Politica

La riapertura dal 4 maggio: il piano nazionale per la fase 2

Il piano nazionale per la fase 2 che prevede la riapertura dal 4 maggio parte anche dal presupposto che nessuno potrà muoversi dalla propria regione. Il governo non si è liberato del sospetto che alcuni governatori, e si pensa a Fontana, si stiano muovendo per ragioni politiche

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Dal 4 maggio ripartiranno solo alcuni settori produttivi nelle zone a minor rischio. Il presidente del Consiglio lo ha spiegato ai governatori nella riunione della task force di ieri smentendo anche la possibilità di anticipare alcuni provvedimenti di riapertura per alcune attività produttive che era circolata nei giorni scorsi.

La riapertura dopo il 4 maggio: il piano nazionale per la fase 2

Il piano nazionale per la fase 2 che prevede la riapertura dal 4 maggio parte anche dal presupposto che nessuno potrà muoversi dalla propria regione. Il Messaggero spiega che il governo si è presentato in modalità frenante e non si è liberato del sospetto che alcuni governatori, e si pensa a Fontana, si stiano muovendo per ragioni politiche:

«La fretta del presidente lombardo è per nascondere i suoi errori», sostengono alcuni partecipanti alla cabina di regia. Dove i tre governatori hanno detto: «Rispettiamo le linee guida del governo su mascherine, app e test, ma vogliamo avere autonomia nelle nostre decisioni». Per esempio sulla riaperture delle scuole comunali e degli asili nido. «Vogliamo su questo e su altro regolarci secondo le esigenze territoriali», dicono i governatori. Ma a Palazzo Chigi avvertono: «Non roviniamo tutti i successi finora ottenuti contro il virus facendo atti d’impazienza e di forzature che sono da evitare».

La Stampa intanto spiega che c’è anche l’idea di non riaprire le regioni come Piemonte e Lombardia e le attuali zone rosse, escludendole dalla fase 2 finché i numeri dell’emergenza Coronavirus non saranno sotto controllo anche lì.

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Le regioni e le province che rischiano di non riaprire (La Stampa, 19 aprile 2020)

Il quotidiano romano spiega che nelle scelte del governo è risultato fondamentale il pressing del Comitato Tecnico-Scientifico, che del resto aveva visto ieri un suo autorevole componente, ovvero Walter Ricciardi, spegnere gli entusiasmi di Fontana sulla riapertura della Lombardia. Anche per Repubblica non ci sarà alcun allentamento del lockdown fino al 4 maggio:

Una ripartenza graduale delle attività produttive gestita non solo in base ai protocolli di sicurezza delle singole aziende, ma anche in rapporto alla situazione dei territori: tutto dipenderà dal numero di contagi e dalle condizioni del sistema sanitario. Terapie intensive libere, Covid hospital, alberghi a disposizione di positivi asintomatici. Ci saranno dei requisiti “locali” da rispettare per consentire il ritorno al lavoro e a una vita quasi normale. Di fatto, potrebbero nascere delle nuove zone rosse perché il divieto di circolazione tra regioni non cadrà ancora per molto tempo, forse per tutto maggio.

I trasporti e le fasce di età escluse dalla riapertura

Repubblica spiega che ci sono nodi irrisolti, primo fra tutti quello dei trasporti per il quale torna in circolazione l’idea di estendere l’orario di lavoro il più possibile per evitare “rush hour”, orari di grande traffico. Varrebbe per imprese, commercio, servizi e se si riuscisse davvero a fare sarebbe una rivoluzione.

In più, c’è il problema della tutela dei più fragili, per i quali potrebbero essere prese cautele maggiori. Ad esempio, agli ultrasessantenni in una prima fase sarebbe sconsigliato — o impedito — il ritorno al lavoro se non a distanza. «Dalla prima tranche di allentamento delle misure restrittive saranno tenuti fuori bar e ristoranti — ha detto il premier — il resto avverrà tenendo conto dell’evoluzione epidemiologica». La task force Colao — all’interno della quale si registrano molti nervosisimi per il mancato coinvolgimento di alcuni — si confronterà nei prossimi giorni anche con i singoli ministri. Mentre martedì o mercoledì dovrebbe esserci un nuovo punto con le Regioni.

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Il conto dei provvedimenti del governo (Il Messaggero, 19 aprile 2020)

Intanto prosegue la riapertura scaglionata tra le regioni. Nel Lazio riaprono le librerie ma con ingressi scaglionati, in Sicilia si torna a fare jogging, in Toscana prevista la distanza di un metro e ottanta fra un lavoratore e l’altro Ecco come cambiano di nuovo le regole sul territorio. Piemonte e Campania confermano la linea dura:

Nel Lazio riaprono domani librerie e cartolerie. Una proroga di una settimana, rispetto a quanto previsto dall’ultimo decreto di Conte, decisa dalla giunta Zingaretti per garantire la sanificazione delle strutture e una nuova organizzazione interna ai locali: accessi scaglionati, all’ingresso ci saranno gel e guanti monouso, il personale avrà l’obbligo di indossare le mascherine. In vigore anche la possibilità di spostarsi nei Comuni limitrofi per coltivare campi di proprietà, ma soltanto una volta al giorno e per un unico componente per ogni nucleo familiare.

In Campania invece vige la dura legge del governatore De Luca. Che continua a non adeguarsi alle disposizioni nazionali sull’apertura di librerie e cartolerie (attività sospesa sino al tre maggio), mentre per i negozi di abbigliamento per bambini il presidente della Regione consente l’apertura per due giorni a settimana, e solo in mattinata. Confermato il divieto di fare attività sportiva all’aperto e anche il no all’asporto e alla consegna dei cibi a domicilio: una materia, quest’ultima, su cui si è accesa una polemica con il sindaco di Napoli Luigi De Magistris.

La Lombardia, che ieri è tornata a chiedere a Conte una riapertura graduale delle attività produttive, manterrà sino al 3 maggio le misure di contenimento fin qui adottate: obbligo di mascherina “o di indumenti atti a coprire la bocca”, chiusura dei parchi recintati mentre a Milano sono stati riaperti i mercati comunali al coperto, in un primo momento preclusi al pubblico. Restano chiuse le librerie, in contrasto con le disposizioni nazionali, mentre con un’ordinanza il governatore Fontana ha dato il via libera alle cartolerie e ai negozi di abbigliamento per bambini.

E anche in Piemonte è negata la possibilità di apertura a librerie, cartolerie ed esercizi commerciali che vendono vestiti per bambini: l’unica eccezione ammessa è per quegli articoli di cancelleria e forniture per ufficio che si possono trovare negli alimentari o in altri negozi cui le norme statali concedono l’attività. In Piemonte, come in altre regioni, rimane proibito lo spostamento verso Comuni diversi da quello di residenza, anche se è motivato dal raggiungimento di una seconda casa.

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