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Scale mobili, rischio chiusura per altre stazioni a Roma

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Il dramma delle scale mobili della metropolitana a Roma non si ferma. Dopo la chiusura delle tre stazioni di Repubblica, Barberini e Spagna decisa da ATAC in seguito all’inchiesta della magistratura, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha sollecitato al Campidoglio e ad ATAC un controllo a tappeto delle altre fermate, con disattivazione in caso di anomalie.

Scale mobili, rischio chiusura per altre stazioni

E così il 21 marzo il ministero di Toninelli ha chiesto all’USTIF e all’ATAC di accertare e dichiarare la sussistenza delle condizioni di sussistenza previste dalla legge. Non solo. Nella stessa lettera, inviata anche ad ATAC, il MIT dà mandato all’Ustif di chiedere alla municipalizzata «con ogni possibile urgenza, la verifica delle manutenzioni eseguite al fine di accertare che le stesse siano correttamente compiute su tutte le scale mobili in servizio e nel caso si evidenzino rilevanti anomalie del processo manutentivo, di provvedere alla sospensione».

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I numeri della metropolitana a Roma (Il Messaggero, 25 marzo 2019)

ATAC ha intanto revocato il contratto di manutenzione con Metro Roma Scarl ed è alla ricerca di sostituti con una procedura d’urgenza. Intanto la procura della Corte dei Conti valuta un possibile danno da disservizio e mette nel mirino le richieste di risarcimento di ATAC nei confronti di Metro Roma Scarl. Se non partiranno, interverranno i pm contabili.

Le scale mobili a Repubblica, Barberini e Spagna chiuse e l’appalto con il 50% di ribasso

Intanto qualche giorno fa Virginia Raggi ha annunciato in diretta a Non è l’Arena che ha chiesto all‘amministratore di ATAC Paolo Simioni di rescindere il contratto con la ditta che si occupa della manutenzione delle scale mobili dopo la chiusura contemporanea di Repubblica, Barberini e Spagna, tre fermate del Centro di Roma.

La notizia ha dell’incredibile perché se davvero c’è un problema con le manutenzioni Simioni avrebbe dovuto cacciare la ditta tempo fa visto che è più di un anno e mezzo che siede sulla poltrona di ATAC. Se è la sindaca che deve consigliargli come dirigere l’azienda, allora tanto vale non pagargli il sontuoso (rispetto alle condizioni dei trasporti in città) stipendio che percepisce, come direbbe Beppe Grillo se al governo a Roma non ci fosse il M5S.

Ma come mai la manutenzione delle scale mobili a Roma non funziona? Il Messaggero ha intervistato qualche giorno fa Giorgio Del Vecchio, il titolare della ditta di Napoliche, in asse con un’impresa romana, nel 2017 si è aggiudicata l’appalto della manutenzione sulle metro A e B della Capitale. Una commessa milionaria, vinta con un ribasso del 49% rispetto alla base d’asta: forse un elemento per comprendere come mai la manutenzione non dia risultati è proprio questo.

C’è chi dice che se un appalto si aggiudica con quasi il 50% di ribasso, si risparmia troppo, magari anche sui ricambi…
«Ma non è assolutamente vero. Noi ce lo siamo aggiudicati con il 49% di ribasso, ma prima era stato aggiudicato con il 55%, forse sono troppo alti i prezzi della base di gara. E con noi i guasti sono diminuiti, rispetto al vecchio gestore: erano 1.200 al mese, noi siamo scesi a 800».

Se Atac annullerà il contratto d’appalto, come ha detto sabato, farete causa?
«Sicuramente. Noi abbiamo 40-50 persone a lavorare su Roma. Ma abbiamo avuto tanti problemi, questo appalto è stato osteggiato fin dall’inizio. Siamo noi che non vediamo l’ora di andar via».

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