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Come Salvini ha fregato il tabaccaio di Pavone Canavese e la sua vittima

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Si complica la posizione di Marcellino Iachi Bonvin titolare della tabaccheria «Winner Point» di Pavone Canavese (Torino) che nella notte tra giovedì e venerdì scorso ha sparato – uccidendolo – a Ion Stavila, 25 anni, sorpreso durante un tentativo di furto. Nella versione del tabaccaio la dinamica è la seguente: Bonvin ha sparato per legittima difesa dopo una colluttazione con i tre ladri sorpresi nel cortile. Svegliato dall’allarme l’uomo sarebbe sceso dalla propria abitazione (che si trova sopra il negozio) e avrebbe sorpreso i ladri sparando al petto di Stavila.

Le due versioni sulla sparatoria di Pavone Canavese

L’autopsia sembra smentire completamente il racconto fornito dal tabaccaio di Pavone Canavese. Innanzitutto Stavila è stato colpito alle spalle, e non al petto. Il procuratore capo di Ivrea Giuseppe Ferrando però non vuole giungere a conclusioni affrettate: «l’autopsia ha accertato che l’uomo è stato colpito da un unico colpo trapassante al cuore, dal lato destro ma non
sappiamo ancora quale sia il foro di ingresso e quello di uscita del proiettile». Mancano ad esempio i risultati dei rilievi e gli accertamenti balistici compiuti sul posto dalla polizia scientifica. Secondo le prime indiscrezioni però il medico legale avrebbe rilevato che il colpo è stato esploso dall’alto. Il che collocherebbe Bonvin sul terrazzo della sua abitazione e non nel cortile. Se questa ipotesi venisse confermata non ci sarebbe stata alcuna colluttazione. Nel tamburo della pistola  – una Taurus 357 magnum – sono stati trovati sette bossoli, solo uno dei colpi esplosi ha colpito Stavila.

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Il ministro dell’Interno Matteo Salvini si era affrettato ad esprimere tutta la sua solidarietà nei confronti di Bonvin al grido di «la difesa è sempre legittima!». Se sia stata legittima difesa o meno lo decideranno giudici e magistrati. Come direbbe lui: se Salvini vuole davvero occuparsi dell’argomento può sempre iscriversi a Giurisprudenza, laurearsi, sostenere un esame di Stato e scegliere se fare l’avvocato o il magistrato. Al momento risulta che sia il ministro dell’Interno e che quindi non debba mettere il becco nei procedimenti in corso.

Secondo il sottosegretario di Salvini la legittima difesa non si applica se si spara alle spalle

Anche dopo le notizie sull’esito dell’esame autoptico Salvini ha continuato a stare dalla parte del 67enne di Pavone Canavese: «ribadisco che sono e sarò sempre a fianco dell’aggredito e mai dell’aggressore, in torto c’è l’aggressore e non l’aggredito. Lascio fare ai giudici il loro lavoro». Appunto saranno i giudici a valutare se è stato un caso di legittima difesa o meno, tenendo presente che il Parlamento ha di recente approvato l’ennesima riforma voluta dalla Lega. Una riforma che però potrebbe essere inutile, almeno in questo caso specifico. A dirlo è il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni (Lega) che in un’intervista al Messaggero spiega «È chiaro che la legge sulla legittima difesa evidentemente non scatta se spari alle spalle. Era così anche prima. Ed è per questo che la vera importanza sta nella prevenzione, proprio perché bisogna evitare che simili episodi accadano».

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Determinante sarà quindi l’esito della perizia balistica che servirà per accertare se i colpi sono stati esplosi in strada o se invece il proiettile mortale è stato sparato dal terrazzino. Secondo il medico legale il foro d’uscita è quello sul petto, ma per ricostruire l’esatta dinamica è importante ritrovare anche il proiettile, che al momento non è ancora stato rinvenuto. Il PD va all’attacco della Lega con il  capogruppo nella commissione Giustizia della Camera, Alfredo Bazoli: «se fosse vero che il tabaccaio di Ivrea ha sparato dall’alto e alle spalle saremmo di fronte alle prime due vittime delle menzogne di Salvini sulla legittima difesa. Il ladro, sanzionato per un furto con la pena di morte direttamente eseguita sul posto, e il tabaccaio, ingannato dalla propaganda del governo, che si ritrova indagato per omicidio volontario. Perché anche oggi, nonostante la riforma, la difesa è legittima solo a certe condizioni, e non può mai trasformarsi in giustizia fai da te».

Come Salvini ha ingannato gli italiani sulla legittima difesa

Ed è proprio così, se le indagini dovessero confermare che non si è trattato di legittima difesa Salvini dovrebbe farsi un’esame di coscienza. La moglie di Bonvin aveva infatti dichiarato «meno male che Salvini ha fatto questa legge, dopo otto furti, non ce l’abbiamo più fatta». È evidente come la propaganda della Lega sulla “difesa sempre legittima” e la diffusione di vere e proprie fake news sull’argomento (come quella che chi spara per difendersi non viene indagato) abbia generato parecchia confusione nei cittadini. E su un tema così delicato, dove ad ogni azione ci scappa il morto e si rischia di rovinare almeno due famiglie il ministro dell’Interno avrebbe fatto bene a mettere da parte la propaganda sicuritaria per dire le cose come stanno in modo chiaro.

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Così però Salvini non avrebbe potuto prendere i voti di tutti coloro che si sentono minacciati da ladri e malviventi. Molto più conveniente invece è stato generare un senso di insicurezza (nonostante le statistiche dicano che certi reati siano in calo) nei cittadini per farli sentire “sotto assedio”. La Lega e Salvini hanno giocato sulla paura, quella dell’inesistente invasione di migranti e quella di chi teme di vedersi rubare i propri beni. Ma la legittima difesa nella versione salviniana genera solo un falso senso di sicurezza. Il risultato? Per ora un ragazzo morto e un uomo di 67 anni che rischia un processo.

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