Cultura e scienze

Tutto quello che Giulia Grillo non vuole dire a proposito della sperimentazione sui macachi dell’Università di Torino

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La ministra della Salute Giulia Grillo vuole vederci chiaro sulla sperimentazione sui macachi all’Università di Torino. Ma siccome non può raccontare tutta la verità si limita ad una dichiarazione populista nella quale promette accertamenti e approfondimenti. Nei giorni scorsi la LAV aveva lanciato un appello per chiedere di sospendere gli esperimenti sui macachi, hanno iniziato a girare video degli stabulari e un appello alla ministra della Salute dove si legge che «l’Università di Torino approva e sostiene la vivisezione».

Cosa (non) ha detto Giulia Grillo sul’esperimenti LightUp di Torino

In realtà c’è una bella differenza tra vivisezione e sperimentazione animale, ma questo alla LAV (che si chiama appunto Lega Anti Vivisezione) non è mai interessato molto. Il punto però non è quello che – legittimamente – chiede di fare la LAV. Il punto è quello che dice la ministra, o meglio non dice, sulla questione. Non dice ad esempio che questo genere di sperimentazioni deve essere autorizzato da un Comitato Etico ma si limita a dire che “l’autorizzazione è stata rilasciata per via amministrativa” come se la procedura fosse automatica e bastasse presentare una domanda accompagnata da una marca da bollo.

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La ministra della Salute Grillo dovrebbe invece dire dal punto di vista burocratico si tratta di uno studio finanziato dallo European Research Council, l’Ente di ricerca più prestigioso e rigoroso a livello europeo. Le autorizzazioni “amministrative” sono invece quelle rilasciate dal Comitato Etico dell’Unione Europea, e dai comitati etici e dagli organismi per la tutela del benessere animale delle Università di Torino e Parma (i macachi sono a Parma non a Torino), e infine dal Ministero della Salute.

Quello che Giulia Grillo dovrebbe dire se avesse a cuore la ricerca scientifica

La ministra Grillo avrebbe potuto ad esempio smentire l’affermazione secondo la quale “i macachi verranno resi ciechi” e spiegare che sarà invece prodotta una macchia cieca, circoscritta ad una zona di pochi gradi del loro campo visivo e limitata ad un solo lato (destro o sinistro). Come spiega l’Università di Torino “la lesione chirurgica avrà infatti l’estensione minima necessaria a permettere di studiare i processi alla base del recupero della consapevolezza visiva e a riprodurre il fenomeno che in modo più esteso si verifica in pazienti umani”. Oppure avrebbe potuto rendere noto ai suoi lettori l’esito dell’ispezione dei NAS  presso lo stabulario. Nel verbale i Carabinieri hanno scritto che «i soggetti non hanno manifestato segni di paura o di stress in presenza di personale estraneo, continuando ad esercitare le loro attività abituali […] non sono presenti stereotipie, né alopecie da stress, né fenomeni di autolesionismo […]»  e che «le gabbie sono fornite di un’ampia gamma di strumenti di arricchimento ambientale (corde, trapezi, contenitori di cibo di varia forma per stimolare la ricerca di cibo, televisione e musica di sottofondo)».

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Non vogliamo negare che il tema della sperimentazione animale, soprattutto quella sui primati non umani, sia molto delicato e che l’opinione pubblica sia assai sensibile sull’argomento dei maltrattamenti nei confronti degli animali. Ma il ministro della Salute non può comportarsi come se fosse un qualsiasi firmatario della petizione della LAV. Giulia Grillo ha il dovere di controllare che le normative e i regolamenti vigenti (non quelli che devono ancora essere approvati) ma ha anche il dovere di spiegare a cosa serve quell’esperimento. Alla Lav che dice che la sperimentazione animale non serve si può ricordare che mentre sostiene che la sperimentazione animale sia inutile perché uomini e altre specie sono diverse al tempo stesso lancia una campagna come questa dove dice testualmente che “un farmaco veterinario può infatti costare anche dieci volte di più del suo equivalente per uso umano. Anche se il principio attivo è lo stesso“.

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Domanda: ma dare del “vivisettore” ad un ricercatore non è forse un insulto?

La ministra sa – o dovrebbe sapere – che se lo studio non avesse una chiara ed evidente ricaduta sulla salute pubblica non sarebbe stato autorizzato dal suo Ministero. Questo significa che all’esperimento è stato riconosciuta una valenza clinica per quanto riguarda lo studio di terapie riabilitative per  pazienti con lesioni “blindsight”. Ed è curioso che proprio in questi giorni la ministra Grillo abbia annunciato che il ministero aderisce al Progetto Braille-Lis  promosso dagli Ordini degli Infermieri e che si farà carico di promuovere borse di studio e dottorati di ricerca per chi si occupa di disabilità. Evidentemente per Giulia Grillo c’è modo e modo di occuparsi di disabilità. Il responsabile scientifico del progetto – il professor Marco Tamietto del dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino – ha reso pubblica la sintesi non tecnica dell’esperimento Lightup. In nome della trasparenza il Ministero della Salute potrebbe fare altrettanto.

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