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Il Comune di Roma e la farsa della chiusura del Camping River

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A luglio il Comune di Roma ha annunciato che entro il 30 settembre chiuderà l’insediamento del Camping River di Via Tenuta Piccirilli nel XV Municipio. Si tratta di un evento importante per l’amministrazione pentastellata guidata da Virginia Raggi che ha promesso di superare i Campi Rom a partire da quelli de La Monachina e de La Barbuta senza nemmeno utilizzare i soldi dei romani ma solo grazie ai fondi europei (quelli ottenuti da Marino). Beppe Grillo aveva definito il piano della giunta a 5 Stelle “un capolavoro” perché la Raggi stava per andare là dove nessun sindaco della Capitale era mai andato prima.

Come il M5S ti chiude il Camping River 

Nelle intenzioni del M5S la chiusura del Camping River servirà a dimostrare che l’Amministrazione sta davvero facendo sul serio e ha deciso di risolvere una volta per tutte il problema dei campi rom della Capitale. Il tutto senza spreco di denaro pubblico e senza dare soldi agli “amici degli amici” come in passato. L’insediamento – che da 12 anni è affidato da 12 anni all’ente gestore secondo la procedura diretta – è stato inserito nel Piano per il superamento dei campi rom con la deliberazione n. 146 del 28 giugno 2017. È stato così deciso di chiudere il Camping River, che non è né il peggiore né il più problematico tra gli insediamenti autorizzati di Roma. Mancano due giorni alla chiusura “ufficiale” e le famiglie è stata solo fatta firmare l’adesione al “Patto di Solidarietà” senza però che nessuno dei residenti abbia avuto modo di sottoscrivere un un contratto di affitto e/o inserimento abitativo.
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Di fatto il timore è che le 100 famiglie del Camping River una volta “chiuso” l’insediamento si vedano sbattute per strada. Difficile infatti poter firmare un contratto d’affitto con un’agenzia se non si ha un reddito e non si possono dare garanzie. Ma il Comune ha trovato la soluzione – a suo modo geniale – per poter annunciare che il campo è stato chiuso anche senza aver minimamente risolto la questione. Ma come mai il River è stato inserito nel Piano? Secondo Marco Tolli, della direzione del PD di Roma, si tratta di un intervento non programmato: «sono gli eventi che hanno imposto questo obbligo: il bando per reperire un’area per l’accoglienza delle circa 120 famiglie ospitate è andato deserto, dato che il dipartimento politiche sociali di Roma capitale ha bocciato l’unica proposta che era pervenuta proprio dalla Cooperativa Sociale Isola Verde Onlus».

Il Comune usa i fondi per l’inclusione abitativa per gli affitti delle roulotte?

Nella delibera n. 201 del 15 settembre 2017 è scritto infatti che “esclusivamente per gli ospiti censiti nel Villaggio Camping River” è prevista la possibilità di poter utilizzare le misure di sostegno all’inclusione abitativa:

anche per l’accesso a strutture ricettive dirette all’ospitalità temporanea, regolarmente autorizzate, in alternativa alla locazione di immobili di civile abitazione o di moduli abitativi, per il tempo strettamente necessario al reperimento di alloggi sul mercato libero e per la durata massima di mesi 6, a decorrere dal 30.09.2017, data prevista per la chiusura del villaggio e fino al 31.03.2018, nel rispetto delle condizioni e degli impegni sottoscritti da parte degli interessati, con il Patto di responsabilità solidale che, nel caso di specie, dovrà riportare la precisazione che l’Amministrazione capitolina resta esclusa da qualsiasi responsabilità nei confronti della struttura ricettiva, sia in ordine al pagamento delle spese per l’ospitalità, che per la permanenza nella struttura medesima.

Ora, visto che nessuno dei residenti del Campo ha potuto firmare un contratto d’affitto quello che succederà da qui ai prossimI giorni sarà che alcune famiglie si trasferiranno in “moduli abitativi”. Vale a dire camper e roulotte acquistati con l’incentivo finanziario del Comune. Solo e soltanto per i prossimi sei mesi (poi non si sa cosa succederà) potranno essere utilizzati i soldi che dovrebbero essere destinati all’inclusione abitativa (vale a dire al “superamento dei campi”) per consentire agli abitanti del Camping River di poter continuare a vivere temporaneamente in un’altra struttura. Struttura che potrebbe essere proprio il Camping River. Insediamento che – denuncia l’Associazione 21 Luglio – per l’occasione non si sarà più un “campo” ma verrà rinominato da “villaggio attrezzato” a “struttura ricettiva temporanea”.
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Oppure in alternativa il Comune darà un aiuto economico per l’affitto di una roulotte o di un container all’interno di un camping, scriveva un paio di giorni fa su Facebook il Presidente della 21 Luglio Carlo Stasolla riportando il colloquio tra una donna rom rumena e l’assistente sociale del Comune. Risulta al momento che solo 5  famiglie del Camping non hanno i requisiti per rientrare nel piano di accoglienza del Comune ma dopo gli accertamenti della Guardia di Finanza, che dovevano servire ad individuare le famiglie “fragili” i residenti del River sono stati abbandonati a loro stessi. Stasolla riferisce che «solo una metà dei nomadi sono stati chiamati dal Dipartimento per capire quale sistemazione potevano trovare. Ad oggi, non c’è una soluzione. Sono previsti al massimo 800 euro per nucleo come rimborso, ma non sarà certo facile per persone che hanno un Isee uguale a zero trovare chi affitta loro una casa». Nel frattempo il Comune – denuncia l’Associazione Nazione Rom – non ha messo in campo nessuna iniziativa per risolvere il dramma sanitario del Campo di Castel Romano. E quanto pare i bandi per il “superamento” dei campi de La Barbuta e de La Monachina non stando andando nella direzione giusta: per il primo si è presentata solo la Croce Rossa per il secondo nessuno.