Cultura e scienze

La fantastica rosicata di Marione e dei sovranisti per Rula Jebreal a Sanremo

Giovanni Drogo|

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Alla fine la RAI ha deciso che Rula Jebreal potrà partecipare alla settantesima edizione del Festival di Sanremo. Come ampiamente prevedibile la decisione ha sconvolto i fan del sovranismo all’italiana. Il motivo è molto semplice: la giornalista ha la cittadinanza italiana ma è di origine straniera. Oltre a questo si è resa colpevole di un reato terribile: dopo l’attentato di Macerata, quello di Luca Traini, ha scritto che in Italia c’è un problema di razzismo. Non proprio una novità o un’accusa campata in aria visto che del razzismo in Italia parlano in tanti, anche tra gli italiani “di nascita”.

Marione cacciato per una vignetta (e Corona in carcere per due foto!)

Ma appunto Rula Jebreal non è nata in Italia, quindi è una di quelle persone che devono essere eternamente grate della possibilità che è stata loro concessa e non devono mai e poi mai permettersi di criticare il paese che le ha accolte. A ribadire il concetto ci pensa Mario Improta, in arte Marione, con un passato da attivista del M5S e un presente da dirigente di Vox Italia. Appena è stata data la conferma della presenza della giornalista israeliana al Festival Improta non è riuscito a trattenere tutta la sua indignazione

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«Io sono stato messo alla gogna e costretto a rinunciare ad un incarico gratuito per una vignetta e questa cialtrona che ha insultato il mio popolo verrà pagata con i miei soldi?» tuona Marione che subito dopo sforna uno dei suoi capolavori.

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Marione però dimentica due cose: la prima è che la vignetta per cui è stato “messo alla gogna” era una in cui tentava malamente di fare satira sui campi di concentramento per la quale si è preso le critiche da parte dell’Auschwitz Memorial. La seconda è che dire che ci sono italiani razzisti, sessisti e xenofobi è purtroppo la verità, ma questo non significa che lo siano tutti. Né che per questo motivo Rula Jebreal non possa parlare liberamente in Italia o dal palco dell’Ariston.

Rula Jebreal andrà a Sanremo (per la gioia dei sovranisti)

Ma non è solo Marione ad essere arrabbiato. Perché nei giorni scorsi la Jebreal era stata oggetto delle attenzioni dei difensori della Patria. Qui sotto possiamo ammirare il tentativo del senatore Lucio Malan di accostare la giornalista che andrà a Sanremo alla figura di Harvey Weinstein, il produttore hollywoodiano accusato di molestie da numerose attrici che hanno dato vita al movimento MeeToo (donne alle quali in pochi, in campo sovranista, hanno creduto).

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È quindi del tutto “naturale” che anche alla notizia della conferma della presenza di Rula Jebreal al Festival si siano scatenate nuove polemiche. Come quelle di chi si diverte a malignare sul fatto che la Jebreal non parlerà delle violenze sulle donne nei paesi islamici. Perché è cosa nota che i sinistri vogliano colpevolizzare solo gli italiani. Ma è altrettanto evidente che Sanremo è in Italia e che si parlerà presumibilmente di questioni italiane. Ma a più di  un mese dall’inizio del Festival è davvero difficile sapere di cosa parlerà la giornalista di origine palestinese.

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Altri invece preferiscono parlare del boicottaggio che si preparano a mettere in atto nei confronti della Rai per dimostrare tutto il loro sdegno. C’è però un dilemma: come fare a seguire e tifare per Rita Pavone, l’idolo delle folle sovraniste in gara sul palco dell’Ariston?

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Un altro sostiene che Rula Jebreal – definita “una stronzetta di sinistra” – “non rappresenta nessuno”. Ma da che mondo è mondo a Sanremo non si va perché si è eletti da qualcuno, quindi al massimo parlerà rappresentando sé stessa, come ha sempre fatto e come fa più o meno chiunque salga sul palco del Festival.

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Sembra davvero inconcepibile che una donna possa parlare di violenza contro le donne in diretta televisiva. Magari Rula Jebreal non dirà nulla di eclatante, ma perché bollare un discorso a favore dei diritti delle donne (e contro gli uomini che le uccidono o le violentano) come appartenente ad una sola parte politica? Non ha senso.

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Come del resto sono senza senso le accuse di essere “una simpatizzante degli Hezbollah” che andrà a fare un comizio oppure di quelli che – dimostrando che in Italia alla fine c’è davvero un problema di razzismo – continuano a rimarcare il fatto che è una donna “nera” che odia l’uomo bianco. Esattamente quel genere di vittismo da white genocide che è alla base del suprematismo bianco di certi gruppi di neonazisti.

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