Economia

Come COVID-19 taglierà gli importi delle pensioni

Il 2020 ha infatti portato effetti che produrranno una serie di variazioni sulle prestazioni. I più importanti sono la revisione dei coefficienti introdotti dal primo gennaio 2021 per l’applicazione del metodo contributivo, il calo del PIL e i periodi di inoccupazione che colpiranno alcune categorie di lavoratori

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Il Sole 24 Ore calcola oggi come COVID-19 influirà sulle pensioni. Il 2020 ha infatti portato effetti che produrranno una serie di variazioni sulle prestazioni che ciascun lavoratore percepirà nel giorno del pensionamento, non tutti collegati all’emergenza Coronavirus. I più importanti sono la revisione dei coefficienti introdotti dal primo gennaio 2021 per l’applicazione del metodo contributivo, di cui ha parlato il Messaggero nei giorni scorsi, il calo del PIL e i periodi di inoccupazione che colpiranno alcune categorie di lavoratori. Ma quanto peseranno questi eventi sulla copertura pensionistica finale? E quale avrà gli effetti più rilevanti?

Abbiamo provato a elaborare una serie di proiezioni considerando quattro lavoratori che al lo gennaio 2020 hanno 30, 40, 50 e 60 anni di età. Per tutti abbiamo ipotizzato un’età di prima iscrizione all’Inps a 25 anni, con una retribuzione annua lorda di 15mila euro in valore reale a oggi. Le prestazioni sono state stimate prevedendo un pensionamento a 67 anni con un’ultima retribuzione annua lorda, prima del pensionamento, di 30mila euro. Abbiamo infine ipotizzato un incremento retributivo costante nel tempo e stimato le prestazioni finali nell’ambito dei diversi scenari- Inizialmente abbiamo determinato la pensione finale senza considerare tutti gli eventi del 2020 e i risultati sono contenuti nella tabella in pagina.

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La tabella del Sole 24 Ore sulle pensioni (24 giugno 2020)

Appare evidente come, in base all’età, la pensione finale annua lorda vari da 20.305 a 23.264 euro. Poi abbiamo riproiettato il tutto ipotizzando prima l’introduzione dei nuovi coeffidenti di conversione, quindi l’impatto della riduzione del Pil, prevedendo per quest’anno un suo calo del 10% e una futura crescita dell’1% l’anno. Secondo quanto stabilito infatti dall’articolo 5, comma r, del D165/2015 «il coefficiente di rivalutazione del montante contributivo … non può essere inferiore a uno, salvo recupero da effettuare sulle rivalutazioni successive».

Dunque, la perdita di quest’anno dovrà comunque essere assorbita nei successivi. Infine, abbiamo determinato l’effetto di un’eventuale inoccupazione di sei mesi. Dai risultati si evince come l’effetto più rilevante sulla prestazione finale sia determinato dalla riduzione del Pil, che comporta per i quattro lavoratori una prestazione più contenuta di circa 114 per cento. Rispetto a una riduzione per il mancato versamento dei contributi, che però talvolta può anche portare a dover rimandare il momento del pensionamento, di circa l’i percento. E a uno 0,5% per la revisione dei coefficienti. Inutile sottolineare l’importanza anche ai fini pensionisti di un ritardo nel breve termine della crescita del nostro Paese. Attenzione, però, anche all’effetto complessivo di tutti e tre gli eventi, decisamente significativo con circa il 5,5% di riduzione totale in media.

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