Politica

La rosicata di Salvini che attacca Conte per far dimenticare i mojito al Papeete

matteo salvini don chuck castoro

Matteo Salvini pare Don Chuck Castoro. Per far dimenticare tutti i mojito che al Papeete lo hanno portato a far cadere un governo in cui tutti gli portavano l’acqua con le orecchie per rimediare elezioni che non poteva ottenere, continua a raccontare a tutti la barzelletta del complotto contro di lui che lo ha portato fuori dal Viminale e dalla maggioranza. Si tratta di sciocchezze sesquipedali perché ci sono molti dati di fatto che lo smentiscono, ma nonostante tutto il Corriere della Sera, nell’articolo di Marco Cremonesi, se le beve una dopo l’altra:

«Mi chiedo: da quando il nostro governo ha smesso di funzionare? La risposta è: da quando Conte ha avocato tutto a Palazzo Chigi. Ha accentrato i dossier su di sé e tutto si è bloccato: codice degli appalti, autonomia, giustizia, riforma fiscale… Persino il turismo e le adozioni». Insomma, stoppare il vecchio governo mentre si preparava la strada a quello nuovo?

Salvini ricorda quella convocazione delle parti sociali al Viminale che suscitò le ire del premier: «Io ero imbarazzato. Gli imprenditori mi dicevano che sul codice degli appalti attendevano novità già a fine 2018, mentre all’inizio di questo mese nulla ancora si era mosso. Viene davvero il dubbio che tutto fosse organizzato».

Il problema del Capitano è che con queste affermazioni si infila preciso preciso nel teorema della Fontana di Trevi, già celebrato da Totò e Peppino: se davvero stavano tutti cercando di fregarlo (e non è vero, ma non importa) lui si è fatto fregare come un allocco, senza accorgersi di nulla anzi aiutando oggettivamente i cospiratori a farlo fuori con l’uscita contro il governo. In più Salvini dovrebbe spiegare come mai, se il M5S lo ha fregato, lui ancora ieri è andato da Mattarella per proporgli un governo guidato dal capobanda della cospirazione contro di lui, ovvero Di Maio. Il problema è che Salvini si è autofregato perché “Si atteggia a Mitterrand ma è peggio di Nerone”, come cantava De Gregori. E oggi, con questi sbrocchi, fa la figura del rosicone:

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