Fact checking

Perché i 5 Stelle fanno il tifo per Assad (e per Putin) anche se dicono di no

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Ieri gli attivisti del MoVimento 5 Stelle hanno votato il programma Esteri del partito di Beppe Grillo. Tra i punti principali (è il secondo più votato con 10.693 preferenze) viene enunciato il principio di Sovranità e indipendenza che prevede tra le altre cose la non ingerenza negli affari interni degli altri paesi, il multilateralismo e il  rispetto dell’autodeterminazione dei popoli. Si tratta di un concetto caro a portavoce esperti di politica estera come Alessandro Di Battista, Manlio Di Stefano e l’eurodeputato Fabio Massimo Castaldo. La linea è quella tracciata qualche mese fa proprio da Di Battista che a Politics spiegava che spettava ai siriani decidere se Bashar al-Assad era un dittatore o meno.
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Per i 5 Stelle in Siria non è successo nulla, lo dice la Russia

I tragici eventi di Khan Sheikhun mettono però a dura prova la dottrina della politica estera del MoVimento 5 Stelle. Khan Sheikhun è la cittadina nella provincia di Idlib dove due giorni fa oltre settanta civili sono rimasti uccisi in seguito ad un bombardamento aereo condotto dall’aviazione siriana durante il quale – denunciano le Ong che operano in città – sono stati usate anche armi chimiche (probabilmente Sarin ma allo stato attuale non ci sono certezze). Al momento non è chiaro chi siano i colpevoli dell’attacco: l’ONU e la UE accusano il regime di Assad di aver utilizzato le armi chimiche sulla popolazione civile mentre il regime siriano – sostenuto dalla Russia – nega ogni coinvolgimento e addebita la colpa ai ribelli. La tesi russo-siriana è che l’aviazione ha bombardato un deposito di munizioni dove le forze ribelli avevano stoccato il Sarin (una decisione alquanto avventata visto che il presunto deposito si trovava all’interno di una città). Ci sono due cose che non tornano nella ricostruzione del Ministro della Difesa russo Igor Konashenkov: la prima è l’orario perché secondo i russi l’attacco si è svolto tra le 11:30 e le 12:30 (ora locale) mentre tutti i report indicano che il bombardamento è avvenuto ore prima, intorno alle sei del mattino. In secondo luogo non si spiega come mai l’aviazione siriana abbia deciso di bombardare anche una delle strutture utilizzate per prestare soccorso ai feriti. Anche prendendo per vera la tesi russo-siriana e concedendo il beneficio del dubbio ad Assad bombardare una città mietendo vittime tra i civili e colpire un ospedale non si possono certo considerare operazioni militari. Se poi vogliamo chiederci da dove potesse provenire il Sarin che – secondo i russi – i ribelli avevano stoccato in quel deposito (gli esperti sostengo che i ribelli non siano in grado di produrre da sé il Sarin che quindi proverrebbe dagli arsenali delle forze armate) non possiamo far altro che puntare il dito contro Assad che prima dello scoppio della guerra civile aveva un consistente arsenale di armi chimiche e che nell’agosto 2013 utilizzò il gas sarin per bombardare alcuni quartieri di Damasco, uccidendo 1400 persone.
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In tutto questo i 5 Stelle cosa fanno? Da una parte invitano alla calma perché come dice l’eurodeputato Fabio Massimo Castaldo (che qualche tempo fa è andato in Siria ad incontrare Assad) dice che per Assad questa azione non avrebbe senso e che a Repubblica spiega «Se è stato Assad  dev’essere completamente pazzo, perché la situazione stava volgendo politicamente a suo favore.Militarmente, con questo attacco, Assad
non ottiene nulla. Politicamente, solo l’odio del mondo intero. Metto un grosso punto interrogativo perché queste, spesso, sono anche guerre di propaganda. E non bisogna dare giudizi affrettati». Insomma pur con le dovute cautele il pentastellato mette in dubbio la “versione ufficiale” e solleva il dubbio che sia tutta un’operazione di propaganda fatta dalle forze ribelli per gettare discredito sull’operato del Presidente. Per i 5 Stelle come ad esempio il senatore Vito Petrocelli, membro della commissione Esteri e molto attivo nel tessere legami con Mosca, Assad è ancora il Presidente legittimo della Siria, questo nonostante la repressione seguita alle proteste di piazza del 2011 e le stragi di civili compiute dalle forze governative. Alla Stampa Petrocelli fa sapere di nutrire forti dubbi sulla “stampa mainstream” e ribadisce di non voler interferire «con gli affari
degli altri Stati. Anzi, per il mio ruolo istituzionale sto dalla parte dei governi legittimamente eletti». Nel dubbio però Petrocelli si sbilancia e ribadisce che quelli che tutti chiamano ribelli per lui “per la maggior parte 
sono terroristi“.
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Alessandro Di Battista: «Io ho fatto un master in diritti umani!»

