Economia

Quelle strane "previsioni" nella legge di Stabilità 2017

Un’interessante infografica pubblicata oggi dalla Stampa su dati del ministero dell’Economia ci dice molte cose curiose non tanto sulla Legge di Stabilità 2017, ma sulle scelte politiche del governo Renzi. L’infografica illustra l’impatto della manovra sulla crescita in percentuale di Prodotto Interno Lordo, pronosticando un +0,4% come effetto complessivo e la crescita 2017 totale pari all’1% (come sappiamo, in disaccordo con l’Ufficio Parlamentare di Bilancio e Bankitalia, che giudicano i numeri di Padoan come troppo ottimistici e senza pezze d’appoggio).

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L’infografica della Stampa sugli effetti sul PIL della Legge di Stabilità 2017 (13 ottobre 2016)

Quelle strane “previsioni” nella legge di Stabilità 2017

Più interessanti delle polemiche attuali sulla crescita futura (e in attesa di sapere a chi darà ragione la storia, anche se possiamo indovinarlo) è però la tabella dell’impatto sul PIL. Curioso infatti che lo stesso ministro Padoan parli di due miliardi e mezzo di tagli di spesa (pubblica) con un impatto di decrescita sul PIL pari a -0,05: lo stesso ministro dell’Economia aveva detto al Messaggero che la riduzione della spesa pubblica in questi anni è stata causa di minor crescita: ma se l’impatto di 2642 milioni di euro di tagli è “solo” -0,05 sul PIL forse ci troviamo davanti a una contraddizione. Ancora più curioso è l’impatto sul PIL di due diversi provvedimenti a confronto: Industria 4.0 (ovvero il piano per gli investimenti privati presentato agli industriali qualche tempo fa da Carlo Calenda) e i provvedimenti per le pensioni (ovvero l’Anticipo Pensionistico) e gli aumenti degli statali: il pacchetto competitività avrà uno stanziamento di 347 milioni di euro e impatterà sul PIL per un +0,15%; il pacchetto delle nuove politiche per le pensioni avrà invece uno stanziamento pari a 3,150 miliardi di euro e avrà un impatto sul PIL pari al +0.06. Insomma, uno stanziamento di un decimo rispetto all’alto impatterà sul PIL per il triplo di quanto farà quello che vale dieci volte tanto. Ce n’è abbastanza per far notare che forse si stanno impegnando i soldi nel modo sbagliato. O forse per ricordare che certe previsioni, sai, se le porta via il vento… 

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Il piano Industria 4.0 2017-2020 del governo Renzi (Il Sole 24 Ore)

Anche perché, come fa notare Sergio Rizzo sul Corriere di oggi, la spesa del governo in questa finanziaria sembra rivolta più al presente che al futuro, specialmente per quanto riguarda i giovani:

Renzi dice che «bisogna fare molto di più». Ha ragione, se è vero che il Jobs act ha finito per favorire gli anziani più dei giovani. Quanto al bonus da 500 euro ai diciottenni, quella è una discreta mancia. Che forse però poteva essere investita meglio. Bisogna fare molto di più, eccome. Ma si dovrebbe rimettere al centro della discussione pubblica il futuro, piuttosto che il passato. E il fatto che l’ossessione della quattordicesima ai pensionati continui a sovrastare anche nella narrazione dei media l’attenzione per i problemi drammatici delle giovani generazioni, a partire dal lavoro e dall’università, dimostra purtroppo quanto siamo ancora lontani dal cambiare registro. Speriamo solo che quando ci decideremo a farlo non sia troppo tardi.

Anche gli investimenti di un paese fanno parte più del futuro che del presente dello stesso. Ma il presente oggi è il referendum. Per il futuro delle prossime generazioni c’è tempo.