Raggi dopo la bocciatura del primo piano.

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La delibera ha infatti modificato il regolamento degli strumenti finanziari e partecipativi di ATAC. In particolare il Comune, con un voto a maggioranza, ha autorizzato la sua partecipata, nell’ambito del procedimento del concordato preventivo in corso, a soddisfare in via preliminare i creditori ordinari e i fornitori dell’azienda “in precedenza rispetto al Comune di Roma”, che quindi sarà l’ultimo ente ad incassare i suoi crediti verso ATAC. La precedente versione del testo prevedeva la dicitura “di pari passo al Comune di Roma”.

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Il tribunale fallimentare e il concordato ATAC (Corriere della Sera, 24 marzo 2018)

Nello specifico il nuovo testo recita che “il diritto ai proventi dei titolari degli SFP Atac sorge a seguito del preliminare soddisfacimento da parte della società dell’onere concordatario e del primo riparto, rappresentato dal pagamento di una percentuale complessiva pari al 61% dei crediti chirografari (ovvero quelli vantati dai creditori garantiti da un documento sottoscritto dal debitore, ndr) nonché consiste nel diritto di ricevere, in precedenza rispetto al Comune di Roma, una percentuale ulteriore rispetto a quella conseguita tramite l’onere concordatario e il primo riparto, attraverso la distribuzione dei proventi distribuiti fino al raggiungimento di una soglia pari al 39% del credito chirografario e dunque fino al raggiungimento tramite onere concordatario, primo riparto e secondo riparto, del 100% del valore nominale del credito chirografario“. Il Comune vantava un credito di circa 500 milioni nei confronti di Atac. La metà di questa somma è stata già accantonata nell’ultimo rendiconto. Quindi dovrà arrivare a breve un secondo accantonamento di circa 250 milioni. E quando finiranno di tornare questi soldi al Comune, secondo il piano? A fine aprile si parlava del 2055 come ultima rata, cominciando dal 2035.

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