Economia

Cosa sta succedendo al credito alle imprese con la crescita dello spread

Il downgrade di Moody’s rischia di amplificare ciò che Istat e Bankitalia certificano già: l’inversione di rotta nell’accesso al credito. Nove imprese su cento registrano un irrigidimento: un valore più alto solo a fine 2016

sofferenze grandi banche

Il downgrade di Moody’s, a dispetto dell’outlook stabile certificato dall’agenzia di rating (che si basa sulla possibilità di una patrimoniale), rischia di amplificare un fenomeno che oggi già si sta palesando con la crescita dello spread partita con l’arrivo al governo di Lega e MoVimento 5 Stelle. Oltre alla perdita di valore delle banche italiane e ai conseguenti rischi di aumenti di capitale, anzi proprio per effetto dei BtP in pancia degli istituti di credito, comincia a palesarsi un restringimento del credito e un aumento dei costi per quello alle imprese. I dati ISTAT per le imprese manufatturiere dicono che il saldo tra risposte positive e negative sulle richieste di credito è in rosso di cinque punti: il dato peggiore da settembre 2014. A segnalare un rapporto più fluido con le banche è solo il 3,7% degli intervistati, quasi la metà rispetto a marzo. Al contrario, quasi nove imprenditori su 100 registrano un irrigidimento: un valore più alto si trova solo alla fine del 2016.

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Tassi Italia-Germania a confronto (Il Sole 24 Ore, 21 ottobre 2018)

Oggi i tassi sono a ridosso dei minimi storici: con lo spread, ai livelli attuali (1,55% l’ultima rilevazione Bankitalia di agosto) i 21,7 miliardi erogati dalle banche due mesi fa generano su base annua per le imprese un onere di 336 milioni, un terzo rispetto a quanto sarebbe accaduto per lo stesso importo alla fine del 2011, nel pieno della crisi. Se la reattività è massima per i tassi sulle nuove operazioni di finanziamento, occorre poi considerare l’effetto di trascinamento sulle masse prese a prestito e anche in questo caso sono più che apprezzabili i vantaggi ottenuti nel tempo.

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Tassi Italia-Germania a confronto (Il Sole 24 Ore, 21 ottobre 2018)

Il tasso medio sulle consistenze, mese dopo mese si è sgonfiato per includere i nuovi prestiti “low-cost”, arrivando oggi al minimo del 2,11%. A questi livelli, su base annua l’onere finanziario per le imprese, relativo ai 696 miliardi di euro presi a prestito dal sistema bancario, è di 15 miliardi. La stessa massa di prestiti, se si tornasse ai picchi del 2011, costerebbe invece su base annua 13 miliardi in più. Tutta colpa dello spread. O di chi lo fa crescere?

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