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The Gregoretti Experiment: come Salvini cerca di scappare dal processo

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«Mi vogliono processare per aver bloccato uno sbarco? L’ho fatto e lo rifarei, e so che avrò al mio fianco milioni di italiani che ci hanno votato per DIFENDERE i confini e la sicurezza dell’Italia!», Matteo Salvini continua a rivendicare di aver bloccato uno sbarco ma al tempo stesso fa sapere che non è stato lui a bloccarlo ma l’intero Governo Conte 1. È tutto qui il senso del paradosso delle politiche salviniane sull’immigrazione: se funzionano è merito suo, se invece qualcosa va storto è colpa di tutti.

I migranti fatti sbarcare in Italia rappresentavano un rischio per la sicurezza nazionale?

Ci sarebbe anche un’altra imprecisione nella dichiarazione di Salvini: sta rischiando il processo (con tutte le garanzie del caso previste da uno stato democratico come il nostro) perché ha bloccato lo sbarco da una nave della Guardia Costiera italiana. Dire che quei 131 migranti costituivano un rischio per la sicurezza dell’Italia significa che tenerli per quattro giorni a bordo della Gregoretti, non certo un luogo idoneo alla detenzione di persone “pericolose”, ha messo a repentaglio la sicurezza degli uomini della Guardia Costiera. Che poteri aveva Salvini per dire che quelle persone rappresentavano un pericolo? In base a quali elementi, indagini o sentenze lo ha deciso? Va poi considerato il fatto che tutti i migranti sono stati fatti sbarcare in Italia e che 50 di loro sono andati a Rocca di Papa, che è in Italia.

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Ieri l’ex ministro Giulia Bongiorno ha dichiarato che «ci sono documenti che provano sia l’interesse pubblico sia la condivisione del Governo» nella decisione di non consentire lo sbarco alle persone a bordo del pattugliatore della Guardia Costiera. L’avvocata ha anche aggiunto che «se ci fosse un processo risulterebbe evidente che non ci sono gli estremi del sequestro di persona, consideri anche il fatto che queste persone furono aiutate in tutti i modi sia dal punto di vista strettamente sanitario o gli furono somministrati degli alimenti e non ci fu un abbandono o un sequestro», ma il reato di sequestro di persona non ha nulla a che vedere con il fatto che i presunti sequestrati siano stati o meno nutriti (generalmente durante i sequestri le vittime vengono rifocillate, l’unica cosa che non possono fare è disporre della propria libertà).

Le “prove” di Salvini per dimostrare che non era una sua decisione

E non si capisce che preoccupazione abbia Salvini riguardo ad un eventuale processo visto che la senatrice Giulia Bongiorno (che è avvocato) «non sussistono gli estremi del reato, non credo che ci possa essere una possibilità di condanna», insomma Salvini è innocente e non rischia nulla. E pure lui ne sembra convinto quando dice«se devo andare a processo, andrò a processo». Allo stesso tempo però la Lega deve continuare a insistere sulla linea della decisione collegiale e condivisa del governo. Non solo perché questo è quello che prevede il Decreto Sicurezza ma anche perché al Senato Salvini dovrà dimostrato che ha agito in base all’interesse pubblico e non ad un suo interesse privato (ad esempio quello di usare il “caso Gregoretti” per una mossa di propaganda politica).

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In questo senso vanno lette le “indiscrezioni” di fonti della Lega riportate dalle agenzie di stampa in queste ore secondo le quali Salvini avrebbe conservato copia delle interlocuzioni scritte avvenute a proposito della Gregoretti. Si tratterebbe “numerosi contatti anche tra il ministero dell’Interno, la presidenza del Consiglio, il ministero degli Affari esteri e organismi comunitari”. Inoltre, sulla redistribuzione degli immigrati, secondo la Lega, era stata contattata anche la CEI. Quest’ultimo fatto non prova nulla, perché i contatti con la CEI e gli altri paesi europei potevano essere intavolati anche successivamente, ad esempio mentre i migranti si trovavano nell’hot spot di Pozzallo (dove sono stati trasferiti dopo lo sbarco) per l’identificazione. Nel momento in cui erano a bordo della nave queste procedure non erano ancora state ultimate e quindi la trattativa poteva al massimo essere sulle cifre ma non sui singoli individui. Anche il fatto che ci siano state dei contatti con il Presidente del Consiglio e il ministero degli Esteri non prova molto. In primo luogo perché la notizia era di dominio pubblico e in secondo luogo perché Salvini non ha parlato di documenti e atti formali. Sappiamo infatti che secondo Palazzo Chigi «la questione relativa alla vicenda della nave ‘Gregoretti‘ non figura all’ordine del giorno e non è stata oggetto di trattazione nell’ambito delle questioni ‘varie ed eventuali’ nel citato Consiglio dei Ministri [il 31 luglio 2019, ndr], né in altri successivi». Vale la pena ricordare che in quei giorni Salvini era a Milano Marittima a giocare con le moto d’acqua della Polizia.

La Lega poi fa filrare fuori una dichiarazione del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede della fatta il 30 luglio ad In Onda quando disse che «come è sempre avvenuto il Presidente del Consiglio sta facendo valere la voce del Governo italiano in Europa» e che «c’è in questo momento un dialogo costante tra il ministeri delle Infrastrutture e dei Trasporti e il Ministero dell’Interno e credo anche il Ministero della Difesa, la posizione del governo è sempre la stessa: vengono salvaguardati i diritti, le persone che dovevamo scendere sono scese». In pratica nemmeno Bonafede era sicuro che ci fosse un’interlocuzione che coinvolgeva il ministero retto dal Elisabetta Trenta, figuriamoci se questo dimostra una decisione collegiale presa da tutto il governo (visto che Bonafede non lo sapeva). E questa dichiarazione per la Lega sarebbe la prova regina che dimostra che ci sono stati degli atti formali presi da tutto il Governo.

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