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Tutti gli ecomostri che il Messaggero non ha notato

Lorenzo De Cicco sul Messaggero lo ripete in ogni articolo: lo Stadio della Roma è un ecomostro. E nell’ottica della guerra ingaggiata contro l’opera di Tor di Valle fa sorridere che il quotidiano di proprietà del gruppo Caltagirone abbia improvvisamente scoperto una sensibilità ambientale che prima nessuno gli riconosceva (tranne Italia Nostra, che ironicamente annunciò qualche anno fa di voler consegnare proprio all’editore del giornale di via del Tritone la tessera onoraria per le “lotte” contro il nuovo piano regolatore).

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Da Il Messaggero del 25 febbraio 2017

Il Fatto Quotidiano, in un articolo a firma di Andrea Monti, ci segnala oggi che l’attenzione del Messaggero alla tematica ambientalista appare curiosa, visto che la lista delle maggiori cementificazioni romane degli ultimi anni è appannaggio delle aziende della holding della famiglia Caltagirone.

A Ponte di Nona la stazione che collega il quartiere con i principali nodi ferroviari della Capitale è stata inaugurata lo scorso maggio. Ben dieci anni dopo l’arrivo dei 15 mila abitanti della zona. L’area, all’estrema periferia est di Roma, sintetizza il format che negli ultimi vent’anni ha devastato le zone verdi più esterne della città: tecnicamente si chiamano centralità urbanistiche, nella sostanza sono quartieri dormitorio provvisti di un mega centro commerciale ma non di servizi pubblici. Il nome della strada centrale di Ponte di Nona lascia poco spazio all’immaginazione: via Francesco Gaetano Caltagirone, parente e omonimo del re del cemento di Roma.

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Poi c’è la Vela disegnata da Santiago Calatrava su terreni dell’Università di Tor Vergata per i Mondiali di nuoto del 2009. I lavori sono iniziati nel 2007 con un preventivo di 60 milioni di euro, dopo dieci anni i cantieri sono fermi e servirebbero 250 milioni per finire. E Tor Pagnotta:

Sempre in periferia, sulle colline di Tor Pagnotta, Intermedia, l’agenzia immobiliare del gruppo Caltagirone, vende le palazzine di una centralità da 20 mila abitanti, ancora staccata dal resto del tessuto urbano. Con buona pace dei ruderi della torre del XII secolo che prima, solitaria, caratterizzava lo skyline.

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Quisquilie e pinzillacchere, direte voi. Ma certamente. Come l’interessante infografica che il Messaggero ha continuato a pubblicare in questi mesi gentilmente segnalandoci la speculazzzione edilizia che ci sarebbe dietro lo stadio della Roma a Tor di Valle, testimoniata dai numeri dell’operazione. In particolare quelli che dicono che l’86% delle cubature è riservata a negozi, uffici e alberghi.

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L’infografica del Messaggero che chiarisce la “speculazzzione” (21 febbraio 2017)

C’è un dettaglio da segnalare però. Nel conto dei numeri il Messaggero, a causa di una spiegabilissima dimenticanza, ometteva di segnalare che nel progetto della Roma per Tor di Valle c’è un’area pubblica pari a 141,5 ettari, la cui stragrande maggioranza verrà trasformata in parco e sarà resa fruibile alla popolazione e ai turisti. L’intero parco, così come le strade e le infrastrutture, sono scomparsi dai numeri indicati nell’infografica del Messaggero. Cose che capitano.
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Foto copertina da meetup.com

Leggi sull’argomento: Chi fa la guerra allo Stadio della Roma a Tor di Valle