Economia

Il concordato ATAC è un fallimento da 12 milioni di euro

ATAC sindacato M5S

Il tribunale fallimentare ha definito inidoneo il piano di ATAC per il concordato e ha dato tempo alla municipalizzata romana dei trasporti fino al 30 maggio per correggere i tantissimi rilievi dei giudici alla contabilità presentata dall’azienda. La bocciatura dei conti e dei piani di rientro proposti dai manager che hanno studiato il dossier è netta. Antonino La Malfa, Lucia Odello e Luigi Argan prescrivono ad ATAC una serie di correzioni per poter essere ammessa al concordato, sottolineando che, così com’è, il piano presenta «profili di inammissibilità»: carente sotto il profilo delle soluzioni per i creditori, superficiale nella prospettazione degli scenari e generico negli «strumenti previsti per il recupero dell’efficienza». Scrive il Corriere Roma:

Una serie di buchi che ha innescato già dalla tarda serata di giovedì un confronto duro tra il Campidoglio e i consulenti che pesano oltre 12 milioni di euro sulle casse della partecipata dei trasporti: Marco Costantini, il commercialista «attestatore» del concordato, la Reag -Real Estate Advisory Group srl che ha fatto la stima degli immobili, e l’avvocato Carlo Felice Giampaolino, superconsulente che, quindi, dovrà correggere e integrare il piano in tempi brevi per evitare che l’azienda precipiti nel default.

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Il tribunale fallimentare e il concordato ATAC (Corriere della Sera, 24 marzo 2018)

Quali sono i problemi segnalati dai giudici? La procura aveva messo «in dubbio la correttezza dell’analisi condotta dalla proponente sulle cause della crisi economica», con un accento sulla «genericità degli strumenti previsti nel piano industriale per il recupero dell’efficienza». I giudici hanno chiuso il cerchio: «Il Collegio – si legge nel decreto riportato dal Sole 24 Ore – all’esito dell’esame della proposta del piano» ritiene «che occorra sentire il legale rappresentante della società proponente, il redattore del piano e l’attestatore per chiarimenti ed eventuali intregrazioni al piano ed alla attestazione».

Per il collegio «non sono sufficientemente chiari i motivi per i quali dovrebbero significativamente aumentare i ricavi del traffico (vendita biglietti) in un quadro, nei primi due anni, di sostanziale rigidità dell’offerta e di domanda del servizio». Aggiungono che il «dedotto incremento dei ricavi pubblicitari non è supportato da alcun elemento concreto che possa avvalorarne l’effettivo realizzo».

Poco chiari anche i tagli ai costi: «La riduzione muove da premesse concrete ma non individua, con specificità, in cosa consistano gli interventi in programma». «Del tutto insufficiente e inidonea» a fornire il reale valore dei beni pure la perizia sulla vendita nel 2021 di terreni e fabbricati per 91 milioni di euro. Così come le stime sul valore di bus e magazzino e la perizia sul valore dell’avviamento. In sintesi: il piano è da riscrivere.

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