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Anche #Torinodicebasta

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E il sabato dopo la protesta di Roma, anche Torino scende ora in piazza contro una sindaca grillina accusata di inconcludenza. Sull’esempio di #romadicebasta ma anche stimolata dalla mozione No Tav approvata dal Consiglio Comunale espellendo l’opposizione, #torinodicebasta è stata convocata a tamburo battente per sabato 3 novembre. Piazza Castello alle 10. Come per #romadicebasta, per #torinodicebasta si parla di una manifestazione nata dal basso e diffusa via Social. Apolitica, anche se non antipolitica.

Anche #Torinodicebasta

Niente bandiere o simboli di partito, ma il tricolore e il cartello “Torino dice basta”. “Le persone dovranno essere vicine, fianco a fianco, in file, girotondi e solo stando insieme il nostro messaggio sarà ‘completo’, continuo e forte!”. In più, rispetto a #romadicebasta, #torinodicebasta si propone non solo come sit in, ma anche come girotondo. In meno, non c’è il comitato delle sei donne che a Roma aveva messo la faccia. L’iniziativa è infatti nata da una pagina Facebook che si chiama ChiaraAppendinochefacose: chiaro riferimento al personaggio di Ecce Bombo di Nanni Moretti, che giusto una quarantina di anni fa mascherava la sua inconcludenza ripetendo “vedo gente, faccio cose”. “Cinque persone che si erano incontrate sui Social appunto commentando l’operato della sindaca, e che avevano deciso di continuare il discorso su quello spazio, Avevamo visto che per quei post sulla Appenino la gente incominciava a seguirci”. Più goliardia che vera opposizione politica, insomma. Ma a Torino le cose si sono fatte talmente pesanti che dai cinque viene appunto una precisa richiesta di anonimato. “Ci sono rischi”, ci spiegano. Non sono peraltro solo loro a muoversi. Pure come risposta immediata al voto No Tav è nata un’altra pagina Facebook “Sì, Torino va avanti” che in cinque giorni ha subito raccolto 28.000 iscritti. Su Change.org l’esponente di Forza Italia Bartolomeo Giachino ha a sua volta lanciato una petizione Si Tav che ha raccolto 38.000 firme. E un’altra manifestazione ancora starebbe venendo organizzata dalle categorie produttive. “Ci siamo mossi in due giorni”, dicono i promotori. “Dopo questa prima iniziativa vorremmo infatti farne una seconda per il 10 novembre, cercando di tirare dentro anche altre associazioni”.

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Il no alla Tav dopo quello alle Olimpiadi viene percepito come il segnale di un problema più generale. “La cultura a Torino non funziona più”, denunciano i promotori della protesta. “Hanno cancellato tutti gli eventi. Torino sembra una città morta. I locali non funzionano più come prima, c’è il divieto di alcol dopo le 21. Non c’è più niente a Torino”. “Dopo il no alle Olimpiadi il no alla Tav rappresenta per Torino un altr danni gravissimo. Torino ha bisogno di crescere, non di rimanere indietro. Su Torino c’è stato un preciso scambio di merce tra Cinque Stelle e Lega. No alle Olimpiadi e no alla Tav in cambio del via libera alle posizioni di Salvini su immigrazione e sicurezza. Ma così ne vengono danneggiati i cittadini di Torino. Ci sono almeno 430 persone che perderanno i lavoro se la Tav non andrà avanti”. Insomma, “la Appendino le uniche cose che può rivendicare spacciandole come sue sono alcune cose fatte dalla giunta passata. Ma noi siamo stanchi di essere fermi e di rimanere indietro”.

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