Economia

Roberto Fico e il taglio dell’indennità (come Grasso e Boldrini)

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Dopo aver combattuto per cinque anni la casta a colpi di scontrini Roberto Fico ha iniziato ad abbattere i privilegi del suo nuovo ruolo di terza carica dello Stato. Lo ha fatto ieri, scegliendo di fare una cosa inconsueta per un Presidente della Camera (e anche per lo stesso Fico), quando ha deciso di recarsi a Montecitorio in autobus come un normale cittadino. Ieri sera al TG1 Fico ha fatto un altro annuncio: l’epoca dei privilegi è finita, è giunto il momento di ridurre i costi della politica.

Quando Pietro Grasso e Laura Boldrini si erano tagliati i privilegi

Il Presidente della Camera ha fatto sapere di avere l’intenzione di rinunciare all’indennità di funzione da presidente della Camera. Da alcuni pasdaran pentastellati la notizia è stata accolta come se Fico avesse annunciato di dimezzarsi lo stipendio: non è così. E a dirla tutta non è nemmeno una novità perché già Laura Boldrini aveva dato una vigorosa sforbiciata ai costi della politica e al suo stipendio. Nel marzo del 2013 la Boldrini aveva comunicato in una nota la sua intenzione a rinunciare «all’uso dell’alloggio di servizio e al rimborso delle spese accessorie di viaggio e telefoniche. Inoltre, domando che l’indennità di funzione connessa alla carica di Presidente della Camera dei Deputati e il mio rimborso delle spese per l’esercizio del mandato parlamentare siano ridotti della metà. Quanto specificamente a quest’ultima voce, preciso che rinunzio alla parte dovuta ai rimborsi forfettari».

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Un articolo del Sole 24 del 21 marzo 2013 spiegava che lo staff della Camera aveva sottolineato che l’indennità e diaria della presidente della Camera non si possono intaccare. Si tratta, rispettivamente, di 5mila e 3.500 euro circa al mese. La Presidente aveva invece deciso di dimezzare sia il rimborso spese per l’esercizio del mandato sia l’indennità di funzione passando nel primo caso da quasi 3.700 euro a oltre 1.800 euro e nel secondo da 3.800 a 1.900 euro. Nel complesso il taglio operato da Laura Boldrini aveva comportato una riduzione del 30% dello “stipendio” (che come detto è comporto da più voci). Il Presidente del Senato Pietro Grasso fece ancora di più annunciando il dimezzamento della scorta e la riduzione del cinquanta per cento della sua retribuzione netta mensile che passava così da 18.600 a 9.000 euro al mese. Inoltre Grasso aveva stabilito di dimezzare anche il costo complessivo lordo del Gabinetto del Presidente e del fondo consulenza. L’ultima dichiarazione dei redditi della Presidente della Camera uscente ammontava a 137.337 euro, poco meno di 40mila euro in più rispetto a quanto dichiarato dai francescani parlamentari del M5S che mediamente dichiarano 98mila euro.

Roberto Fico si dimezza lo stipendio? Non proprio

Il percorso virtuoso di riduzione dei costi della politica era già iniziato ben prima dell’avvento di quella che i pentastellati chiamano la Terza Repubblica. Sia la Boldrini che Grasso avevano già rinunciato ad una fetta della loro retribuzione in nome di una progressiva razionalizzazione delle spese e taglio degli sprechi. Roberto Fico ha dichiarato di voler fare ancora di più e meglio di aver deciso “di rinunciare totalmente alla mia indennità di funzione da presidente della Camera”.

Questo però non significa che Fico si è “dimezzato lo stipendio” visto che a concorrere alla retribuzione mensile di un parlamentare non c’è solo l’indennità di carica (alla quale per altro i 5 Stelle hanno sempre rinunciato) ma anche le numerose voci elencate sul sito della Camera (e parallelamente su quello del Senato). È da vedere se Fico rinuncerà, come ha fatto la sua predecessora, anche all’alloggio di servizio e al rimborso delle spese accessorie di viaggio e telefoniche e chiederà il dimezzamento del rimborso delle spese per l’esercizio del mandato. Su quest’ultimo punto ad esempio i 5 Stelle hanno regolarmente usufruito dei rimborsi forfetari.

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Ancora più complessa la questione della scorta. Molti supporter pentastellati danno ormai per certo che il Presidente della Camera della GGente abbia rinunciato ad auto blu e scorta. In realtà la legge 133/2002 stabilisce che è il Ministero dell’Interno ad assegnare i servizi di scorta e che non è facoltà del Presidente potervici rinunciare. Insomma la scorta è un obbligo, ed è giusto e doveroso che la terza carica dello Stato non possa affidare la sua sicurezza unicamente nelle mani degli onesti cittadini che sognano la Terza Repubblica.

La lettera con cui Roberto Fico chiede il taglio dell’indennità

In tarda mattinata il Presidente della Camera ha scritto sulla sua pagina Facebook che ha deciso “di rinunciare totalmente e con effetto immediato all’indennità di carica che mi spetterebbe come presidente della Camera dei deputati”. Il motivo, spiega, è molto semplice: “Sono convinto che il taglio ai costi della politica – che non significa taglio dei costi della democrazia – e il superamento definitivo dei privilegi debbano essere delle priorità di questa legislatura. E in tal senso il mio impegno sarà netto, come già dichiarato durante il discorso di insediamento”.

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Roberto Fico rinuncerà quindi allo stipendio aggiuntivo di 4.668,45 euro al mese a cui avrebbe avuto diritto in virtù del suo incarico. Ciò comporta, spiega il Presidente della Camera, “un risparmio di circa 280.000 euro di risorse pubbliche per l’intera legislatura”.

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A dimostrazione del suo impegno Fico ha pubblicato la lettera con cui comunica agli uffici la sua intenzione a rinunciare all’indennità d’ufficio. A differenza della lettera inviata da Laura Boldrini (vedi sopra) non c’è alcun riferimento alla rinuncia all’uso dell’alloggio di servizio e al rimborso delle spese accessorie di viaggio e telefoniche né al taglio del rimborso delle spese per l’esercizio del mandato parlamentare. Per il momento quindi Fico non rinuncia a quei privilegi.

 

 

 

Foto copertina via Twitter.com