Economia

Banca Popolare di Bari, l’ispezione di Bankitalia e l’inchiesta sulla svalutazione dei titoli

L’incognita resta l’inchiesta sulla svalutazione dei titoli azionari da parte della Procura di Bari, che va avanti nell’ipotesi di truffa in cui sono coinvolti funzionari e vertici dell’istituto, compresi Jacobini e De Bustis

L’ispezione di Bankitalia alla Banca Popolare di Bari, anticipata ieri dal Sole 24 Ore, mette nel mirino la qualità dell’attivo di bilancio. E arriva proprio mentre quattro consiglieri sono in scadenza e le autorità di vigilanza, come riferiscono diverse fonti, spingono affinché vengano sostituiti con altrettante figure di standing per assicurare discontinuità e un ricambio della governance. Una storia che ci ricorda quella di Banca Etruria. E infatti anche in questo caso è arrivata una lettera di Bankitalia in cui si fa riferimento alla necessità di un ricambio. Che non può coinvolgere solamente il presidente storico dell’istituto Marco Jacobini, dato ormai in uscita e probabilmente sostituito con Giulio Sapelli, che è stato vicepresidente per alcuni mesi e poi si è dimesso senza alcuna motivazione formale. Sapelli avrebbe fatto sapere di poter accettare a fronte di un esplicito gradimento da parte della Vigilanza. La situazione è delicata, Bari ha fatto ulteriori rettifiche anche su pressioni dei revisori portando il rosso a sfiorare i 400 milioni. Ma questo gradimento, spiega il Fatto, non sembra in arrivo:

Le voci che si rincorrono parlano di Giulio Sapelli come possibile sostituto ma l’economista, che fu anche proposto per qualche ora come possibile presidente del Consiglio dalla Lega, non sarebbe esplicitamente sostenuto dalla vigilanza. È chiaro che la famiglia Jacobini, specie se andrà in porto il progetto per dar vita a una aggregazione delle popolari del Mezzogiorno, dovrà cedere il controllo ma non è detto che questo avvenga subito. Intanto, un emendamento al dl Crescita prevede incentivi fiscali proprio per le aggregazioni di imprese e banche al Mezzogiorno.

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Banca Popolare di Bari, i conti (La Repubblica, 6 gennaio 2019)

Repubblica Bari però spiega che sul tavolo balla anche altro:

La sensazione è che il progetto di aggregare le popolari del Sud in un unico soggetto bancario è incompatibile con il controllo degli Jacobini. La meta è quella, sono poco chiari i tempi. L’emendamento al decreto Crescita, messo a punto dalla maggioranza su impulso del Mef e con la consulenza di Banca d’Italia, prevede incentivi fiscali per le aggregazioni di imprese e banche al Mezzogiorno. Un provvedimento che mira sostanzialmente a superare le resistenze di governance di istituti del Sud alla fusione e che potrebbe così innescare cantieri già quest’estate. Con un progetto simile avviato e un cda rinnovato la Popolare di Bari dovrebbe comunque proseguire sul risanamento di bilancio, chiuso nel 2018 con perdite per quasi 400 milioni di euro: portando avanti le cessioni degli Npl, cedendo la Cr Orvieto e rafforzando il capitale.

A un progetto di fusione, con Banca Popolare di Bari in prima fila, ha lavorato con Jacobini l’amministratore delegato Vincenzo De Bustis, tornato nella plancia di comando dell’istituto nel dicembre 2018. L’idea è di costruire due banche. La prima, la Banca Popolare, radicata nel territorio. La seconda è la spa che nascerà con la trasformazione in società per azioni. La trasformazione in spa porterà investitori istituzionali e privati creando valore. Così come un aiuto arriverà dalla causa all’Unione europea per l’acquisizione della banca Tercas, sulla quale si è acclarato che non ci fu aiuto di Stato: la banca vuole un risarcimento dei danni che si aggira attorno ai 500 milioni di euro.

L’incognita resta l’inchiesta sulla svalutazione dei titoli azionari da parte della Procura di Bari, che va avanti nell’ipotesi di truffa in cui sono coinvolti funzionari e vertici dell’istituto, compresi Jacobini e De Bustis.

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