Politica

Il geniale piano di Toninelli: amministrare senza lasciare tracce

toninelli occhio vigile

Mentre Matteo Salvini sta riuscendo nell’impresa di tenere in ostaggio la Diciotti senza sporcarsi le mani, visto che non ci sono ordini firmati dal Viminale dietro quello che sta succedendo a Catania, il suo emulo Danilo Toninelli al ministero dei Trasporti segue una politica simile: dopo aver scoperto dai giornali il conflitto d’interessi dei suoi commissari, ha comunicato revoche e dimissioni in pubblico senza avvertire gli interessati. Obiettivi della raffinata strategia del ministro di amministrare il bene pubblico senza lasciare tracce sono Antonio Brenich, che si è dimesso, e Roberto Ferrazza, che invece non ne sapeva niente e oggi parla con Repubblica di quanto accaduto:

Architetto chi le ha detto di essere stato revocato?
«Ad ora (le 17 di ieri pomeriggio, ndr) nessuno. Quando mi sono alzato questa mattina, ho acceso la tv e su Primocanale il sottopancia annunciava che Ferrazza e Brencich (docente di ingegneria che si è invece dimesso, ndr) escono dalla commissione e così l’ho saputo. So che Brencich lo ha comunicato al Mit ed è stato ringraziato, io sono stato estromesso anche se senza ordine di servizio».

Il ministero ritiene che lei non dovesse, ma potesse fare qualcosa.
«Ecco, siamo allo scaricabarile. Comunque accetto tutto. Sono un funzionario di una amministrazione, mi vengono attribuiti dei poteri, vedremo, lo accerteranno le indagini».

Ma lei cosa pensa?
«Io sostengo una tesi diversa, ma che lo dica io è del tutto ininfluente. Ora andrò a rileggermi i poteri, passerò la serata a compulsare i testi che attribuiscono i poteri. A me risulta di no, però posso aver sbagliato. A me risulta che quel potere di interloquire io non lo avessi».

roberto ferrazza ministero infrastrutture trasporti

Lei sa che ancora ad agosto Autostrade chiese all’Università di valutare il progetto di rinforzo degli stralli?
«Non lo sapevo. Il progetto per altro era già stato autorizzato, era addirittura nella fase esecutiva».

Senza comunicazione formale lei ritiene di essere ancora in carica?
«No. Il messaggio mi sembra sia chiaro e sarei infedele al mio dovere, aldilà delle forme della comunicazione. Certo in queste ore sembro diventato il caso più importante. La questione ieri era l’impeachment di Trump e ora c’è quello di Ferrazza…».

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