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Renzi e Di Maio, la battaglia di balle sugli impresentabili

luigi di maio matteo renzi m5s

Ieri Matteo Renzi ha ritenuto di non voler strumentalizzare i fatti di Macerata, evidentemente contro la Lega Nord e Matteo Salvini. Oggi il segretario del Partito Democratico va all’attacco di Luigi Di Maio e del MoVimento 5 Stelle per il post comico pubblicato dal candidato premier grillino in cui si inventa un’ipotetica rinuncia alla candidatura per i cosiddetti impresentabili.

Renzi, Di Maio e Dessì: fregnacce su fregnacce

Se il post di Di Maio sul blog delle Stelle viveva di due pesi e due misure, visto che dichiarava impresentabili semplici indagati mentre il M5S ha al suo interno sindaci che tra poco andranno a giudizio per falso, quello di Renzi contiene una serie di affermazioni false nei confronti di Emanuele Dessì, che prima è stato rifiutato dal M5S in base a motivazioni ridicole e adesso si trova infilato in una polemica elettorale nonostante a quanto pare voglia rinunciare al seggio.

emanuele dessì matteo renzi

La storia è semplice: chi in Lazio vota per il Movimento Cinque Stelle si assume la responsabilità di far eleggere al Senato tal Emanuele Dessì, un grillino storico che trovate sul palco con Beppe Grillo e in foto guancia a guancia con i leader 5Stelle. Questo signore è molto vicino agli Spada, di Ostia (ricordate la testata di Spada che spaccò il naso al giornalista Piervincenzi a novembre?) ed è coinvolto in quella che i grillini chiamano “scroccopoli”, vale a dire il problema delle case pubbliche pagate poco, 7 euro al mese.

Prima lo hanno messo in lista, poi quando sono stati “sgamati”, hanno provato in tutti i modi a nascondere Dessì ma senza riuscirci. Allora gli hanno fatto firmare un impegno alle dimissioni da un notaio facendo finta di non sapere che un atto del genere non conta nulla ai fini del diritto parlamentare. Hanno cercato quindi di cambiare argomento, invano. Alla fine la sostanza resta quella: chi in Lazio vota per il Movimento Cinque Stelle vota uno scroccone, amico del clan Spada. Punto. Qualcuno può smentire? No, nessuno.

In realtà non è vero che nessuno possa smentire, anzi. Secondo Renzi Dessì sarebbe un amico del clan Spada, ma questo è semplicemente falso. Dessì, nel video segnalato da un esponente del consiglio regionale del Partito Democratico che ha fatto partire la polemica, si mostra soltanto in compagnia di Domenico Spada, che oltre ad essere stato condannato è stato un campione di boxe, e il video è stato girato prima che Domenico Spada venisse indagato, arrestato e successivamente condannato (in primo grado). Successivamente, con l’operazione Eclissi, la magistratura ha colpito “il clan Spada” e non risulta che il nome di Dessì sia mai uscito. Quindi come fa Renzi a dire che Dessì è amico del clan Spada? Se ha delle prove le dia alla magistratura, che ha indagato ma non è stata evidentemente abbastanza brava…

Matteo Renzi e le case popolari 

Renzi poi sostiene che Dessì sia “coinvolto in quella che i grillini chiamano “scroccopoli”, vale a dire il problema delle case pubbliche pagate poco, 7 euro al mese”. E anche questa è una balla. La scroccopoli degli affitti riguarda infatti persone che si trovano a pagare affitti “popolari”, oppure addirittura nessun affitto, pur non avendone diritto essendo abbienti o percettori di reddito. La casa popolare di Dessì, per come ha raccontato lui stesso, è stata assegnata alla sua famiglia dal tribunale con una sentenza dopo che il Comune, immaginando di avere diritto a riaverla indietro, si è mosso legalmente nei confronti dei Dessì. Se il tribunale gli ha dato ragione è evidente che non c’è nessuna scroccopoli, fino a prova contraria che il segretario del PD non mostra.

Inoltre Renzi dovrebbe sapere che Dessì ha reddito zero, visto che un manifestino da lui stesso mostrato e firmato dal Partito Democratico è stato distribuito a Frascati. Se ha reddito zero, ha diritto in base alla legge regionale a pagare l’importo che paga. Insomma, per rispondere alle fregnacce di Di Maio Renzi ha pensato bene di dire altre fregnacce a sua volta. Ecco perché in Italia la situazione è disperata ma non seria.

 

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