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Mentana e il retroscena della telefonata tra Salvini e Zingaretti sulle elezioni

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Ieri durante lo speciale del Tg di La7 sulla crisi di governo Enrico Mentana ha raccontato un retroscena sulla decisione di Salvini di far cadere il governo Conte. Secondo il racconto Salvini ha telefonato a Zingaretti per trovare con lui un “accordo” per andare ad elezioni. Ovvero per essere rassicurato che il Partito Democratico non avrebbe tentato un’interlocuzione con il MoVimento 5 Stelle per il governo: un questo modo la Lega avrebbe preso il 40% dei voti (secondo i sondaggi) e Zingaretti avrebbe messo i suoi uomini in parlamento (mentre ora la maggioranza parlamentare del PD è renziana). Mentana ha raccontato anche di una seconda telefonata in cui Salvini avrebbe chiesto a Zingaretti se Renzi volesse andare o meno alle elezioni e anche su questo il segretario del Partito Democratico lo avrebbe rassicurando sostenendo che anche il senatore di Scandicci voleva andare alle elezioni con il suo nuovo partito o movimento. Poi le cose sono andate come sappiamo: Renzi ha aperto al M5S nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera, poi è arrivata anche l’apertura di Zingaretti e oggi il governo M5S-PD è a buon punto.

In un altro video, mentre era a colloquio con Franco Bechis del Tempo e Tommaso Labate del Corriere, Mentana conferma il retroscena con l’appoggio di Bechis, il quale si rivela essere la fonte dello scoop perché lo stesso conduttore dice che l’ha scritto lui.

La coerenza del racconto fa però a pugni con alcuni dati di fatto oggettivi. Il primo è che nel partito di Zingaretti c’è una corrente che da tempo perora la possibilità di un’alleanza con il MoVimento 5 Stelle e della quale fanno parte grandi elettori dell’attuale segretario come Franceschini e Bettini. Il secondo è che proprio per questo le rassicurazioni di Zingaretti sull’atteggiamento del PD riguardo le elezioni anticipate avrebbero lasciato a chiunque conoscesse la complessità della politica qualche dubbio sulla parola del segretario del Partito Democratico e sul fatto che nel PD si faccia “come dice lui”. Il terzo dato di fatto è che l’analisi di Mentana fa talmente comodo a Salvini, che così ci fa la figura del tradito e del raggirato ma non del pazzo, che è facile immaginare chi ne sia la fonte. Ovvero uno che tre mesi fa veniva considerato il nuovo genio della politica italiana e che, se la storia fosse vera, si sarebbe invece fatto fregare come un bimbo da una telefonata.

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