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Il Piano B: il governo Lega-M5S e l’intesa su Fornero e immigrati

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Un’intesa di governo tra MoVimento 5 Stelle e Lega non è impossibile, secondo Matteo Salvini. E le basi, volendo, sono l’abolizione della Legge Fornero e una stretta sui migranti. Mentre i due partiti sembrano aver trovato l’intesa sui presidenti delle camere, che si spartiranno senza soddisfare gli appetiti degli altri della coalizione, le prove tecniche di avvicinamento per un esecutivo inedito sono in atto.

Il governo Lega-M5S e l’intesa su Fornero e immigrati

Finché Di Maio non rinuncerà alla speranza di ricevere qualche segnale di disponibilità dal PD, l’esecutivo Lega-M5S resterà una suggestione. E d’altro canto nel Partito Democratico si avvertono i primi scricchiolii rispetto alla posizione di opposizione dura e pura annunciata nei giorni scorsi. Ma, spiega oggi La Stampa in un retroscena, se la strada del governo Di Maio varato con l’ok del PD fosse sbarrata – e Mattarella dovrebbe prenderne atto – allora c’è un piano B con Salvini:

Una volta chiusa la partita delle presidenze di Camera e Senato, il presidente della Repubblica avvierà le consultazioni, cercando di sondare le intenzioni dei Dem. Nel frattempo il grillino dovrebbe dare una prima prova di distensione al Pd, attraverso un segnale serio, magari programmatico. Se farà questo, sotto la regia del Colle, e il Pd non chiuderà, la storia di un governo, ancora tutto da disegnare, potrebbe prendere una svolta inattesa.

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Il sondaggio di Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera (17 marzo 2018)

Il famoso piano B partirebbe un secondo dopo l’ultimo no del Pd. A quel punto Di Maio si rivolgerà a Salvini, offrendogli un menù selezionato dal suo programma. Legge elettorale con premio di maggioranza, abolizione della Fornero, un taglio alla pressione fiscale, un giro di vite sull’immigrazione e misure sulla sicurezza. Per il M5S non si tratta più di un orizzonte breve, un governo snello e veloce per cambiare la legge elettorale e poi tornare a votare. Quella è un’idea tramontata nelle ultime 72 ore.

Il rischio di vedere evaporare il consenso e di sfidare una Lega ancora più rafforzata nella sua leadership, e magari avvantaggiata dal premio di coalizione, ha convinto Di Maio che sarebbe meglio giocarsi il suo secondo e ultimo mandato tentando di assemblare un governo con Salvini.

Il Piano B con la Fornero e l’immigrazione

Un piano che però prevede anche che l’asse tra Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia venga in qualche modo spezzato. E il modo migliore rimane il Patto di Neanderthal che coinvolga anche Giorgia Meloni oltre a Salvini e Di Maio, anche per dare al nuovo governo la tranquillità dei numeri sia alla Camera che al Senato. D’altro canto, con le sue denunce sul Trattato di Caen che entrerebbe in vigore anche senza essere ratificato la Giorgia Nazionale sembra avere diritto a un posto fisso nel nuovo triumvirato al potere prossimo venturo. Resta comunque aperto un punto importante: chi farà il presidente del Consiglio di un’alleanza così esplosiva. Salvini non sembra disposto ad accettare che sia Di Maio ad assumere la leadership: il fatto che abbia offerto la sua in nome di un accordo appare sintomatico delle brutte intenzioni nei confronti di Giggetto premier.

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Il sondaggio SWG pubblicato dal Messaggero (16 marzo 2018)

Ma il piano A di Salvini per ora è ancora sul tavolo. Il Capitano vorrebbe che l’intero centrodestra entrasse in una coalizione spuria con i grillini, coprendosi così a destra e a sinistra anche dalla possibile opposizione degli ex alleati. In alternativa, alla Lega non spiacerebbe che il governo partisse  “cercando i voti che gli mancano in quell’area di eletti grillini che sbucano dal nulla. A via Bellerio – spiega ancora La Stampa – sono stati fatti pure due conti ed è venuto fuori che ci sarebbero circa sessanta neo-eletti nelle liste del M5S, sconosciuti pure a Di Maio, che potrebbero sostenere un governo Salvini. Poi anche nel Pd potrebbero esserci delle fughe verso altri lidi. Sono però calcoli al buio. Non ci sono contatti, non sono stati individuati i nomi pronti al salto della quaglia”.

Un’intesa Lega-M5S sul programma per le elezioni

L’intesa Lega-M5S servirebbe comunque a portare rapidamente di nuovo il paese alle elezioni, magari in un’election day per risparmiare accorpata con le elezioni europee. Una scelta che però comporta la possibilità di scrivere una legge elettorale che piaccia sia alla Lega che al MoVimento 5 Stelle, e qui viene il difficile. Perché mentre Salvini è oggi il candidato presidente del Consiglio del centrodestra perché è arrivato primo all’interno di una coalizione, Di Maio fa parte di un partito che da solo ha sfiorato le preferenze di un terzo totale degli italiani. Ecco perché il premio al partito avrebbe un effetto molto diverso nello scenario elettorale rispetto al premio nella coalizione.

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Ma il piano B potrebbe avere anche un’altra variante: il leader della Lega chiede agli alleati di fidarsi: «Non farò mai un accordo strutturato con altri partiti fuori dal centrodestra». Però, se non si riuscisse a portare a casa una maggioranza, potrebbe tentare di convincerli a far partire un governo di minoranza a guida Di Maio. Per poi abbatterlo alla prima occasione utile. E lucrare sul cadavere del suo fallimento alle urne.

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