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Quegli orribili no vax che credono di essere vittime di una discriminazione come gli ebrei durante il Fascismo

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Oggi per molti alunni e studenti è suonata di nuovo la campanella che segna la fine delle vacane estive. Il ministro della Salute Roberto Speranza ha pubblicato su Facebook una foto mentre accompagna i due figli a scuola. Un gesto semplice, accompagnato ad una citazione di Jovanotti, per un post all’insegna dei buoni sentimenti. E giustamente i genitori free/no/boh vax che al terzo anno di applicazione della legge sui vaccini obbligatori non hanno ancora capito che devono vaccinare i figli hanno assaltato la pagina di Speranza.

L’assalto dei no vax alla pagina di Roberto Speranza

Delusi perché la ex ministra Giulia Grillo non ha mantenuto le promesse i no vax che ancora oggi non hanno trovato il tempo di vaccinare i propri figli hanno paura che i bimbi vengano esclusi e non possano frequentare gli asili o le scuole per l’infanzia. Se quei bambini non potranno andare a scuola non è certo per colpa della legge, ma a causa di mamma e papà che hanno deciso di non vaccinarli nonostante i vaccini pediatrici in commercio siano sicuri quanto (e in molti casi di più) gli altri medicinali e preparati farmaceutici.

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Ma questo naturalmente presuppone che i genitori in questione abbiano il coraggio di assumersi le proprie responsabilità. Invece è molto meglio passare per le vittime, del sistema, di Big Pharma, dello Stato o di quello che stamattina vi ha guardati storti. Perché dovrebbe essere lo Stato a pensare a “ciò che questo provoca” quando a quanto pare nemmeno i genitori sono in grado di farlo? E perché no, anche di Speranza, che è ministro da una settimana e che certo non può cambiare la legge in due giorni. Nel frattempo nel solo Veneto – la regione che ha promosso il ricorso alla Corte Costituzionale contro il DDL Lorenzin – i bambini non vaccinati che non potranno entrare negli asili nido e nelle scuole d’infanzia sono circa settemila. I dati elaborati dalle aziende sanitarie del Veneto indicano che, a inizio settembre, 3.113 bambini in età da asilo nido e altri 3.670, tra i 3 e i 6 anni, risultano essere inadempienti e non potranno accedere ai servizi scolastici.

I no vax che si sentono perseguitati come gli ebrei durante il Fascismo

Nei commenti sulla pagina del ministro Speranza c’è una particolare categoria di no vax, quelli che si paragonano addirittura ai deportati nei campi di concentramento nazisti e per descrivere la propria situazione citano il racconto fatto dalla senatrice Liliana Segre, che all’epoca delle leggi razziali fasciste andava ancora a scuola. Nella paradossale visione dei no vax come allora c’era una legge che imponeva di espellere i bambini ebrei dalle scuole del Regno oggi c’è una legge – giustificata dai medici proprio come le teorie sulla razza – che vieta ai bambini non vaccinati di andare a scuola. Addirittura altrove c’è chi dà la colpa proprio alla senatrice Segre, «che non muove un dito!».

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Nessuno sembra essere in grado di cogliere una sostanziale differenza. Anzi più di una. La prima è che l’Italia non è una dittatura, al contrario dell’Italia fascista. La legge Lorenzin è stata giudicata costituzionale, e dal momento che la nostra Costituzione vieta qualsiasi forma di discriminazione e inoltre stabilisce il diritto allo studio le due condizioni non sono paragonabili.

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Ma soprattutto ai genitori free-no-vax sfugge che mentre non è possibile scegliere se nascere ebrei o “zingari” è invece una scelta personale delle famiglie quella di non vaccinare i figli. Esponendoli per scelta non solo al rischio di contrarre alcune malattie ma anche a quello – sancito dalla legge – di vedersi esclusi da scuola.Non ha senso tirare in ballo le leggi razziali, lo schiavismo o la segregazione razziale o l’Apartheid (tutte cose che sono state legali) perché tutte le persone colpite da quella forma di discriminazione non avevano scelta.

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Chi non vuole vaccinare i figli può farlo, contravvenendo ad una legge dello stato se lo ritiene, e dovrà trovare una soluzione alternativa per le mattinate e i pomeriggi dei propri bimbi. Ad esempio potrebbero combattere contro quell’assurda e discriminatoria legge che vieta di assumere persone al di sotto dei sedici anni d’età e mandare i figli al lavoro. E già che c’è potrebbe iniziare una protesta contro l’assurda legge che vieta di andare in quattro in scooter senza casco o quella che impone il conseguimento della patente (e il compimento dei 18 anni di età) per poter guidare un’autovettura. Chi è lo Stato per decidere che sono in grado di guidare una macchina o che a 15 anni non sono abbastanza maturo per farlo? Combattiamo contro queste leggi che ci discriminano e segregano i nostri figli impedendoli di andare ad ubriacarsi in discoteca il sabato sera anche se hanno 5 anni.

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