Opinioni

E il PD «dimentica» le interviste a chi critica Renzi

Sulla pagina Facebook ufficiale del Partito Democratico oggi vengono pubblicate due interviste apparse sui giornali di domenica. Una è l’estratto di una risposta di Maurizio Martina che parla di fisco e appoggia la proposta renziana di tagliare le tasse, anche se in un equilibrismo divertente il ministro sostiene che sarà possibile anche rivitalizzare gli investimenti.
partito democratico maurizio martina
La seconda intervista è quella rilasciata invece da Graziano Delrio a Mauro Favale di Repubblica in cui il ministro delle Infrastrutture dice che «Certo, per intavolare qualsiasi dialogo ci vuole chiarezza: non puoi dirmi che Jobs act e sgravio Irap sono fatti per aiutare i padroni o che le nostre sono politiche di destra, perché lo considero un insulto. Così non vedo la volontà di dialogare».
pd delrio
Già qui si nota una piccola differenza. Sul sito del PD, invece, le interviste segnalate sono tre: sulla pagina Facebook non viene aggregata quella ad Andrea Orlando in cui il ministro della Giustizia difende con il Corriere della Sera Enrico Letta e critica apertamente Matteo Renzi: «A mio avviso, quelle parole sul governo Letta sono state ingenerose. Anche perché quell’esecutivo gestì, in una situazione politicamente difficile, temi spinosi come la decadenza di Berlusconi. E poi non possiamo trascurare il fatto che alcune delle cose poi realizzate col governo Renzi erano state avviate dal governo Letta, come la legge sugli ecoreati o la riforma della cooperazione internazionale»; ««Io non so se si pensa di inseguire il populismo. Voglio credere e sperare che non sia così. Ma se si cede alla tentazione di inseguire i populisti, allora il Pd è destinato a una sconfitta certa. Ce lo dicono le recenti esperienze europee. E ce lo dice anche il fatto che quello spazio, in Italia, è già stato rioccupato. Non vorrei che scoprissimo a settembre che Berlusconi e Salvini sono più vicini di quanto non sembrino…».
pd andrea orlando
Ma di interviste ne manca soprattutto una. Ovvero quella rilasciata da Gianni Cuperlo a Repubblica in cui l’esponente della minoranza dice: “non sono io a dover dire quanto rimarrò. E’ Renzi a dover spiegare perché con parole e gesti spinge militanti e iscritti fuori dal suo partito senza che altri attorno a lui levino una voce. Rimango perché non rinuncio a battermi nella forza più grande. Lo faccio anche per mantenere un ponte tra noi e il resto della sinistra e non affidare l`idea di un governo progressista alle teche Rai”. E avverte: “In un partito stai se hai l`agibilità per viverlo. Se puoi esprimerti, far valere le tue proposte. Se alla guida non c`è chi usa le primarie come la clava dei Flintstones. Chi se ne sta andando, spesso in silenzio, non lo fa per una poltrona. Solo accennarlo è meschino. Molti se ne vanno perché sentono offesa la loro dignità, la piccola o grande biografia che si portano addosso. Non capire questo vuol dire chiudere l`ombrello sotto il temporale”.
pd cuperlo
Questa intervista non si trova né sul sito né sulla pagina Facebook. Per fortuna che Matteo Richetti avrebbe dovuto normalizzare la comunicazione del partito in poco tempo. Sarà colpa dei Flintstones?

Leggi sull’argomento: Matteo Richetti è il nuovo uomo della comunicazione del Partito Democratico