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La carica di sottosegretari e viceministri: in 200 per 42 posti

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Doveva essere consegnata l’altroieri, poi ieri, ora la scadenza è le 15 di oggi: la lista di sottosegretari e viceministri del governo Conte Bis non è però ancora arrivata e il motivo è nobile: sono troppi gli aspiranti rispetto ai posti. Giuseppe Conte ha convocato per le 15 il consiglio dei ministri (che d’ora in poi, secondo le promesse del governo, verrà svolto ogni giovedì in via ordinaria) allo scopo di approvare la lista, ma non è detto che ci si riesca.

La carica di sottosegretari e viceministri: 200 per 42 posti

Monica Guerzoni sul Corriere della Sera fa sapere che nel Pd devono districarsi tra 120 aspiranti, mentre i vertici del M5S hanno avuto 14 richieste dalla sola commissione Agricoltura. E pazienza se Di Maio voleva «rose» di cinque petali.

Il Pd alza la voce, chiede per Antonello Giacomelli le deleghe sulle telecomunicazioni e per Gian Paolo Manzella quelle dell’energia. Scontro anche sull’editoria, che Emilio Carelli contende ad Andrea Martella. I 5 Stelle vogliono sfilare a Franceschini le deleghe sul turismo e Riccardo Fraccaro punta alle Riforme, che il Pd chiede per Roberto Cociancih. L’attuazione del programma, poi, piacerebbe al ministro Federico D’Incà.

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Viceministri e sottosegretari del governo Conte Bis (Corriere della Sera, 12 settembre 2019)

E poi vanno forte Lele Fiano all’Interno e Marina Sereni agli Esteri, c’è stata tensione su quanti posti assegnare ai renziani, che hanno indicato Ascani, Marattin, Malpezzi, Cocianchich, Fiano e Margiotta. Maurizio Martina ha chiesto quattro incarichi per i suoi, ma rischia di averne uno solo se accetterà di andare all’Interno come vice di Luciana Lamorgese.

Intanto il duello tra Laura Castelli e Stefano Buffagni, su chi dovrà «tallonare» in via XX Settembre il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e il vice in pectore Antonio Misiani, è finito in parità. Lei sarà viceministro e lui sottosegretario. La nostra commercialista preferita è salva. Alessio Villarosa però a questo punto sarebbe fuori.

Elisabetta Trenta e Barbara Lezzi: da ministri a sottosegretari?

Nel MoVimento 5 Stelle c’è talmente tanta voglia di servire la patria disinteressatamente (Bonvi diceva “anche facendo la guardia a un bidone di benzina”), che due ministre del calibro dell’umanissima Elisabetta Trenta e della “condizionatrice” Barbara Lezzi, eliminate dalla rosa di governo, potrebbero diventare sottosegretarie o viceministre. Giovanna Vitale su Repubblica conta un centinaio di richieste per 42 posti disponibili e spiega che la partita la stanno giocando Andrea Orlando e Dario Franceschini per il PD e Di Maio e Spadafora per il M5S.

Al netto della fisiologica diatriba sulle deleghe, M5S e Pd il compromesso sui numeri l’hanno raggiunto subito: 22 poltrone ai grillini, 18 ai piddini, 2 agli esponenti di Leu. I problemi stanno tutti dentro i partiti, specie il Movimento. Con Di Maio che non sa più a quale santo votarsi per frenare le ambizioni di volti storici e peones. Una ressa che neppure la nuova regola imposta dopo il giuramento ha scoraggiato: l’esclusione dei presidenti di Commissione ha sortito come unico effetto di indispettire chi, da Giseppe Brescia a Marta Grande, invece ci puntava. Anche perché introdotta dal capo politico dopo aver promosso ministra la sua pupilla, Nunzia Catalfo, anche lei presidente alla Lavoro prima che calasse la ghigliottina

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Viceministri e sottosegretari: il risiko della Stampa (12 settembre 2019)

Secondo Repubblica invece Buffagni sarebbe destinato allo Sviluppo Economico e Villarosa manterrebbe la poltrona di sottosegretario in via XX Settembre. Manlio Di Stefano sembra sicuro del suo posto agli esteri. L’ex ministra Trenta scalpita per tornare: vice al Viminale, dove corre pure Francesco D’Uva e dovrebbe restare Carlo Sibilia. La collega Barbara Lezzi vorrebbe rientrare come numero 2 al Sud.

Le correnti PD e i posti di sottogoverno

Intanto è guerra di correnti nel PD. Sui 18 sottosegretari di spettanza, i renziani ne volevano 5 o 6; Martina (che non ha avuto rappresentanza nel governo) almeno 3, uno per Debora Serracchiani e uno per sé stesso, magari come viceministro dell’Interno; altrettanti l’area di Guerini. Ma siccome la maggioranza ne prenderà 10, gli altri si dovranno accontentare.

Sicuri di farcela sono, al momento, Antonio Misiani al Mef, Andrea Martella a palazzo Chigi con delega all’Editoria (o in alternativa al Mise se la spunterà Walter Verini, che però potrebbe andare anche alla Giustizia), Marina Sereni agli Esteri. Paolo Gentiloni ha chiesto spazio per Antonio Funiciello, Lia Quartapelle e soprattutto Lorenza Bonaccorsi, assessora nel Lazio come pure Giampaolo Manzella (diretto all’Innovazione o al Mise). Due ingressi sicuri, questi, necessari per liberare scranni nella giunta Zingaretti, prossima al rimpasto per dar vita al primo governo regionale in salsa giallo-rossa.

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Sottosegretari e viceministri: il risiko del Messaggero (12 settembre 2019)

La Stampa invece pronostica Giancarlo Cancelleri al ministero delle Infrastrutture, dove marcherà stretto la De Micheli sui Benetton, e Giorgio Trizzino alla Sanità con il compito di incalzare Roberto Speranza. Il premier intende blindare il Senato, confermando un ruolo di sottosegretario ad un esponente del Maie (italiani all’estero), forse concedendolo anche ad esponenti delle autonomie, che però sono divisi tra loro.

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