Fact checking

No, il Partito Democratico non ha perso le elezioni perché “ha la puzza sotto il naso”

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È meglio ammettere la propria ignoranza – come fa dire Platone a Socrate nell’Apologia – oppure negare sempre l’evidenza? In queste ore molti si sono preoccupati dell’anonimo parlamentare – un neoletto del M5S dicono – fotografato mentre prende appunti sul funzionamento della Camera “come se fosse a scuola”. La questione non si dovrebbe nemmeno porre. È giusto e doveroso che un parlamentare sappia come funziona il Parlamento. Doveva saperlo prima? E perché? A grandi linee tutti sanno come funziona la Camera dei Deputati, ma quanti sanno qual è il ruolo del deputato questore? Eppure senza saperlo è difficile comprendere la polemica del PD sul fatto che al Senato non gli sia stato assegnato nemmeno un questore. A qualcuno questa cosa non piace, è classista, è radical chic, ma chi in questi giorni cita Contessa (o il titolo di studio Di Vittorio), non ha però capito molto della questione.

I laureati in Italia sono solo il 18%

Repubblica racconta così la storiella di quello che definisce “apprendista parlamentare”: «La scrittura, quasi adolescenziale, sembra appartenere a un deputato molto giovane, forse ancora fresco di università e abituato a riassumere su carta la lezione del docente di turno». L’Huffington Post invece ci parla di «un ragazzo alle prese con un compito non facile». Quasi che giunti ormai alla XVIII legislatura – dopo 72 anni di storia repubblicana durante la quale tra i banchi di Camera e Senato si sono avvicendati parlamentari diversi per estrazione sociale, carriera e titolo di studio – apprendere il funzionamento della Camera sia un’impresa riservata solo a chi ha come minimo un dottorato in Diritto Costituzionale.

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Non c’è niente di male quindi nel prendere appunti come non c’è nulla di sbagliato nel non avere una laurea. Cosa che accomuna molti politici anche “di rango”. Bettino Craxi fu il primo Presidente del Consiglio non laureato. Ed anche il leader maximo D’Alema non ha mai finito gli studi a Filosofia. Diverso ovviamente è raccontare di svolgere un lavoro per il quale serve un’abilitazione, come ha fatto di recente la deputata Laura Castelli. In fondo non solo la Costituzione non pone alcun limite d’accesso alle cariche elettive (ad eccezione di chi è interdetto dai pubblici uffici) ma il Parlamento è lo specchio del Paese. E l’Italia è un Paese in cui – dice Eurostat – la percentuale di laureati nella popolazione adulta (25-64 anni) è pari al 18%. 

Ma se il PD sfottendo i non laureati ha perso le elezioni come ma il M5S sfottendo le ministre non laureate le ha vinte?

La questione su chi votino i laureati, abbiamo scritto qui, è di primaria importanza per poter rivendicare una inesistente, e quanto mai inutile, superiorità intellettuale da parte di un partito nei confronti di un altro. Ora che il PD ha perso le elezioni qualcuno si aggrappa alla consolazione del “almeno noi siamo più colti”. E a quanto pare la cosa non va giù ai molti giornalisti, opinionisti e tastieristi che ci spiegano in vario modo che questa cosa non si fa, è classista, è da radical chic. Anche l’europarlamentare PD Daniele Viotti si è unito al coro spiegando che “il fatto che molti del @pdnetwork sfottano neodeputati per i titoli di studio, per le esperienze lavorative, per gli appunti presi alla Camera è uno dei motivi per cui abbiamo perso le elezioni”. Insomma, non si fa, è volgare, becero, populista.

