Economia

Il mercato nero del reddito di emergenza

Il Giornale: troppe richieste attraverso pin individuali: i tecnici dell’istituto pensano sia già nato un mercato nero per rivendersi i bonus

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Il Giornale racconta oggi in un articolo a firma di Antonio Signorini racconta oggi che il primo giorno utile per inoltrare la richiesta per il reddito di emergenza e il bonus colf non è stato segnato dal crash informatico che ha segnato l’esordio del bonus da 600 euro, ma i dati arrivati all’Inps hanno sorpreso più di un addetto al settore. I patronati dei sindacati, ammessi come soggetto abilitato a inoltrare le domande a titolo gratuito, hanno registrato numeri bassissimi di richieste arrivate attraverso il portale dell’Istituto nazionale di previdenza guidato da Pasquale Tridico.

Il mercato nero del reddito di emergenza

E questo perché nelle prime ore utili migliaia di potenziali percettori dell’assegno da 1.000 euro (500 al mese per aprile e maggio) sono stati in grado di completare e inviare domande accettate dal sistema: in tutto ne sono arrivate 65mila di cui 57mila inviate da privati cittadini (il resto venivano da professionisti). Anche sul bonus colf e badanti su un totale di circa 35mila domande, circa 28mila erano state compilate da privati cittadini. Come mai?

La grande maggioranza di queste sono state compilate attraverso l’identificazione tramite pin fornito dall’Inps (pochissimi gli accessi con carta d’identità elettronica o con Spid). Si tratta della procedura meno mediata. Basta fornire dati personali, il codice fiscale e una email per ottenere il codice necessario a inoltrare la richiesta. Un trionfo del fai da te che ha suscitato non pochi sospetti, anche perché le richieste dei privati sono arrivate tutte appena è stato reso disponibile il sistema e niente fa pensare che i destinatari degli ultimi bonus siano categorie particolarmente tecnologiche.

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Il sospetto insomma è che non si tratti tanto di un episodio esemplare di disintermediazione, ma l’indizio che si sia creato attorno alle richieste dei bonus qualcosa di simile a un mercato nero. Un «bagarinaggio» era la battuta che circolava ieri. Più che il caso del crash informatico per il bonus da 600 euro, con gli scambi di persona e i dati privati dei richiedenti visibili a tutti, il caso delle colf ricorda quello delle domande per i rimborsi per le mascherine acquistate dalle aziende, chiuse dopo un minuto di attività della procedura Invitalia. Procedura aperta e chiusa per esaurimento di fondi in una manciata di secondi. Segno, insomma, che gli interessati si sono organizzati.

C’è però un problema: per il reddito di emergenza la platea potenziale è di due milioni di persone, 860mila nuclei familiari e il costo previsto è 954 milioni di euro. Come è possibile organizzare un mercato nero così grande in poco tempo, conoscendo soltanto da pochissimo il metodo dell’INPS per la domanda?

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