Economia

Reddito di cittadinanza subito! Ma come???

Il ministro inaugura i punti esclamativi nei comunicati stampa del ministero per significare l’urgenza del provvedimento. Nel frattempo è alla ricerca delle coperture perdute. E in realtà un modo per velocizzare le procedure ci sarebbe

reddito di cittadinanza subito!

I punti esclamativi nei comunicati di un ministro sono l’innovazione più concreta che Luigi Di Maio ha portato al ministero dello Sviluppo e del Lavoro. Ma quelli interrogativi continuano ad essere di più: il reddito di cittadinanza secondo il ministro dell’Economia fa parte di quei provvedimenti che il governo potrebbe portare in campo dal 2019 visto che nel 2018 ormai “i giochi sono fatti”. Ma di fronte agli allarmi dell’ISTAT sui 5 milioni di poveri il ministro ieri è tornato a battere cassa e a circondare il provvedimento di un manto emergenziale che non gioverà alla tranquillità del governo. Anche perché su Facebook Di Maio è stato piuttosto chiaro: “È arrivato il momento, anche entro il 2018, perché le coperture ci sono e le abbiamo individuate ormai da anni”.

Ora, è evidente anche a un cieco che se le coperture ci sono ed è tutto a posto la Lega e il MoVimento 5 Stelle possono addirittura fregarsene dell’esistenza del ministero dell’Economia e dare il là con la via parlamentare al provvedimento. Se non lo fanno significa che non è tutto a posto, oppure che il ministro attende di trovare una soluzione diplomatica con Giovanni Tria. Che potrebbe essere, racconta Valentina Conte su Repubblica, quella prospettata qualche tempo fa da Pasquale Tridico, che con Dosi e Roventini faceva parte del pacchetto di economisti che dovevano essere il perno del governo M5S ma sono stati “dimenticati” in seguito all’accordo con la Lega. Esatto, proprio quelli che hanno detto che il M5S ha tradito il suo programma di recente:

Sul tavolo le alternative possibili. Anche quella, un po’ azzardata, teorizzata da Pasquale Tridico – docente di Economia del lavoro a Roma Tre, ex ministro “in pectore” dei Cinque Stelle e ora consulente di Di Maio – di portare almeno un milione di “scoraggiati” a iscriversi nei centri per l’impiego, diventare così disoccupati e dunque disposti a lavorare.

L’effetto sarebbe quello di alzare il Pil potenziale dell’Italia e per questa via creare uno spazio fiscale da spendere. Un trucchetto statistico, autorizzato dalle regole europee, che a detta del professore ha funzionato in Germania con gli immigrati. E che qui potrebbe portare in dote 19 miliardi, ben più di quanto necessario.

Ora, andrebbe segnalato che Tommaso Monacelli su La Voce ha messo in forte dubbio l’idea che il reddito di cittadinanza possa davvero finanziarsi da solo con l’idea esposta da Tridico: “In realtà, quanto più l’incremento di spesa pubblica (cioè il Rdc) tende a tradursi in maggiore Pil effettivo, tanto minore sarà la variazione dell’output gap, cioè della differenza tra Pil potenziale ed effettivo. Banalmente, se a un incremento del Pil potenziale segue anche un incremento del Pil effettivo, la loro differenza, cioè l’output gap, tende a rimanere invariata. Al limite, se l’incremento di spesa pubblica si traducesse in un incremento del Pil effettivo esattamente proporzionale all’incremento del Pil potenziale, la spesa per il Rdc si tradurrebbe semplicemente in maggiore deficit strutturale, violando così l’assunto del Fiscal compact“.

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Da La Voce.info: il piano Tridico

Ma più che altro andrebbe segnalato al ministro che c’è un modo, vero, per intervenire urgentemente sui cinque milioni di poveri: allargare le maglie del reddito di inclusione e, contemporaneamente, lavorare sull’assegno di ricollocazione:

L’Adr rappresenta una grande opportunità per il governo per far ripartire subito la rete dell’attivazione lavorativa. Attraverso il coinvolgimento delle agenzie private accreditate, la misura permette una risposta rapida e flessibile. I privati, a differenza del centro pubblico (che deve offrire servizi a tutte le categorie di disoccupati), potrebbero sviluppare competenze specifiche orientate all’assistenza dei beneficiari Rei, soggetti con esigenze più complesse.

C’è un problema, però: così sarebbe difficile fare poi propaganda sul reddito di cittadinanza visto che si tratta di due strumenti già esistenti e soltanto da potenziare. Forse è meglio tornare alla ricerca delle coperture perdute, no?

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