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Per certi versi è vero: non è “bello” sfottere l’avversario perché ha studiato meno oppure non ha mai lavorato. La faccenda però va contestualizzata. Gli sfottò nei confronti deputato che prende appunti alla Camera sono l’esempio della mancanza di contatto del PD col mondo reale? Allora che dire di quei parlamentari (per tacere dei giornalisti) che per cinque anni hanno ripetuto la balla del “governo non eletto dal Popolo“? Alcuni di questi sono proprio del M5S, il partito di “quello che prende appunti” e che “almeno studia”. Sempre nello stesso partito (ma era successo anche all’IDV che era fondato da un magistrato) segnaliamo che nello Statuto dei gruppi parlamentari pentastellati è prevista una norma palesemente incostituzionale come quella della “multa” ai parlamentari espulsi o fuoriusciti. Tornano agli sfottò invece il ragionamento di Viotti non spiega come mai il M5S – che non ci è certo andato con mano leggera sulla Fedeli e la Lorenzin – pur sfottendo gli “ignoranti” degli altri sia riuscito a vincere le elezioni.

Costruire il consenso differenziandosi dagli altri

Evidentemente quindi quello degli sfottò è un falso problema. Perché dire che gli altri sono “analfabeti” (seppur con tutte le sfumature del caso) ha la stessa funzione di raccontare che i propri parlamentari sono i “più onesti”, oppure “i più competenti”, i “lavoratori”. Si tratta di un meccanismo che – il lettore attento sicuramente avrà osservato – viene adottato da tutti i partiti politici. Ogni gruppo sociale (e i partiti lo sono) punta a distinguere i propri appartenenti dagli altri. Questa forma di identificazione si può fare anche “in negativo” ovvero dicendo al proprio elettorato “noi non siamo come quelli che…”. Lo scopo è far notare che l’avversario è altro-da-te perché così si costruisce in negativo l’identità del proprio gruppo.

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Trivia: Salvini è stato fuori corso per 16 anni e non si è mai laureto

Beppe Grillo è un maestro di questa forma di costruzione del consenso ad esempio quando parla dei “competenti” che hanno portato allo sfascio il Paese. Oppure rivendicando con orgoglio la propria ignoranza (sbandierando magari teorie assurde e antiscientifiche) in modo da contrapporre in maniera tangibile per gli elettori la proposta politica a 5 Stelle a quella dei “professoroni della casta”. Per definire la propria identità in base all’assunto che si è diversi dall’altro è necessario affermare (e trovare esempi per affermarlo) che l’altro è stupido. E perché è stupido? Ad esempio perché si contraddice. E non si tratta di abdicare ai propri principi, perché appunto quelli stanno all’interno del gruppo che si va così a delimitare. L’incoerenza è sempre quella degli altri.

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Si tratta di una tattica alla quale fanno molto ricorso pagine come Sinistra, Cazzate e Libertà che da sempre fa ricorso a meme (come quello qui sopra) che esemplificano quelle che nella sostanza sono fallacie logico-argomentative come l’argomento dell’uomo di paglia, quello della generalizzazione indebita o dell’esempio non rappresentativo. Si tratta di argomenti retorici dei quali fanno ampio uso tutti i politici, sia di destra che di sinistra. Vi ricorre chi dice che “tutti gli immigrati sono delinquenti” quando commenta un singolo fatto di cronaca nera o chi dice “tutti i politici sono ladri” quando viene notificato un avviso di garanzia uno degli “altri” (salvo magari scoprirsi garantista quando sotto indagine ci finisce uno dei “loro”).

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Ci vuole però poco a ribaltare questa “logica” precaria e mostrarne i limiti. Ecco che una pagina che a sua volta sfotte Sinistra Cazzate e Libertà utilizza il meme College Liberal per esporre una “incoerenza” di Salvini. Di nuovo, chi ride, chi apprezza, chi mette “like” è dei nostri. Gli altri invece rosicano. Ma un conto è dilettarsi con gli sfottò un altro è rispondere punto su punto, argomentando. Ed è lì che le cose si fanno difficili, perché non basta più sghignazzare e neppure puntare il dito contro i “classisti” che se la prendono con un povero deputato che sta imparando i rudimenti del mestiere. Ah già, fare politica è una professione. Eppure da Berlusconi a Grillo passando per la Lega Nord quante fortune politiche sono state costruite sulla negazione di questo assunto così banale?