Politica

Salvini e la favola dei 38 miliardi di incassi per la pace fiscale

salvini pace fiscale condono

Ieri Matteo Salvini era in estrema difficoltà dopo aver pestato la doppia merda delle cassette di sicurezza e la faccenducola dell’arresto del suo consigliere per l’energia Paolo Arata. E allora prima ha avuto l’ideona di mettersi a contare i gabbiani a Roma (le priorità, raga) e poi ha ricicciato un video della sua ospitata a Porta a Porta in cui parla della pace fiscale, ovvero del condono targato Lega-M5S.

Salvini e la favola dei 38 miliardi di incassi per la pace fiscale

Il problema è che quello che ha detto è pericoloso, perché dimostra che il leader della Lega non sa contare e questo può avere una certa rilevanza ai fini della Legge di Bilancio 2020, per la quale deve trovare 24,5 miliardi per le clausole IVA e in più coprire la sua promessa di flat tax per una cifra che, a seconda dei calcoli ottimistici e pessimistici, potrebbe arrivare ad altri 30 miliardi.

pace fiscale liti tributarie
La pace fiscale e le liti tributarie (Il Sole 24 Ore, 3 dicembre 2018)

Prima di tutto vediamo da dove vengono quei 38 miliardi: da due diversi provvedimenti, ovvero la rottamazione ter e la pace fiscale. Gli incassi ammontano rispettivamente a 8,7 miliardi di euro (per 3,5 milioni di cartelle) per il saldo e stralcio e a 29,5 miliardi (per oltre 9,4 milioni di cartelle) per la rottamazione ter.

Perché Salvini non sa contare

Questa è la base, ma dalle somme vanno tolte le sanzioni  facendole scendere a 6,5 miliardi e di 21,1 miliardi. Da qui si potranno calcolare gli importi effettivi, come ha spiegato qualche giorno fa il direttore generale dell’Agenzia delle Entrate, Antonino Maggiore, in commissione Finanze del Senato:

Per il saldo e stralcio a fronte di istanze presentate per 6,5 miliardi, considerando che il pagamento previsto è tra il 16 e il 35% si può stimare un incasso finale per lo Stato variabile tra 1,04 e 2,27 miliardi. Per la rottamazione ter il calcolo è più difficile. Lo stesso Maggiore ha spiegato che stimare quanto effettivamente lo Stato incasserà dalla “rottamazione ter” e dal “saldo e stralcio” è “aleatorio”, tutto dipende da quanti pagheranno alla fine della rateazione e “quanti invece hanno fatto istanza come manovra dilatoria”. Maggiore ha ricordato che “in passato l’incasso effettivo per il fisco è stato del 46-47% del valore complessivo”. Si aggiungerebbe cioè una decina di miliardi al conteggio, ma “confidiamo che lo strumento ottenga un risultato ancora migliore, proprio perché, nonostante sia la terza volta che viene introdotto, le istanze sono state le più alte in assoluto”.

pace fiscale isee saldo e stralcio
Pace fiscale: il saldo e stralcio con l’ISEE (Il Sole 24 Ore, 8 gennaio 2019)

Finita qui? No. Perché ora viene il bello, come segnala Roberto Petrini su Repubblica:

In verità i 21,1 miliardi certificati dall’Agenzia dovranno fare i conti con un taglio di circa il 50% quando chi ha aderito si troverà a pagare. La somma si ridurrà a 9-10 miliardi perché, come ha dimostrato la Corte dei Conti, molti aderiscono al condono per bloccare i pignoramenti e poi, al momento di chiudere la partita, si defilano. Poco da rallegrarsi anche ai fini dei conti pubblici: gli incassi dei condoni sono una tantum, sono già stati utilizzati per coprire spese e si spalmano su 5 anni.

Gli incassi sono da intendersi in anni numero cinque. E per coprire spese si avrebbe quindi un quinto della cifra sparata da Salvini (che, come abbiamo visto, in ogni caso non corrisponde agli effettivi incassi). Anche stavolta quindi il leader della Lega non ci ha spiegato dove trova i soldi per le clausole e la flat tax. E intanto siamo a giugno. A settembre bisogna presentare la legge di bilancio. Tra poco si va tutti al mare. Il tempo passa, il tempo stringe. Le promesse contano. Tic, tac, tic, tac, tic tac, tic tac.

Leggi anche: Perché Salvini non ci porta le prove che Sea Watch è in combutta con gli scafisti?