Manlio Di Stefano invece sente che l’Italia è un vaso di coccio tra due vasi d’acciaio, un’espressione manzoniana che ci riporta alla memoria la figura – non proprio positiva – di Don Abbondio cui quella metafora era riferita: l’unica preoccupazione di Don Abbondio era infatti quella di non mettersi contro i potenti. E non è un caso che su Facebook Di Stefano scriva che vuole stare nella Terra di Mezzo ovvero né con gli imperialisti filo americani né con Putin o Assad. Sarà, ma mentre dai 5 Stelle continuiamo a leggere le accuse contro le ingerenze statunitensi e occidentali negli affari interni degli stati sovrani (dalla Libia, all’Iraq alla Siria) fino ad ora non sono giunte critiche contro l’interventismo russo in Siria a favore di Assad. Anzi, se da un lato i 5 Stelle vogliono smantellare la Nato dall’altro ritengono che sia necessario abolire le sanzioni contro la Russia perché Putin è un partner importante per la lotta al terrorismo. E dal momento che in Siria i ribelli sono quasi tutti terroristi si spiega come mai per i 5 Stelle la presenza di forze militari e consiglieri russi al fianco di Assad sia vista di buon occhio. Non dicono però i 5 Stelle che le sanzioni alla Russia sono state comminate perché Putin – che evidentemente non appoggia il programma a 5 Stelle in politica estera – si è immischiato negli affari interni di  un paese sovrano: l’Ucraina. E così torniamo in Russia dove secondo Petrocelli l’arresto del blogger Navalny non è una cosa poi così grave, perché in confronto a Grillo (il non autore del non blog di Grillo) è un “blogger del piffero”:

Ma a Mosca era una protesta contro la corruzione guidata dal blogger Navalny.
«Secondo alcune mie fonti molti manifestanti erano stati pagati per essere lì. E poi, Navalny che blogger è? Rispetto a Grillo, un blogger del piffero. Per farvi capire: io sono lucano, e manifestavo contro le trivellazioni. Ma se si facesse una manifestazione non autorizzata, oggi, da senatore, io sarei con le autorità»

E se anche ci sono diritti violati in Russia – come ha detto ieri a Di Martedì Alessandro Di Battista – “non ci sono forse diritti violati nel quartiere Tamburi di Taranto?” (quello dell’Ilva). Insomma le violazioni dei diritti umani in Russia non sono poi così gravi perché sono cose che succedono dovunque e di conseguenza anche le sofferenze e le morti dei tarantini non sono poi così gravi. Una risposta che suona molto simile a quella data dall’onorevole Bertorotta in Venezuela che alle rimostranze dei nostri connazionali sui diritti violati dalla polizia di Maduro ricordava che “anche in Italia abbiamo Renzi”. Perché quando non sei né a destra né a sinistra, quando sei “oltre le ideologie” tutto diventa uguale e niente vale davvero. Parafrasando Di Battista potremmo dire, cosa sono i morti per Sarin in Siria quando in Italia c’è chi muore di cancro a causa dell’Ilva?

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Dal programma Esteri del MoVimento 5 Stelle

Da un lato i 5 Stelle quindi ci raccontano che non stanno né con gli USA né con la Russia ma alla prova dei fatti tutto quello che fa Putin in Russia e in Siria (e in Nordafrica dove anche i russi stanno ricostruendo la loro sfera d’influenza) non viene mai criticato. Un po’ è perché ai 5 Stelle piace l’uomo forte (chiudendo gli occhi sugli affari poco puliti del Presidente russo), un po’ è perché Putin si intromette sì negli affari interni di paesi sovrani ma lo fa sostenendo un presidente legittimo (certo, è succeduto al padre che è stato presidente per trent’anni ma poco importa) e un po’ perché i 5 Stelle strizzano l’occhio a quell’elettorato rosso-bruno affascinato ed eccitato dal machismo in salsa siberiana di Putin. L’internazionale populista ha da tempo eletto figure come Putin e Maduro eroi della sovranità nazionale. Ed è curioso che mentre in Italia i politici del M5S non si fanno scrupoli a parlare di dittatura quando il Parlamento, l’Europarlamento o la BCE decidono cose che non gli piacciono, siano molto attenti a non disturbare Assad definendolo “dittatore”. Non si sa mai che qualcuno scopra che anche Putin sostiene i dittatori.