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Plaquénil e Coronavirus: perché il governo francese ha limitato la vendita del farmaco a base di clorochina

plaquénil

Dopo la corsa per accaparrarsi la clorochina scatenata in Francia dalle dichiarazioni avventate del professor Didier Raoult, infettivologo di Marsiglia che qualche giorno fa annunciava su YouTube di aver «vinto la partita» contro il Coronavirus SARS-COV-2 e COVID-19, il governo francese ha limitato la distribuzione del Plaquénil, il farmaco a base del derivato anti-malaria. Il medicinale a base di idrossiclorochina non può essere utilizzato “nella gestione di COVID-19 nella medicina (cittadina)”, ha sottolineato l’agenzia del farmaco francese ANSM, mentre il prodotto va a ruba nelle farmacie.

Plaquenil e Coronavirus: perché il governo francese ha limitato la vendita del farmaco a base di clorochina

Va ricordato che attualmente non è possibile affermare con certezza che la clorochina sia utile nel trattamento del Coronavirus, anche se il suo uso ha dato qualche risultato. Il decreto, spiega oggi tra gli altri l’Express, prevede la limitazione dell’erogazione di Plaquenil nelle farmacie alle sole indicazioni mediche (artrite reumatoide, lupus e prevenzione) e il divieto di esportazione di specialità contenenti idrossiclorochina , ma anche dei farmaci contenenti la combinazione lopinavir/ritonavir, ovvero gli antivirali utilizzati contro COVID-19. Dominque Martin, dirtettore generale dell’ANSM, ha dichiarato che il senso del provvedimento è quello di proteggere i pazienti che ne hanno bisogno dal tentativo di farne incetta da parte dei francesi a scopo di prevenzioni. Le associazioni di malati cronici che utilizzano il farmaco avevano sollecitato più volte il provvedimento, segnalando i problemi nel reperimento del Plaquenil nelle farmacie, oltre a quelle per Kaletra, un altro antiretrovirale.

Il decreto conferma , come annunciato dal Ministro della Salute Olivier Véran, che a titolo eccezionale, l’idrossiclorochina e la combinazione lopinavir / ritonavir possono essere prescritte, dispensate e somministrate sotto la responsabilità di un medico ai pazienti affetti da il COVID, ma questo deve avvenire “negli istituti sanitari che prendono in carico il paziente, e a casa soltanto con l’autorizzazione del medico”. L’Alto Consiglio per la Sanità Pubblica ha reso noto martedì un parere escludendo l’uso dell’idrossiclorichina nella profilassi al di fuori dei protocolli di sperimentazione e nei casi di grande gravità.

L’uso della clorochina nella cura di SARS-COV-2 e COVID-19

Donald Trump ha manifestato entusiasmo per l’associazione della clorochina con un antibiotico, subito corretto da molti medici, per esempio cardiologi che sottolineano il rischio di aritmie mortali, eppure il governatore dello Stato di New York, Andrew Cuomo, ha comprato oltre 800mila dosi per una sperimentazione che comincerà domani. Pasquale Frega, amministratore delegato di Novartis in Italia, mentre pronostica che nel primo trimestre 2021 il mondo avrà un vaccino per il nuovo Coronavirus, annuncia di voler donare alla lotta globale contro il Covid 130 milioni di dosi di idrossiclorochina. Pasquale Frega, ad di Novartis Italia, ha spiegato in un’intervista al Corriere della Sera cos’è la clorochina e perché può essere usata contro il Coronavirus:

«Un semplice antimalarico, utilizzato anche per alcune malattie autoimmuni, tra cui il lupus eritematoso sistemico e l’artrite reumatoide negli adulti. Ma si comportò assai
bene già ai tempi della Sars. Così, ora è in corso una sua sperimentazione clinica su circa 2mila pazienti, una terapia di profilassi per vedere se il farmaco è in grado di bloccare anche il Coronavirus. Non abbiamo ancora certezze o dati definitivi, ma la strada è promettente. Per questo faccio un appello alle altre aziende farmaceutiche. Se Europa e Usa ci daranno presto l’ok possiamo aumentarne tutti insieme la produzione. Anche l’Italia, naturalmente, riceverebbe dosi a sufficienza per il Covid. Sia chiaro, però: i pazienti che già utilizzano questo medicinale non ne rimarranno sprovvisti».

È tutto?
«No. Da diversi ospedali italiani ci sono arrivate richieste per due nostri farmaci, Canakinumab (usato solitamente contro patologie reumatiche antinfiammatorie) e Ruxolitinib (che cura le patologie onco-ematologiche). Entrambi hanno destato l’interesse dei clinici perché la speranza, fondata per ora su base sperimentale, è che possano rivelarsi utili per una risposta terapeutica al Covid. Così abbiamo già chiesto l’approvazione all’Aifa (Agenzia italiana del farmaco, ndr) in modo da poterli dispensare al più presto gratuitamente agli ospedali».

Negli Stati Uniti qualche giorno fa un uomo è morto e sua moglie è stata ricoverata in condizioni gravissime dopo un tentativo di curarsi con la clorochina.

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