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ATAC, le tre fermate della metropolitana chiuse

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Repubblica, vietata da cinque mesi dopo il grave incidente ai tifosi russi del Cska, Barberini e Spagna: mentre ATAC riparte, come dice la sindaca Raggi con audacia e sprezzo del ridicolo, perché riesce a partorire un bilancio trimestrale non in rosso, vengono chiuse tre stazioni della metropolitana che portano in centro perché le scale mobili sono pericolose. E le scale mobili sono pericolosi perché quelli che (secondo il M5S) sono ripartiti non hanno effettuato la manutenzione.

ATAC, le tre fermate della metropolitana chiuse

Il pericolo (dei cittadini) è il mestiere di ATAC: soltanto giovedì è crollata davanti agli utenti la scala mobile della fermata Barberini. La stazione è rimasta chiusa fino alla sera, finché il collaudo terminato della scala mobile accanto a quella dell’incidente ha reso possibile riaprire la stazione, anche se con gli impianti dimezzati. Ieri però il magistrato ha deciso di aprire un’inchiesta ipotizzando il reato di frode in pubbliche forniture, mettendo sotto sequestro tutte le scale mobili. E siccome a Barberini, come a Spagna e a Repubblica, non ci sono scale, ma solo impianti mobili, la stazione è diventata di fatto impraticabile, dunque chiusa.

Uno stop & go esasperante, che mette ogni giorno a dura prova la pazienza dei romani. Il Campidoglio, che cerca di utilizzare i media per far fare bella figura alla sindaca, ha fatto sapere che  su input della sindaca, ATAC si è decisa a rescindere il contratto con il consorzio MetroRoma, che da luglio 2017 si occupa della manutenzione delle scale mobili delle metropolitane, dopo essersi aggiudicata l’appalto con il massimo ribasso, offendo 11 milioni, quasi la metà della cifra base d’asta.

Naturalmente se è la sindaca che deve dire ad ATAC con chi rescindere i contratti, significa che il lauto stipendio (rispetto ai magrissimi risultati) che percepisce l’amministratore scelto dalla sindaca sono soldi buttati, visto che avrebbe dovuto accorgersene lui. E quindi con le tasse i romani continuano a pagare due stipendi (quello della sindaca e quello dell’amministratore) per vedere svolto, nella maniera che tutti possiamo “ammirare”, un solo lavoro.

L’indagine per frode

Adesso ci sono anche le ipotesi di reato: frode nelle pubbliche forniture, insomma manutenzioni non fatte o svolte in modo approssimativo dal consorzio che si era aggiudicato la commessa, una ditta di Napoli raggruppata a un’impresa di Roma. Gli indagati sono in tutto 12 e tra loro ci sono anche dirigenti e dipendenti di ATAC: Raffaele Santulli, responsabile dell’Area Manutenzione Infrastrutture, Renato D’Amico, Responsabile sicurezza, Alessandro Galeotti, addetto alla vigilanza delle scale mobili, e anche Nazario Filippi ed Ettore Bucci.

Sul registro degli indagati ci sono già i nomi del legale rappresentante e di addetti ai controlli della ditta incaricata di effettuare verifiche e controlli: Giuseppe Ottuso, Fiorenzo Girone, Alessandro Antonelli, Daniele Ammerata, Paolo Della Chiara, Adrian Andi Stroilescu e Sossio Barra. In tutto ciò, non una parola sulla vicenda da parte della sindaca Virginia Raggi, che come noto preferisce dare solo notizie positive e parlare di cose brutte soltanto quando è impossibile ignorarle, come quando le arrestano il presidente dell’Assemblea Capitolina.

Anche Linda Meleo, assessora alla Roma Immobile da ormai due anni e nove mesi e alfiera di un servizio che è peggiorato nei numeri – rimarrà agli annali il servizio TV in cui affermava che il servizio stava migliorando… – non ha ritenuto di dover pronunciare una sola parola a proposito della vicenda, anche solo per scusarsi con i cittadini romani per gli incredibili disservizi che devono subire in una città già ridotta a una monnezza mentre deve pagare una delle tariffe rifiuti più alte d’Italia.

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