Opinioni

Resistere, resistere, resistere

Qualche giorno fa Borrelli è morto. Sicuramente è il simbolo di un’epoca. L’urlo di Borrelli “ resistere resistere resistere” a canali unificati segnò probabilmente la fine della Prima Repubblica, quella della sconfitta militare nella seconda Guerra Mondiale, quella nata dopo la Resistenza, quella di Don Camillo (la DC supportata dagli USA) e Peppone (IL PCI altrettanto generosamente supportato dalla Unione Sovietica), quella del boom economico, delle convergenze parallele e del compromesso storico, del terrorismo delle Brigate Rosse, della decadenza etica ed economica ma soprattutto della decadenza di una classe politica la cui azione era concepita solo su logiche tangentizie.

La crisi della Prima Repubblica era sicuramente inevitabile: la caduta del Muro aveva cambiato gli equilibri geopolitici. L’Italia era stata sostituita da Israele come sentinella fra i paesi arabi. Inoltre l’Italia, soprattutto con Craxi, si era permessa il lusso di esprimere una linea politica non appiattita agli USA (vedasi Sigonella) come avrebbe dovuto fare un paese duramente sconfitto. Lo strumento della fine della I Repubblica fu Mani Pulite che avrebbe dovuto fra transitare l’Italia dall’era pentapartitica ad un governo catto-comunista Occhetto-Segni e ad una parziale spoliazione delle ricchezze Italiane (le famose privatizzazioni per i soliti noti, vedasi caso di Telecom e Monte dei Paschi). Questo piano fallì, perché come nel caso della Trilogia delle Fondazioni di Asimov apparve l’imponderabile. Nel caso di Asimov, il Mule, nel caso italiano il Cavaliere (Oscuro?) che entrò in campo percependo l’insoddisfazione del Popolo Italiano che non era chiaramente entusiasta del governo unico trimurtico che si stava profilando, basato sull’ ex-DC (Martinazzoli e Segni) sull’ex-PCI (Occhetto) e sull’immancabile Vaticano. Berluska, non si sa quanto consapevolmente, ebbe il merito di mettere in moto una democrazia fino ad allora ingessata (rientrarono in gioco i post fascisti del MSI, entrarono in gioco forze nuove come la Lega) e, de facto, introdusse una democrazia non più partitocratica ma una democrazia basata sul carisma del leader.

raffaele cantone

Di fronte a questi cambiamenti imprevisti, Borrelli lanciò il suo urlo e Oscar Luigi Scalfaro mise il suo sigillo. Così nacque una seconda repubblica che potremmo definire giudiziaria e che, a mio parere, rappresenta un unicum nella storia mondiale. Montesquieu parlava della suddivisione dei poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario) ma è chiaro che in Italia, da Mani Pulite in poi, è stato il potere giudiziario a dominare sugli altri due. Le conseguenze del dominio del potere giudiziario non equilibrato dagli altri poteri non è stato (come uno poteva aspettarsi) una lotta maggiore alla criminalità ma un proliferare di procedimenti giudiziari inutili. Più del 50% delle persone coinvolte in un processo sono assolte in primo grado (vedasi la Condanna degli Innocenti, il Foglio 29/1/2019). Più della metà degli “imputati” hanno subito, ingiustamente, la gogna di un procedimento penale. Nel mio ambiente, l’Università, conosco molti colleghi che sono stati inquisiti ma non conosci nessuno che non sia stato assolto in primo grado. Questa stessa impostazione è avvenuta in ambito di procedure. Al fine di combattere la corruzione, sono stati richiesti a tutti quelli che partecipavano a gare pubbliche e a commissioni una burocrazia documentale fuori da ogni misura di logica e ragionevolezza. Come nel caso giudiziario, a giudicare dalle statistiche, questa mole di burocrazia inutile e soffocante, non ha ridotto la corruzione ma ha scoraggiato gli investitori, con l’Italia che, da quando c’è la repubblica giudiziaria, cresce pochissimo rispetto a tutti gli altri paesi. Io credo che il successo dei partiti populisti rappresenti la volontà del popolo italiano di voltare pagina. Di uscire dalla repubblica giudiziaria che ha governato in Italia gli ultimi 25 anni. Si vuole tornare alla separazione dei poteri e all’equilibrio fra essi. Le dimissioni di Cantone dall’Anac (per mutate prospettive politiche) potrebbero essere indicate in un prossimo futuro come il segnale spartiacque fra la seconda e la terza repubblica esattamente come “resistere resistere resistere” fu lo spartiacque fra la prima e la seconda.

foto di copertina: frame da qui

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Vincenzo Vespri

Vincenzo Vespri è professore di matematica all’Università degli Studi di Firenze Oltre ad essere un professore universitario di Matematica che vede con sgomento l'università italiana andare sempre più alla deriva, sono anche un valutatore di progetti scientifici ed industriali (sia a livello italiano che europeo). Vedere nuove idee, vedere imprese che nascono, vedere giovani imprenditori che per realizzare le proprie idee combattono fatiche di Sisifo contro il sistema paleo-burocratico e sclerotizzato, è un' esperienza tipo Blade Runner: " Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser".