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Lo sgombero della baraccopoli di San Ferdinando è una farsa

Salvini ci racconta di essere passato dalle parole ai fatti e di aver sottratto i migranti dalle grinfie di mafie e criminalità. Ma nella realtà dei fatti per una baraccopoli demolita già spunta una nuova tendopoli. E i migranti che non avranno diritto a trasferirsi finiranno di nuovo nelle mani di criminali e sfruttatori

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Il ministro dell’Interno Matteo Salvini non riesce a trattenere la sua soddisfazione per lo sgombero della baraccopoli di San Ferdinando (Reggio Calabria) ed esplode in uno slogan di sicura presa sul suo elettorato: dalle parole ai fatti. Oggi le ruspe di Stato tanto care a Salvini hanno smantellato le misere capanne dove vivevano oltre un migliaio di migranti. Braccianti sfruttati nei campi della Piana di Gioia Tauro per pochi euro al giorno.

Le chiacchiere di Salvini sulla baraccopoli di San Ferdinando

«Felice di mantenere con gli italiani l’impegno di CHIUDERE i megacentri, sottraendoli a mafie e criminalità, distribuendo gli immigrati in strutture più piccole, controllabili, con taglio dei costi e aumento della trasparenza. C’è chi chiacchiera, c’è chi fa». Così Salvini su Twitter continua a confondere una baraccopoli con i centri di accoglienza. Una confusione pericolosa perché lascia intendere che insediamenti come quelli di San Ferdinando siano la stessa cosa del centro di Castelnuovo di Porto fatto sgomberare nelle scorse settimane. E ce n’è voluto a Salvini – che pure è stato eletto in Calabria – per passare dalle parole ai fatti: ci sono voluti i morti. L’ultimo due settimane fa, un altro a dicembre. Ma è comprensibile, il ministro è occupato a pensare a prima gli italiani. Quelli di San Ferdinando non lo sono.

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Cosa succederà ora ai residenti della baraccopoli? Il prefetto di Reggio Calabria, Michele di Bari, ha spiegato che «per ogni migrante abbiamo stabilito un posto dove andare, in parte nella nuova tendopoli, nella maggior parte nei Cas e negli Sprar». Ma le cose stanno diversamente. Perché anche in base al Decreto Sicurezza voluto da Salvini solo richiedenti asilo e rifugiati hanno diritto all’accoglienza e saranno trasferiti negli  Sprar (i centri del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) e nei Cas (Centri accoglienza straordinari). Sono seicento in tutto, meno della metà dei residenti. Per coloro che invece hanno la protezione umanitaria la soluzione è una sola: la tendopoli. Anche questa sarà temporanea, proprio come quella che ha costituito il nucleo originale dell’insediamento

Dalla baraccopoli alla tendopoli

La situazione peggiore è quella di chi non ha nemmeno diritto alla protezione umanitaria. Loro – scrive Guido Ruotolo – semplicemente non esistono. Qualcuno magari si è già allontanato nei giorni scorsi quando era stato annunciato lo sgombero. Secondo i sindacati si sono dispersi nelle campagne circostanti. Questa mattina nella baraccopoli erano presenti appena 300 persone (600 secondo la Questura), sui circa 1.500 “residenti” totali. «In molti non si sono fatti trovare e si sono spostati nei dintorni, altri hanno deciso di partire per altre zone» racconta a Repubblica Peppe Marra di USB. E del resto il passaggio dalle parole ai fatti di Salvini sta tutto nella tendopoli che sta sorgendo dall’altra parte della strada.

Dalle baracche di legno e lamiera alle tende il passo è breve. Il cambiamento è di fatto inesistente perché la situazione rimane la stessa. Più fortunati saranno quelli che saranno trasferiti altrove, all’interno dei centri. Ma anche qui c’è un prezzo da pagare: la perdita del lavoro. Un lavoro dove erano sfruttati da italiani e costretti a vivere in condizioni disumane. Ma un lavoro dal quale dipendono non solo per il sostentamento ma anche per il rinnovo documenti.

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Via Twitter.com

Cosa succederà quando non lo avranno più? Chi impedirà loro di tornare per riscuotere la paga? Il governo ha preferito risolvere il problema della presenza dei migranti invece che affrontare quello dello sfruttamento. Si smantella una baraccopoli e si fa nascere una tendopoli. Anche la dignità è cosa per cui vengono prima gli italiani e poi tutti gli altri. I lavoratori che hanno lasciato San Ferdinando torneranno, magari in altri punti della Piana, oppure andranno a fare i braccianti altrove, sempre sfruttati da altri datori di lavoro italiani. Perché è così che funziona. Anche lo sgombero, presentato come  una vittoria è in realtà un fallimento.

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via Facebook.com

Il fallimento della strategia adottata in questi ultimi tempi dalla Prefettura che aveva tentato di convincere i migranti a trasferirsi altrove. Per Salvini invece è una vittoria, la dimostrazione che difende la sicurezza degli italiani (e non, ovviamente i diritti dei migranti). Eppure in che modo distribuire centinaia di disperati senza lavoro in giro per l’Italia possa contribuire ad aumentare la sensazione di sicurezza del Paese non è dato di saperlo. Ed è quasi del tutto scontato che tutti coloro che non avranno diritto di essere accolti negli Sprar, nei Cas o nella nuova tendopoli finiranno rapidamente nelle mani di mafie e criminalità. Proprio il problema che Salvini dice di aver risolto oggi.

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