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Cosa succede a Toninelli quando gli si fa una domanda “fuori copione” su porti chiusi, sbarchi e migranti

toninelli sea watch carola rackete lampedusa - 1

Oggi il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli era alla presentazione del nuovo Polo per lo sviluppo del turismo di FS Italiane. Lui era tutto concentratissimo alla massima concentrazione sui problemi e i pregi della mobilità ferroviaria. Il ministro ha speso pure qualche parola per l’ultimo dei quattro ETR 250 “Arlecchino” costruiti in occasione delle Olimpiadi di Roma del 1960 (chissà se Toninelli ne è a conoscenza) e recentemente restaurato da Ferrovie dello Stato.

Toninelli non ha capito qual è il problema della Sea Watch 3

Ma Toninelli, che in quanto titolare del MIT è anche il ministro competente sulla Guardia Costiera e sul MRCC di Roma, non era a quanto pare preparato su un argomento che sta tenendo banco in questi ultimi quindici giorni: il nuovo “caso Sea Watch“. Forse ne avrete sentito parlare anche voi, è la storia della nave della Ong che ieri pomeriggio ha deciso di fare rotta verso Lampedusa forzando un inesistente “blocco navale”. O meglio, un blocco navale che esisteva solo nelle dichiarazioni e nei tweet di Salvini.

Nel video qui sopra, pubblicato da Repubblica, potete vedere le migliaia di cellule grige di Toninelli che si mettono in azione mentre cerca di articolare una risposta ad un quesito semplice ma importante: quello degli sbarchi fantasma. La questione è presto spiegata: degli oltre duemila migranti giunti sulle nostre coste dall’inizio dell’anno solo 185 sono stati portati in Italia dalle imbarcazioni delle Ong. Gli altri sono arrivati per lo più senza che ci fosse alcun intervento delle autorità. Tradotto: sono sbarcati senza che la Marina Militare o la Guardia Costiera li intercettassero.

Perché Toninelli non si occupa degli sbarchi fantasma invece che dare la caccia alle Ong?

In alcuni casi invece è stata proprio la Marina Militare a trarre in salvo i migranti. Qualche settimana fa nave Cigala-Fugosi ha salvato una novantina di persone che da due giorni stavano in mezzo al mare. Il salvataggio è avvenuto in quelle che tecnicamente sono acque SAR libiche. Eppure in quel caso la nave da guerra della Marina ha portati i migranti in Italia. Secondo Toninelli «per chi viola la legge i porti rimarranno chiusi». Solo per le Ong? Continua il ministro «non c’è solo o non solo: in questo caso non hanno rispettato il coordinamento delle operazioni  hanno violato il diritto internazionale della navigazione».

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Quindi Giorgia Meloni è d’accordo a far sbarcare i migranti? Allora ditelo che il problema è solo la Sea Watch

Eppure il diritto di navigazione che secondo Toninelli sarebbe stato violato dalla capitana Carola Rackete prevede che la nave che effettua i soccorsi sbarchi i migranti nel place of safety più vicino. L’unica indicazione data a Sea Watch dal coordinamento libico (che ricordiamo avviene dal ponte di comando di una nave italiana ormeggiata a Tripoli) è stata quella di fare rotta su Tripoli. Che però non è un porto sicuro. I primi a violare le regole sono stati i libici, il Mrcc di Roma avrebbe dovuto quindi assumere il coordinamento ed indicare un POS. Per quindici giorni si è preferito non farlo.

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Fonte

E nessuna autorità ha detto a Sea Watch su quale porto fare rotta, questo perché il Governo italiano ha deciso scientemente di far rispettare la sua legge. Che però non è il “diritto internazionale”. Forse è il momento che l’Italia prenda atto che la Libia non è un porto sicuro e si assuma le sue responsabilità. In fondo se la comandante della Sea Watch non ha avuto alcuna remora ad assumersi le sue perché il governo italiano non riesce a fare altrettanto? Forse perché quando sono interrogati sulla questione farfugliano risposte a caso.

Foto copertina: elaborazione grafica del video di ANSA

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