Opinioni

Cosa possiamo imparare, seriamente, dall’ennesima gaffe di Toninelli

Probabilmente la notizia non vi sarà sfuggita: il ministro Toninelli durante un’intervista a Tg2 motori, dopo aver magnificato le virtù dell’auto elettrica, ha candidamente risposto di aver appena comprato una Jeep Compass diesel. La cosa gli è valsa ovviamente i soliti sfottò a cui ormai dovrebbe essere abituato. Ironie a parte non ha fatto nulla di cui vergognarsi, probabilmente sarebbe persino eccessivo definirla una gaffe. Tuttavia Toninelli è uno specialista nell’arte di mettere una toppa peggiore del buco.

A tal proposito fu memorabile il caso del ponte multifunzionale e multilivello che prometteva di costruire a Genova. Invece di scusarsi o tacere per la sua uscita azzardata, il ministro scrisse un post dando dell’ignorante a chi non aveva capito la sua “visione”, non riuscendo a proprio a capire che costruire un viadotto con annesso un parco giochi e un centro commerciale a decine di metri dal suolo, è una cosa che non risponde a criteri di celerità, economicità e utilità. Anche in quest’ultimo caso invece di tacere o di ricorrere a un po’ di sana auto ironia, il ministro ha deciso di difendersi con il solito post su Facebook. In sintesi spiega che la decisione di comprare un Suv diesel a km zero è stata dettata da motivi economici. Veniamo quindi a sapere che fare qualcosa per salvare il pianeta è difficile anche per uno come lui che ha un reddito di quasi 100.000 euro, sicuramente più alto di quello della maggior parte degli italiani, quegli stessi italiani ai quali suggerisce di precipitarsi a comprare un’auto elettrica. Quegli stessi italiani che con le loro tasse finanziano i sussidi per questo tipo di veicolo e che, in maggioranza, non potranno permetterselo. Ci piace pensare che Toninelli possa riflettere su quello che ha scritto e cominci a capire la complessità dei problemi. Ci auguriamo che cominci a capire che la realtà non è così semplice come credeva quando era all’opposizione e il suo partito accusava le industrie petrolifere e i politici di bloccare le tecnologie non inquinanti. Certo, le industrie petrolifere possono fare azioni di lobbying, ma lo fanno anche quelle che hanno interessi nell’energia nucleare e, con sempre più successo, anche quelle legate alle tecnologie “verdi” (che hanno il vantaggio di contare sulla simpatia popolare e su una miriade di associazioni, comitati e movimenti vari).

Forse Toninelli capirà che quando Beppe Grillo accusava i poteri forti di non volere l’auto a idrogeno (che nel 1995 sfoggiava nei suoi spettacoli) stava prendendo in giro le persone. La tecnologia, infatti, è disponibile da ben prima del 1995 ma ci sono parecchi ostacoli da superare prima che possa diventare una tecnologia di massa. Per esempio, pur essendo l’idrogeno un elemento diffuso in natura, produrre idrogeno è costoso oppure inquinante a seconda dei metodi usati, immagazzinarne a sufficienza e in sicurezza in un’auto implica soluzioni da vagliare, costruire un’infrastruttura per lo stoccaggio e la distribuzione è tutt’altro che agevole e richiede investimenti e accorgimenti non proprio banali. Prima o poi avremo auto elettriche e/o auto a idrogeno a buon mercato, con tutto il corredo di infrastrutture che servirà per un loro uso diffuso (per molti la seconda opzione sarà addirittura preferibile alla prima). Tuttavia cercare di accelerare questi processi costa e il costo alla fine lo sostengono i cittadini, perché i governi non hanno soldi propri e le imprese traslano i maggiori costi sui consumatori stessi, a meno di smettere di essere imprese efficienti ed essere costrette a chiudere. Questo non vuol dire che non si possa fare niente per l’ambiente, significa solo che essendo le risorse limitate bisogna calibrare quanti sacrifici si possono chiedere ai cittadini, che, tra l’altro, protestano un po’ in tutto l’occidente perché i redditi non crescono più come in passato, bel problema vero? Significa scegliere quali azioni perseguire in concreto valutando secondo un’ottica costo/benefici le più utili in termini d’impatto migliorativo sull’ambiente.

Vogliamo investire risorse sulle auto “pulite”? Vogliamo sussidiare l’uso di materiali meno inquinanti (ma più costosi) in fase di produzione, di smaltimento e di riciclo? Vogliamo privilegiare la ricerca di base con un massiccio piano di investimenti? I miliardi che stiamo spendendo per costruire un prototipo di reattore a fusione nucleare nel sud della Francia sono ben spesi? Vogliamo dare incentivi alle imprese per adottare tecnologie di produzione più costose ma meno inquinanti? O forse ci conviene tassare più pesantemente quelle che non lo fanno? Io non lo so, ma so che il costo in un modo o nell’altro ricadrà sempre sui cittadini ed è giusto che questo gli venga spiegato con franchezza. E giusto che in politici, invece di prendersela con l’avidità umana, discutano anche di costi e non solo di opportunità, per informare e sfidare i cittadini a partecipare a scelte condivise e persino dolorose. Certo, ipoteticamente ci potrebbero essere anche tecnologie che sono al contempo più pulite e meno costose, ma in questo caso sarebbe tutto facile, il mercato le implementerebbe senza necessità di nessun incentivo o manifestazione. Purtroppo non mi pare che la discussione pubblica verta su queste cose. La realtà è complessa, di solito non esistono i “cattivi” che vogliono il male del pianeta, o, detta diversamente, siamo tutti inconsapevolmente un po’ cattivi mentre cerchiamo di perseguire i nostri interessi come fa Toninelli. Adesso, forse, questo lo avrà capito anche lo stesso Toninelli, l’uomo che vedeva poteri forti dappertutto e che alla fine non comprò un’auto elettrica semplicemente perché costava troppo. L’uomo che, forse, userà i soldi risparmiati per fare una bella vacanza con la sua famiglia (usando l’aereo) quest’estate.

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Elio Truzzolillo

Elio Truzzolillo, nato il 24/06/1972,laureato in Economia. Segue con passione la politica italiana e il mondo delle fake news.