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Cosa succede se una TAV irresistibile incontra un Toninelli inamovibile

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Il ministro Danilo Toninelli si vanta di essere un paladino No Tav, lo definisce un «bidone inutile», fa un video in cui si scatena contro «il partito del cemento», ma non si dimette anche se oggi il governo italiano dirà di sì all’Alta velocità. E anche se Matteo Salvini continua a chiedere le sue dimissioni, come è successo nell’incontro di ieri a sorpresa con Luigi Di Maio.

Cosa succede se una TAV irrestistibile incontra un Toninelli inamovibile

E, soprattutto, anche se sono molti grillini a chiedergli un passo indietro dopo che ha trasformato il M5S nel partito del cemento dando autorizzazioni a destra e a manca su opere che il MoVimento 5 Stelle aveva aspramente contestato. Danilo resiste, resiste, resiste come su una nuova linea del Piave e intanto continua a fare giochini. Come quelli che racconta oggi Tommaso Ciriaco su Repubblica:

Ce l’hanno con Di Maio, in queste ore. Soprattutto i senatori vicini a Fico e Di Battista. Quelli della prima ora che ancora si sentono con Grillo. E i piemontesi alla Airola. Su WhatsApp chiedono una sola cosa: «Guerra senza quartiere alla Torino-Lione». E hanno un piano. I rivoltosi chiedono al ministro Danilo Toninelli, quello che doveva dimettersi piuttosto che accettare la Tav -e invece adesso promette di «andare avanti a testa alta» – di non firmare i prossimi «atti necessari» per proseguire nei lavori. Di rifiutarsi già oggi, negando l’autografo sulla manifestazione d’interesse del governo italiano.

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Ma lui firmerà. E allora i frondisti minacciano di replicare la protesta dei deputati, di non votare il decreto sicurezza che sta per approdare al Senato. «Facciamolo passare con i voti determinanti di Fratelli d’Italia», propongono. Sarebbe un antipasto di crisi.

Il giochino di Toninelli per non firmare la TAV e farla andare avanti lo stesso

In realtà il ministro non firmerà ma la cosa non avrà alcun effetto. Spiega infatti Alessandro Trocino sul Corriere della Sera che oggi dovrebbe partire la lettera per il via libera alla Tav con la firma del MIT, grazie a un escamotage:

Toninelli si è rifiutato di firmarla ma si è trovato un escamotage: partirà da una direzione del Mit (Sviluppo territorio, programmazione e progetti internazionali), «su impulso della presidenza del Consiglio». Senza la firma del ministro. Che ieri in una diretta social ha parlato del partito del cemento, facendo infuriare Salvini. Per il ministro delle Infrastrutture la Tav «è un bidone che è stato fragorosamente bocciato». Nonostante il fragore, il via libera ci sarà. Gran confusione anche sulla via parlamentare annunciata. I 5 Stelle stanno valutando se fare una mozione o una risoluzione.

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Sul tavolo in teoria ci sarebbero le dimissioni del ministro. Nella pratica, spiega La Stampa, ma quando vuoi che ci caschi un M5S a dare le dimissioni quando questo bengodi di governo chissà quando tornerà:

Molti uomini della cerchia più ristretta consigliano da tempo a Di Maio di costringere Toninelli all’addio. Il leader sperava nella Tav. Quale migliore occasione per far uscire il ministro a testa alta? Dimettendosi «uscirebbe da eroe e salverebbe la faccia al M5S». Invece oggi si limiterà a far firmare un dirigente la lettera che annuncia all’Ue la volontà di proseguire l’opera. Ma resterà al suo posto, anche lui in attesa di capire se dal Parlamento arriverà una mozione o una risoluzione del M5S, che farà da pura scenografia contro la Torino-Lione

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