Economia

Lo Stadio della Roma e quella variante da votare “entro due mesi”

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Tra poco saranno due anni che la variante urbanistica da votare per lo Stadio della Roma a Tor di Valle si voterà “entro due mesi”. Dopo l’ok del Politecnico di Torino, arrivato all’inizio di febbraio, è passato altro tempo senza che gli uffici del Campidoglio si decidessero a chiudere la partita tecnica della variante urbanistica al piano regolatore per portare tutto in Aula. E questo nonostante Paolo Ielo abbia detto in più occasioni che l’iter autorizzativo dello stadio non è stato inficiato dalla corruzione e Virginia Raggi abbia rassicurato anche ieri che lo stadio si farà.

Il Messaggero oggi torna sulla vicenda seguendo il suo taglio solito (“No alla speculazione edilizia!”) che sembra ancora più curiosa vista la proprietà Caltagirone, ma soprattutto segnala che l’arresto di De Vito porterà ad ulteriori ritardi:

Va detto che dopo l’arresto di De Vito, molti grillini schiacciano sul freno. Soprattutto tra i consiglieri che dovrebbero votare la variante in Aula. In tanti sono ancora scettici o proprio contrari, del resto fino al 2016 tutto il Movimento – e lo stesso presidente arrestato ieri – parlava dell’opera come di una «speculazione» da fermare. Difficile, se non impossibile, che la pratica si chiuda entro un paio di mesi.

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Lo stadio della Roma a Tor di Valle (Il Messaggero, 21 marzo 2019)

Si prenderà tempo, come avvenuto dopo l’arresto di Parnasi e Lanzalone, quasi un anno fa. Tutto rinviato a dopo l’estate. Sperando che la burrasca giudiziaria si quieti un po’. E che non riservi altre sorprese.

Insomma, parliamo di un investimento di 2 miliardi di euro (prima della “revisione” del progetto erano 4) e di nuovi lavori pubblici utili per la città sette giorni su sette, non solo quando si giocherà allo stadio. Ma qui nessuno ha fretta. Investimenti? Chissenefrega.

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