Economia

Ma Salvini lo sa che i dazi USA colpiranno anche le aziende italiane?

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La campagna elettorale è finita e Matteo Salvini può finalmente tornare a dedicarsi  quello che sa fare meglio. Per questo motivo il ministro degli Interni è volato negli USA (troppi gabbiani a Roma) per incontrare il segretario di Stato Mike Pompeo e il vicepresidente Mike Pence. È noto infatti che quando hai dei problemi con i partner europei che ritengono tu non sia poi così interessato a restare nell’Unione Europea la cosa migliore da fare sia quella di andare in vista negli Stati Uniti da uno che proprio con il nostro continente ha deciso di ingaggiare una lotta a base di dazi commerciali.

Salvini non ha capito come funziona il sistema dei dazi

Salvini è sempre stato un grande amico ed estimatore di Trump e forse è proprio la passione per il grande costruttore di muri statunitense che non consente al Segretario della Lega di essere del tutto obiettivo. Dopo l’incontro con il vicepresidente Mike Pence il ministro degli interni italiano ha dichiarato a proposito della guerra commerciale USA-UE «conto che le aziende italiane possano essere al riparo dai dazi. Se altre aziende di altri Pesi europei non avranno la stessa fortuna, non è un problema mio». Questa è l’essenza più vera della ridicola vicenda del sovranismo, che crede che ci possa essere una qualche comunione di intenti con altri sovranisti. Ma già gli amici europei di Salvini hanno dimostrato che il sovranismo italiano va bene fino a che non inizia a chiedere soldi per l’Italia.

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Nel caso di Trump la questione è diversa. Salvini dice: «penso che nell’obiettivo di Trump non ci sia l’Italia e i suoi prodotti. Mi sembra sia chiaro che i problemi stiano altrove, a Berlino piuttosto che a Parigi». Insomma in virtù dell’amicizia e reciproca stima con il Presidente USA il vicepremier ritiene di poter godere di un trattamento di favore. Ma Salvini finge di non sapere che se Trump decidesse di imporre dei dazi sulle importazioni di automobili europee non ci sarebbe modo di escludere quelle prodotte in Italia.

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Che garanzie ha dato Trump a riguardo dei dazi? Le ultime notizie parlavano dell’intenzione di imporre dazi su prodotti made in EU per un valore di 11 miliardi di dollari. Secondo Coldiretti nel mirino ci potrebbero essere anche i prodotti dell’agroalimentare italiano: circa il 50% del totale di quelli esportati negli USA dalle aziende italiane (tra cui ad esempio il Prosecco o il Pecorino Romano).

Tutto quello che Salvini non dice sui dazi USA nei confronti dei prodotti UE

Ma poniamo per ipotesi che Trump riesca in qualche modo a colpire solo le automobili tedesche. Salvini – che non risulta essere il ministro dello Sviluppo Economico – ritiene forse che tutta la filiera dell’automotive tedesca sia in Germania? Si sbaglia. Perché molti dei componenti delle auto teutoniche vengono prodotti in Italia. Per alcune aziende la Germania vale tra il 30% e il 50% dei ricavi. Di conseguenza una flessione delle esportazioni  a causa dei dazi USA finirà per colpire anche le aziende italiane. In questo modo si manda a sbattere un’intera filiera produttiva. E che non si creda che i dazi USA su su elicotteri e aerei e loro componenti non possa colpire anche l’industria aeronautica italiana. Ad esempio Leonardo-Finmeccanica ha sedi anche Germania, Spagna e Regno Unito, da dove esporta in tutto il mondo.

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Salvini lo sa che Trump ha questa visione dei rapporti commerciali tra stati?

L’unica soluzione per poter evitare i dazi USA nei confronti dell’Unione Europea potrebbe essere quella di uscire dalla UE. Ma oltre al disastro che comporta questo significa dover rinegoziare da soli (ovvero con un potere di trattativa ridottissimo) gli accordi commerciali con il WTO. Chiedete al Regno Unito come se la sta cavando sul quel frangente. E naturalmente dovremmo negoziare accordi comerciali anche con gli ex partner europei, verso i quali improvvisamente non potremmo più esportate beni e servizi senza dazi.

Quando Salvini lodava la politica dei dazi di Trump

Ma soprattutto a Trump non interessa nulla dell’Italia. In un tweet del 2018 il presidente USA (che non ha nemmeno idea di come si tratti con la UE) scriveva che se la bilancia commerciale USA era a favore di un dato paese (ovvero gli Stati Uniti importano più di quanto esportino) la soluzione è semplice: smettere di commerciare con quel paese alzando le tariffe doganali. Basta guardare le statistiche sul sito del MISE per vedere che al momento la bilancia commerciale è a nostro favore. E indovinate cosa esportiamo di più? Proprio alcune delle categorie che potrebbero essere colpite dai dazi.

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Salvini sogna un mondo di dazi perché crede che il protezionismo sia la risposta a tutti i problemi del Paese. Del resto lui è latore di una visione di chiusura (dei porti, delle dogane) che però per un Paese come il nostro significa asfissia commerciale. Ma c’è di più, perché il vero pensiero di Salvini è un altro. Quando nel 2017 Trump minacciò per la prima volta la trade war con la UE l’allora europarlamentare dichiarò di ammirare «i leader politici che fanno gli interessi dei loro cittadini. Non capisco perché l’Italia sia governata da gente che faccia gli interessi degli altri e non degli italiani». Non solo, secondo Salvini i dazi erano una cosa positiva perché servivano a “proteggere”.

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Poco importa che a pagarne il prezzo poi fossero consumatori e aziende (al momento non risulta esserci un interesse ad esportare i politici italiani). Cosa ancora peggiore è che il ministro di un paese fondatore dell’Unione Europea si schieri dalla parte di un Presidente che sta facendo di tutto per indebolire la UE. Salvini in questo senso è un po’ come il tizio che taglia il ramo dell’albero su cui è seduto o quello che invece che fare squadra gioca per gli avversari passandogli gli schemi di gioco. Ma sicuramente ci spiegheranno che è fa pare di una grande strategia per trattare con la UE (un po’ come i minibot, gli annunci di fare 30 miliardi di euro di deficit aggiuntivo o di uscire dall’euro).

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